Scenari

I piani dell’Egitto per l’autosufficienza petrolifera

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L’Egitto punta all’autosufficienza e potenzia la sua capacità di raffinazione con nuovi impianti. Cresce anche la produzione di petrolio e gas

Il portavoce del ministero del Petrolio dell’Egitto ha detto al giornale online Middle East Eye che il governo ha elaborato un piano per il raggiungimento dell’autosufficienza nella produzione di benzina e gasolio. “Stiamo accelerando il passo in modo da raggiungere questo obiettivo strategico”, ha dichiarato Hamdi Abdel Aziz.

STOP ALLE IMPORTAZIONI ENTRO IL 2035

Nei piani delle autorità egiziane, entro il 2023 l’Egitto sospenderà le importazioni petrolifere. Grazie anche ad una nuova raffineria che dovrebbe soddisfare il fabbisogno di carburante della porzione meridionale del paese ed eliminare la necessità di trasportarvi il petrolio lavorato nelle raffinerie del Cairo, di Alessandria e di Suez. La struttura, situata nel governatorato meridionale di Asyut, produrrà 800mila tonnellate di benzina Premium all’anno; l’investimento è stato a 450 milioni di dollari.

È dal 2016 che l’Egitto persegue l’obiettivo di ridurre le importazioni di prodotti petroliferi, anche per ridurre il peso sul bilancio statale: in quell’anno ne ha acquistati per 10 milioni di tonnellate ad un costo di 4,5 miliardi di dollari; nel 2020 le importazioni sono scese a 3,5 milioni di tonnellate, pari a 1,5 miliardi.

Dal 2016 l’Egitto ha investito oltre 7 miliardi di dollari per potenziare la capacità di raffinazione delle proprie raffinerie. L’impianto di Asyut è uno dei tre principali progetti che sono stati sviluppati negli ultimi quattro anni.

Lo scorso settembre il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha inaugurato una grande raffineria al Cairo: una struttura – costata 3,4 miliardi di dollari – che dovrebbe produrre 4,7 milioni di tonnellate di benzina, gasolio e jet fuel all’anno. Secondo il ministro del Petrolio, permetterà all’Egitto di aumentare del 30 per cento la propria produzione di gasolio e del 15 per cento quella di benzina.

Ramadan Abul Ela, analista del settore oil & gas, ha detto a Middle East Eye che le nuove raffinerie permetteranno di risparmiare valuta straniera.

GLI ACCORDI DI ESPLORAZIONE PETROLIFERA

Oltre al potenziamento della capacità di raffinazione domestica, l’Egitto sta anche cercando di attirare le compagnie petrolifere straniere, affinché investano nell’esplorazione petrolifera sul suo territorio.

Da marzo ad ottobre dell’anno scorso – ricostruisce Middle East Eye – il ministero del Petrolio egiziano ha firmato quattordici accordi di esplorazione con società straniere. Attualmente nel paese sono attive nell’esplorazione circa 60 società internazionali in oltre 164 concessioni.

Nel 2019 la produzione petrolifera dell’Egitto è arrivata a 650mila barili, un aumento del 7 percento rispetto all’anno prima.

GLI OBIETTIVI SUL GAS NATURALE

L’Egitto ha inoltre intenzione di accrescere la produzione domestica di gas naturale, anche per ridurre la dipendenza dal petrolio. Al momento l’output giornaliero è di 7,2 miliardi di piedi cubici, sufficiente a soddisfare il consumo quotidiano della popolazione (5,7 miliardi di piedi cubici) e ad esportarne una quota.

L’Egitto ha beneficiato particolarmente della scoperta – nel 2015, da parte di Eni – del grande giacimento di Zohr, che attualmente produce circa 3 miliardi di piedi cubici di gas al giorno. L’output proveniente da Zohr ha contribuito alla sospensione delle importazioni di gas per il consumo interno, nel 2018.

Nei piani del governo egiziano c’è anche la riconversione al gas naturale del parco auto nazionale.