I dati di fine anno per il 2025 confermano il decollo di Vaca Muerta: a dicembre l’Argentina ha raggiunto una produzione record di 861.380 barili al giorno, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente
In un contesto caratterizzato da frammentazione geopolitica e volatilità dei mercati, la formazione di scisti bituminosi argentina di Vaca Muerta è passata dall’essere una promessa a diventare una realtà da tenere in considerazione in ambito macroeconomico. Secondo l’Energy Information Administration (EIA) statunitense, il bacino contiene un volume recuperabile di 308 trilioni di piedi cubi di gas e 16 miliardi di barili di petrolio, di cui meno del 10% attualmente in fase di sviluppo.
Mentre le riserve di shale gas statunitensi si stanno progressivamente esaurendo, il bacino argentino si sta affermando come la soluzione ideale. L’Argentina non solo offre una geologia di livello mondiale, ma fornisce anche un petrolio leggero, dolce e a basse emissioni di carbonio (con emissioni di soli 15,8 kg di CO2 per barile di petrolio equivalente). Questo dato è in linea con le normative imposte dalle raffinerie occidentali.
DALLA DIPENDENZA ALL’ABBONDANZA ENERGETICA
Come ricorda El Periodico de la Energia, nel corso dell’ultimo decennio, lo sviluppo di Vaca Muerta è stato ostacolato da due problemi principali: infrastrutture di esportazione inadeguate e instabilità politica e macroeconomica che hanno compromesso la redditività dei capitali nella regione. Questa stagnazione ha intrappolato l’Argentina in un deficit energetico che ha raggiunto i 7 miliardi di dollari all’anno di spesa pubblica, riducendo così le riserve valutarie del paese.
Tuttavia, la maturazione della curva di apprendimento tecnico e, soprattutto, il cambiamento di politica e del ciclo economico hanno invertito la situazione. Il Paese sudamericano è passato da una dipendenza assoluta a prevedere un surplus commerciale nel settore energetico superiore a 10 miliardi di dollari entro la fine del 2026. Gli idrocarburi hanno cessato di essere un settore residuale e sono diventati il principale strumento di stabilizzazione finanziaria dello Stato.
VACA MUERTA: EFFICIENZA E RECORD DI PRODUZIONE
I dati di fine anno per il 2025 confermano il decollo di Vaca Muerta. A dicembre l’Argentina ha raggiunto una produzione record di 861.380 barili al giorno, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente.
Gli idrocarburi non convenzionali sono predominanti: il petrolio di scisto è il principale protagonista, rappresentando il 69% della produzione petrolifera argentina, mentre il gas di scisto costituisce il 65% del mix di gas.
Gran parte di questa ripresa della crescita è dovuta all’efficienza dei costi operativi. Le spese sono crollate tra il 40% e il 50% dal 2017, portando il prezzo di pareggio a circa 36 dollari al barile. Si tratta di una soglia molto competitiva, considerando i paesi produttori limitrofi come il Brasile (40 dollari) o la Colombia (45 dollari).
Per quanto riguarda il GNL, l’investimento a Vaca Muerta si sta dimostrando un investimento valido. Ad esempio, la conferma della decisione finale di investimento da parte del consorzio Southern Energy comporterà un’iniezione di oltre 15 miliardi di dollari in un periodo di 20 anni.
Inoltre, l’impiego di due unità galleggianti di liquefazione (FLNG) consentirà all’Argentina di raddoppiare la propria capacità operativa, portandola a 6 milioni di tonnellate all’anno, ampliando la propria rete di trasporto marittimo e riducendo la dipendenza dai gasdotti terrestri.
VACA MUERTA PASSA DALLE MAJOR ALLE COMPAGNIE INDIPENDENTI
Attualmente, Vaca Muerta sta attraversando una profonda riorganizzazione aziendale, che rispecchia in parte quanto accaduto nel Bacino Permiano. Stiamo assistendo al graduale abbandono di grandi multinazionali come Petronas, ExxonMobil e Shell, che stanno cedendo asset per un valore di miliardi di dollari.
Lungi dall’essere motivo di allarme, questa riduzione delle attività riflette la necessità di queste società di semplificare i propri portafogli e dare priorità ai flussi di cassa immediati. Questa rotazione ha aperto le porte a operatori più piccoli e indipendenti nella regione. Vista Energy ha concretizzato questa mossa acquisendo il 50% del blocco La Amarga Chica da Petronas per 1,5 miliardi di dollari, prendendo il controllo di un asset che produce 56.000 barili di petrolio equivalente al giorno.
Altre società, come Phoenix Global Resources, prevedono di investire fino a 2 miliardi di dollari. La conferma definitiva di questo modello è arrivata all’inizio del 2026, quando Doug Lawler, CEO della statunitense Continental Resources, ha descritto Vaca Muerta come “il secondo Bacino Permiano”.
UN CRESCITA ELEVATA, MA CON DELLE SFIDE
La sfida più grande della regione, l’instabilità politica, viene mitigata dal Regime di Incentivazione per i Grandi Investimenti (RIGI). Ampliato all’inizio del 2026 per includere il petrolio di scisto, il programma garantisce 30 anni di stabilità fiscale, valutaria e doganale.
Inoltre, la posizione della compagnia petrolifera statale YPF conferma questo sostegno istituzionale: sotto la guida di Horacio Marín, l’azienda si è impegnata a stanziare 3,5 miliardi di dollari all’anno in spese in conto capitale, garantendo la propria redditività anche in scenari pessimistici (come il petrolio a 55 dollari al barile).
Le infrastrutture, un ostacolo noto nella regione, presto potrebbero smettere di essere un problema: la costruzione dell’oleodotto Vaca Muerta Sur (con una capacità di 550.000 barili al giorno) verso la costa atlantica e l’espansione della rete Oldelval stanno snellendo il flusso fisico di greggio. Per quanto riguarda il gas, la costruzione del Gasdotto del Nord ha facilitato l’integrazione e l’avvio delle esportazioni di gas di scisto verso il Brasile, grazie all’infrastruttura di gasdotti già esistente in Bolivia.
OBIETTIVO: UN MILIONE DI BARILI AL GIORNO
Il settore ha definito il 2026 come la fase finale della transizione di Vaca Muerta. Il completamento delle infrastrutture di trasporto consentirà un aumento significativo dei volumi di esportazione a partire dal 2027.
Grazie a una geologia estremamente favorevole, a un ecosistema dinamico di operatori e alla domanda occidentale desiderosa di approvvigionamenti al di fuori delle tradizionali zone di conflitto, l’Argentina sta compiendo progressi costanti verso l’obiettivo di superare un milione di barili al giorno entro il 2030, conquistandosi un posto di rilievo nell’emergente mappa energetica globale.


