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CO2 carbonio clima

Ecco cosa manca per il collegamento dei mercati del carbonio di UE e Regno Unito

Il collegamento dei due sistemi non solo aumenterebbe la liquidità nel mercato del carbonio, ma contribuirebbe anche a evitare dazi doganali sulle importazioni di prodotti come acciaio e cemento provenienti da Paesi con normative meno rigorose sui gas serra

I colloqui tra il Regno Unito e l’Unione Europea sul collegamento dei rispettivi mercati del carbonio, nell’ambito di un riassetto post-Brexit, stanno mettendo in luce divergenze su questioni quali i permessi gratuiti e il tetto massimo alle emissioni britannico.

Come ricorda Bloomberg, Londra e Bruxelles intendono raggiungere un accordo sul collegamento dei loro programmi di scambio di quote di emissioni (cap-and-trade) in occasione del vertice che i rispettivi leader terranno entro fine anno. Il Regno Unito resta impegnato nei negoziati, anche se, secondo alcune fonti, non è ancora stata fissata una nuova data per l’incontro, rinviato da luglio.

Il collegamento dei due sistemi di scambio di quote di emissioni non solo aumenterebbe la liquidità nel mercato del carbonio, ma contribuirebbe anche a evitare dazi doganali sulle importazioni di prodotti come acciaio e cemento provenienti da Paesi con normative meno rigorose in materia di gas serra. Il governo britannico e la Commissione Europea non hanno rilasciato commenti.

LA QUESTIONE DEI PERMESSI PER LE EMISSIONI DI CARBONIO

Secondo alcune fonti, uno dei punti critici nei negoziati è la richiesta del Regno Unito di esenzioni dalle norme UE che regolano i permessi gratuiti per le emissioni di carbonio, a sostegno delle proprie aziende. L’UE non è disposta ad accettare, sostenendo che ciò minerebbe la parità di condizioni per i suoi produttori, che devono soddisfare rigidi requisiti di ammissibilità per poter accedere a un numero limitato di quote gratuite.

La questione è uno degli elementi più controversi nel dibattito sulla futura struttura del mercato del carbonio UE, in vista della proposta di riforma prevista per il 17 luglio.

IL MECCANISMO CBAM DELL’UNIONE EUROPEA

Bruxelles prevede di eliminare gradualmente le quote gratuite nel corso del prossimo decennio, implementando progressivamente il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), un prelievo sulle emissioni incorporato in alcune importazioni.

Sebbene la maggior parte delle quote ETS dell’Unione Europea venga venduta tramite aste governative, alcune aziende ricevono permessi gratuitamente per evitare che la produzione si sposti verso regioni con politiche climatiche meno rigorose. L’assegnazione di queste quote gratuite è determinata da parametri di riferimento specifici per settore, basati sulle prestazioni in termini di emissioni del 10% degli impianti più efficienti. Il Regno Unito ha detto di voler allineare la propria assegnazione gratuita ai parametri di riferimento dell’UE a partire dal 2028 e di eliminarla gradualmente per i settori coperti dal proprio CBAM.

IL TETTO MASSIMO DI EMISSIONI DI CARBONIO NEL REGNO UNITO

Un altro punto aperto nei negoziati sul collegamento tra emissioni e mercato europeo riguarda il calcolo del tetto massimo di emissioni del Regno Unito. Londra si è impegnata, in linea di massima, a ridurre il suo tetto massimo in linea con il percorso del Paese verso le zero emissioni nette entro il 2050. Tuttavia, non è ancora chiaro come si evolverà il mercato dopo il 2030, anno in cui terminerà la prima fase del sistema.

Nell’Unione Europea il tetto massimo è destinato a ridursi ogni anno, e il ritmo delle riduzioni dopo il 2030 sarà determinato nell’ambito della prossima riforma del mercato. Bruxelles vuole che sia il livello del tetto massimo britannico sia il suo tasso di riduzione siano sanciti dall’accordo di collegamento, per impedire a Londra di fare marcia indietro rispetto ai suoi attuali obiettivi climatici.

VINCOLARE IL TETTO DI EMISSIONI BRITANNICO A QUELLO UE

La proposta prevede di vincolare il tetto massimo di emissioni britannico a quello UE attraverso una formula fissa, con il tetto britannico fissato come una percentuale costante del tetto europeo. Non è ancora stato raggiunto un accordo sulla percentuale.

Le due parti devono inoltre ancora concordare i dettagli del processo decisionale. In quanto Paese non membro UE, il Regno Unito non avrebbe diritto di voto sulla futura struttura del mercato del carbonio europeo. Tuttavia, Londra desidera partecipare alle riunioni UE sull’attuazione di diverse norme, una richiesta che ha diviso i Paesi membri e che la Commissione Europea accetterebbe solo in alcuni casi.

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