Skip to content
elettrico

Ecco perché la Germania mette il turbo sull’elettrico mentre l’Italia ha il freno tirato

La Germania scatena una vera corsa all’auto elettrica grazie a un superbonus da 3 miliardi di euro. L’Italia cresce, ma il confronto con Berlino è impietoso. Ecco perché

Sempre più automobilisti europei sono pronti a provare l’elettrico, ma solo se i governi offrono certezze economiche e regole stabili. È quanto emerge dagli ultimi dati sulle vendite di Ev in Ue. Una vera e propria tempesta elettrica ha colpito le concessionarie tedesche, mentre l’Italia arranca ancora e i dati sono “gonfiati”.

BOOM ELETTRICO IN GERMANIA

La transizione elettrica dell’Ue preme sull’acceleratore. Nei primi mesi del 2026 le concessionarie europee hanno dovuto fronteggiare un boom di richieste, spinte da programmi di incentivi statali così aggressivi da aver convinto anche i più scettici a dire addio alla vecchia pompa di benzina. Un trend che ha investito con particolare forza la Germania. Il Paese ha vissuto un inizio d’anno storico. Dopo il crollo delle vendite registrato tra il 2024 e il 2025 a causa della brusca interruzione dei vecchi incentivi, il Paese ha vissuto un inizio d’anno storico grazie al nuovo superbonus.

Una strategia che ha messo nuovamente la Germania sulla giusta rotta per raggiungere il traguardo di 15 milioni di auto elettriche entro il 2030. Nel primo trimestre del 2026, un numero record di automobilisti tedeschi è passato alle Ev. Solo a marzo, le immatricolazioni di auto a batteria (BEV) sono volate a quota 71.000 unità, +66% rispetto all’anno precedente. Nello stesso mese, l’elettrico ha superato il benzina a marzo.

IL SUPERBONUS ELETTRICO TEDESCO

Un risultato raggiunto grazie alla strategia messa in campo dal governo tedesco: un superbonus calibrato sulla situazione economica e familiare dei cittadini. Un incentivo finanziato con un budget monstre da 3 miliardi di euro, che rimarranno sul piatto fino al 2029.

Il nuovo piano tedesco prevede fino a 6.000 € di sconto diretto per le famiglie a basso reddito e con figli. Per il ceto medio, invece, l’incentivo scende a 3.000-4.000 €. Il programma di incentivazione delle Ev prevede anche un bonus retroattivo per tutte le auto registrate a partire dal 1° gennaio 2026 (con portale ufficiale di richiesta aperto a maggio).

IL RITARDO DELL’ITALIA

Mentre la Germania viaggia a colpi di miliardi strutturali, l’Italia arranca. I dati aggiornati al primo quadrimestre del 2026 mostrano un mercato italiano in salute, che cresce per il decimo mese consecutivo. A fine aprile 2026 si contano 50.924 auto elettriche immatricolate da inizio anno (+71,9% rispetto allo stesso periodo del 2025), portando il parco circolante elettrico totale a quota 409.277 vetture. La quota di mercato delle auto a batteria è salita al 7,9% (rispetto al 5,1% dell’anno precedente).

Tuttavia, se confrontiamo i dati nazionali e quelli tedeschi, il divario tra la locomotiva tedesca e il sistema Italia appare evidente. Basti pensare che in Germania sono state immatricolate 71.000 unità in un solo mese, contro le 51.000 vetture elettriche in quattro mesi dell’Italia. Inoltre, in Germania e nel resto d’Europa il canale del noleggio e delle flotte aziendali gode di forti sgravi fiscali continui. In Italia, invece, le aziende soffrono ancora di una fiscalità penalizzante, privando il settore del suo motore più potente.

Alle evidenti differenze sulle immatricolazioni si aggiunge un trucco burocratico nascosto. Gli analisti di Motus-E e Anfia confermano infatti che i numeri dei primi tre mesi del 2026 non sono frutto di una nuova ondata di acquisti, ma rappresentano quasi interamente le consegne delle auto acquistate con il vecchio “click day” degli incentivi di ottobre, esauriti in meno di 24 ore.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su