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Stellantis

Ecco perché la produzione di Stellantis ha toccato il punto più basso dal 1955

La produzione Stellantis in Italia precipita, trascinando al ribasso l’intero settore automotive tra crisi dei consumi, incertezze sugli incentivi e transizione energetica a singhiozzo

Stellantis torna indietro di settant’anni. La produzione del gruppo in Italia è scesa ai volumi del 1955. Un dato che pesa come un macigno sull’industria automobilistica nazionale, in calo del 2,12% rispetto al 2024. I numeri pubblicati dal MIT fotografano un settore ancora sotto pressione, stretto tra inflazione, potere d’acquisto ridotto, incertezze sugli incentivi e una transizione energetica che procede a velocità irregolare. Il 2026 Per Stellantis, il 2026 sarà il banco di prova della strategia industriale ed energetica: riuscire a rendere l’elettrico accessibile senza perdere terreno nei segmenti chiave.

LA PRODUZIONE DI STELLANTIS FA MARCIA INDIETRO

La produzione complessiva di auto di Stellantis si è fermata a 213.706 unità, con un crollo del 24,5% rispetto al 2024, secondo i dati diffusi questa mattina a Torino nel corso della conferenza stampa nazionale della Fim Cisl. Male anche i veicoli commerciali, scesi a quota 166 mila pezzi (-13,5%). Le performance di Stellantis sono l’emblema della crisi del sistema italiano. Dai dati diffusi dal Mimit emerge che il gruppo guidato da Carlos Tavares ha chiuso dicembre con oltre 23mila immatricolazioni, in calo del 5,6% rispetto alle circa 24,5mila unità dello stesso mese del 2024. Una flessione che pesa più del dato medio di mercato e che si traduce in una quota ferma al 21,48%.

I marchi del gruppo – da Fiat a Peugeot, da Citroën a Opel, passando per Jeep, Alfa Romeo e Maserati – si muovono in un contesto in cui il cliente è sempre più incerto su cosa comprare e quando farlo. Numeri che certificano un ridimensionamento profondo, secondo i sindacati. Un piccolo segnale di recupero arriva dai veicoli commerciali, che nell’ultimo trimestre del 2025 hanno recuperato circa dieci punti percentuali. Un rimbalzo insufficiente, però, a compensare un anno complessivamente negativo.

PERCHE’ LA PRODUZIONE DI STELLANTIS CROLLA

I numeri raccontano un 2025 nero per gli stabilimenti italiani del gruppo, tornati ai livelli produttivi del 1955. Infatti, quasi tutte le fabbriche segnano perdite a doppia cifra: si va dal -13,5% di Atessa al pesantissimo -47,2% di Melfi.

In un quadro dominato dal segno meno, solamente la fabbrica di Mirafiori rappresenta l’eccezione. Lo storico stabilimento torinese registra un +16,5% rispetto al 2024, grazie soprattutto all’avvio produttivo, nell’ultimo trimestre, della 500 ibrida. Positivi anche gli effetti della nuova Jeep Compass a Melfi, che hanno consentito di limitare una caduta che nei primi nove mesi dell’anno aveva raggiunto il -33% per le auto.

IL NODO ELETTRICO

La perdita di slancio di Stellantis è un campanello d’allarme non solo per il gruppo, ma per l’intera filiera nazionale. Meno vendite significano meno volumi, meno margini e, a cascata, più pressioni su produzione, occupazione e investimenti. Inoltre, il rallentamento del gruppo si inserisce in una dinamica più ampia che riguarda la transizione energetica dell’auto. Le vetture elettriche e ibride crescono, ma non abbastanza da compensare il calo dei motori tradizionali. I listini restano elevati, soprattutto per l’elettrico, mentre il quadro degli incentivi continua a essere intermittente e poco prevedibile.

Stellantis si trova davanti a un duplice problema. Da un lato deve spingere sull’elettrificazione per rispettare le scadenze europee. Dall’altro, deve confrontarsi con un mercato italiano che resta sensibile al prezzo e ancora legato ai modelli a combustione, in particolare nel segmento utilitarie, storicamente presidiate da Fiat. La conseguenza è una fase di stallo: l’offerta c’è, ma la domanda non risponde con la stessa intensità.

L’APPELLO DEI SINDACATI

La fotografia del 2025 impone una svolta immediata, secondo il segretario generale Fim Cisl, Ferdinando Uliano. “In meno di due anni le produzioni si sono dimezzate rispetto al 2023, quando si attestavano a 751.384 veicoli. È necessario anticipare i tempi del nuovo piano industriale. Servono investimenti e modelli”. Un messaggio diretto al gruppo, chiamato a chiarire strategie e tempi in una fase di transizione complessa tra elettrico, ibrido e mercato in rallentamento.

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