Il vicesegretario di Azione Ettore Rosato presenta un’interrogazione parlamentare al Mase e avverte: dal 2027 a rischio metà del gas importato da Algeria e USA. La Commissione Europea propone la sospensione delle sanzioni dopo le pressioni internazionali.
L’Italia rischia una crisi negli approvvigionamenti energetici a causa delle nuove norme europee sulle emissioni di metano, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2027. Ettore Rosato, vicesegretario di Azione e segretario del Copasir, ha lanciato l’allarme attraverso un’interrogazione parlamentare, evidenziando come i principali fornitori di gas e petrolio del Paese non siano attualmente in grado di soddisfare i rigorosi criteri di monitoraggio imposti da Bruxelles.
Nonostante la Commissione Europea abbia recentemente suggerito un ammorbidimento delle sanzioni per evitare interruzioni nelle forniture, il mondo dell’industria e la politica italiana chiedono una revisione strutturale del regolamento per tutelare la sicurezza energetica nazionale in un momento di forte incertezza globale.
IL RISCHIO DI BLACKOUT ENERGETICO PER L’ITALIA
Secondo Rosato, il problema non è teorico ma imminente. Dal 2027, chi importa idrocarburi nell’Unione Europea dovrà certificare che i processi di estrazione seguano standard di misurazione delle emissioni equivalenti a quelli europei. “Oggi metà delle forniture italiane non è in condizione di farlo: i nostri approvvigionamenti sono a rischio, e riguarda i contratti che le imprese stanno negoziando in queste settimane”, ha avvertito.
I numeri descrivono una dipendenza critica: nel primo semestre del 2024, l’Italia ha importato il 34,7% del gas dall’Algeria, il 14,8% dall’Azerbaigian e il 31,7% sotto forma di gas liquefatto (GNL) da Stati Uniti, Qatar e Algeria. Si tratta degli stessi partner che hanno permesso di sostituire il gas russo. La situazione è ancora più delicata per il petrolio, dato che l’Italia lavora 87 milioni di tonnellate di greggio l’anno, quasi interamente importato. Per Rosato, “nessun Paese europeo è esposto quanto il nostro”.
LA STRATEGIA DELLA COMMISSIONE EUROPEA TRA AMBIENTE E SICUREZZA
In risposta alle crescenti preoccupazioni, la Commissione Europea ha pubblicato il 20 luglio scorso due raccomandazioni volte a chiarire l’attuazione delle norme. Il Commissario europeo per l’Energia, Dan Jørgensen, ha spiegato che l’obiettivo è ridurre le emissioni in modo “pragmatico ed economicamente vantaggioso”. L
a Commissione riconosce che, in un clima di tensioni sui mercati energetici e conflitti in Medio Oriente, la sicurezza dell’approvvigionamento non può essere compromessa. Per questo motivo, Bruxelles ha offerto soluzioni di conformità semplificate, come la “certificazione” e il sistema “traccia e dichiarazione”, per facilitare il compito degli importatori senza richiedere la tracciabilità fisica delle singole molecole. Tuttavia, come sottolineato dalla Commissione, queste misure servono a dare “certezza e chiarezza” in un quadro di incertezza globale, ma non cancellano gli obblighi normativi.
PRESSIONI INTERNAZIONALI E IL RUOLO DEGLI STATI UNITI
L’orientamento più morbido di Bruxelles non è passato inosservato alla stampa internazionale. Il Wall Street Journal del 26 luglio ha rivelato che l’Unione Europea ha deciso di “ammorbidire” le norme dopo intense pressioni provenienti dall’amministrazione Trump e da Paesi esportatori come Qatar, Algeria e Nigeria. In una lettera congiunta, i ministri dell’energia di questi paesi hanno dichiarato di non vedere “alcuna strada percorribile per l’ottemperanza” alle regole attuali.
Di conseguenza, la Commissione ha raccomandato agli Stati membri di sospendere le sanzioni pecuniarie — che possono raggiungere il 20% del fatturato annuo di un’azienda — per il triennio 2027-2029. Nonostante questo rinvio, i funzionari europei hanno precisato che la conformità resta richiesta e che le penali saranno comunque applicabili in caso di frode deliberata. Gruppi industriali come l’International Association of Oil & Gas Producers, che include giganti come Exxon Mobil e Chevron, ritengono tuttavia che queste modifiche siano ancora insufficienti.
LE CARENZE TECNICHE E AMMINISTRATIVE DEL SISTEMA ITALIA
Oltre al fronte internazionale, l’Italia deve affrontare criticità interne nella gestione del regolamento. Rosato ha evidenziato che il Paese si trova attualmente in procedura di infrazione poiché non ha ancora nominato l’autorità nazionale competente. “Stiamo chiedendo alle imprese di essere in regola con criteri che nessuno ha scritto, davanti a un’autorità che non è stata nominata”, ha incalzato il segretario del Copasir.
Rosato ha chiarito di non contestare l’obiettivo ambientale, definendo la riduzione delle perdite di metano “una delle cose più utili che si possano fare per il clima”, ma ha criticato l’ordine delle priorità: secondo l’esponente di Azione, servirebbero prima gli strumenti di misura e poi gli obblighi. La richiesta al Governo è dunque quella di sfruttare la riunione informale dei ministri dell’energia europei del 28 e 29 settembre per chiedere una modifica formale del regolamento, visto che con l’approssimarsi dell’inverno “quello che vale è il regolamento, non la raccomandazione”.

