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Venezuela

Ecco perché in due giorni in Venezuela si deciderà il futuro dell’energia

L’attacco Usa e la caduta di Maduro potrebbero riscrivere la geopolitica dell’energia, rafforzare il petrodollaro e aprire una nuova fase dello scontro globale tra Washington, Pechino e Teheran

L’attacco Usa al Venezuela potrebbe innescare una reazione a catena che rimescolerà le carte della geopolitica dell’energia e rafforzerà il petrodollaro. La vicepresidente Delcy Rodríguez ha assunto la presidenza ad interim del Paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo (e solo sesto per traffici di droga verso gli Usa), in attesa delle elezioni. Intanto, Trump ha già annunciato l’arrivo “delle nostre compagnie petrolifere, faranno soldi per il Venezuela”. Darà forma al futuro del controllo energetico, ai limiti del potere americano e alla direzione del confronto geopolitico ben oltre Caracas.

RODRIGUEZ ATTACCA GLI USA: “VERO OBIETTIVO IL PETROLIO DEL VENEZUELA”

La Corte Suprema del Venezuela ha conferito alla vicepresidente Delcy Rodríguez la presidenza ad interim del Venezuela. Il nuovo leader ha puntato il dito contro gli Usa, accusati di puntare alle risorse del Paese. “Questo cambio di regime permetterebbe anche l’appropriazione delle nostre risorse energetiche, minerarie e naturali. Questo è il vero obiettivo, e il mondo e la comunità internazionale devono saperlo”, ha dichiarato.

Infatti, il Venezuela è una vera e propria gallina dalle uova d’oro nero. Il Paese detiene le maggiori riserve petrolifere al mondo, ben 303 miliardi di barili (18% delle riserve mondiali di oro nero, cinque volte di più rispetto agli Stati Uniti. Riserve che fanno gola a Cina e Stati Uniti, che hanno già provato ad accaparrarsi il petrolio venezuelano tagliando fuori il Paese dai mercati con sanzioni. Una decisione che ha avuto due effetti principali. Il primo è che la produzione di petrolio di Caracas è crollata, facendo calare anche l’export. Le sanzioni, però, hanno anche spinto il Venezuela verso la Cina, che importa quasi l’80% del greggio prodotto dal Paese sudamericano. Gli Usa potrebbero aver trovato una strada alternativa deponendo il presidente Maduro.

I BENEFICI DEL PETROLIO VENEZUELANO

Il controllo del petrolio del Venezuela rafforzerebbe la capacità degli Stati Uniti’ di modellare i flussi e i prezzi globali del petrolio, rafforzando il ruolo centrale del dollaro nei mercati energetici e contribuendo a preservare il sistema del petrodollaro.

“Se gli Stati Uniti riusciranno a imporre il controllo sul Venezuela e, per estensione, sulle più grandi riserve petrolifere accertate del mondo, ciò segnerà un importante cambiamento nel potere globale. Una mossa del genere non riguarderebbe il ripristino della democrazia o la tutela dei diritti umani, ma la riaffermazione del predominio strategico sull’energia, sulle rotte commerciali e sugli allineamenti regionali”, scrive Ibrahim Majed, giornalista iraniano esperto di geopolitica su X.

GLI USA: VOGLIAMO GARANTIRE ACCESSO A ULTERIORI RICCHEZZE E RISORSE

Nel frattempo, Maduro non è ancora stato dichiarato permanentemente incapace, passo necessario per indire le elezioni anticipate entro 30 giorni. Intanto, gli Usa monitoreranno la situazione. In un’intervista alla CBS News il Segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, ha sottolineato che gli Stati Uniti controlleranno “cosa accadrà” dopo la deposizione di Nicolás Maduro, ma in seguito il destino del Paese “sarà nelle mani dei venezuelani”, aggiungendo che “attraverso un’azione strategica, possiamo garantire l’accesso a ulteriori ricchezze e risorse, consentendo al Paese di sbloccarle senza dover versare sangue americano”.

L’IRAN SARA’ IL SECONDO BERSAGLIO DI TRUMP?

Se Trump riuscisse a mettere le mani sul petrolio venezuelano, l’Iran potrebbe diventare il secondo bersaglio di Washington. Il greggio del Venezuela ridurrebbe la vulnerabilità degli Stati Uniti alle interruzioni energetiche nel Golfo e fornirebbe un cuscinetto contro gli shock di approvvigionamento in caso di scontro con l’Iran. Le scorte del Venezuela potrebbero rappresentare una sicurezza in caso di distruzione o chiusura delle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico durante una guerra. “Questo ridurrebbe il costo economico dell’escalation e renderebbe la pressione militare contro l’Iran più gestibile politicamente ed economicamente”, sottolinea Majed.

LA REAZIONE DELLA CINA ALL’ATTACCO AL VENEZUELA

L’80/90% delle esportazioni di petrolio del Venezuela finiscono in Cina. Inoltre, Pechino ha recentemente firmato un nuovo contratto ventennale per costruire nuovi pozzi nel Paese. Per ora, il Dragone ha espresso una ferma condanna nei confronti dell’attacco Usa al Venezuela, definito in una nota del Ministero degli esteri “una evidente violazione del diritto internazionale. Infatti, la Cina ha chiesto agli Stati Uniti di liberare immediatamente il presidente venezuelano Nicolas Maduro “e di smettere di rovesciare il governo del Venezuela”.

Difficilmente Pechino si limiterà alle parole. Infatti, il Venezuela non è solo il primo bacino petrolifero al mondo. Il sottosuolo del Paese è ricco anche di coltan, detto anche Blue Gold, un minerale che contiene tantalio e niobio, materie prime critiche essenziali per l’elettronica, ma anche cobalto, bauxite e litio. Minerali che fanno gola a Pechino, che già controlla tra il 60 e il 95% della capacità di lavorazione di gran parte dei minerali critici e non si lascerà facilmente scappare dalle mani il controllo della filiera di estrazione ed elaborazione dei minerali in Venezuela. In questo scenario, l’attacco statunitense rischia di diventare un precedente strategico che dimostra che la pressione economica, l’ingegneria politica e la forza possono essere utilizzate per rovesciare gli stati sovrani e cambiare gli equilibri di potere globali.

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