L’amministratore delegato Flavio Cattaneo rassicura gli investitori: le misure su ETS e IRAP non stravolgono la strategia 2026-2028. Per il CFO De Angelis l’utile netto subirà una flessione media di 150 milioni l’anno.
Il Gruppo Enel ha ufficialmente integrato le ripercussioni del recente Decreto Energia e delle nuove direttive europee all’interno della propria pianificazione finanziaria per il prossimo triennio. Durante la presentazione del Piano Strategico 2026-2028 alla comunità finanziaria , i vertici dell’azienda hanno chiarito che, nonostante le complessità introdotte dal provvedimento governativo — che include l’aumento dell’aliquota IRAP e la revisione del sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 (ETS) — la solidità industriale del Gruppo rimane garantita. La linea espressa dal management è improntata al pragmatismo: il mercato aveva già parzialmente anticipato queste variazioni, permettendo alla società di presentarsi all’appuntamento con gli analisti con una strategia già corretta e pronta a rispondere ai mutamenti regolatori.
Secondo Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel, e dal Chief Financial Officer Stefano De Angelis, la gestione del rischio è stata la priorità dei mesi scorsi per evitare che le novità legislative potessero cogliere impreparata la multinazionale dell’energia.
STRATEGIA DI COMPENSAZIONE E ANALISI DEI COSTI
Il cuore della reazione di Enel si fonda su una capacità di previsione che ha preceduto l’ufficialità del decreto. “Tutti gli impatti del decreto sono stati già messi in conto”, ha affermato Cattaneo, rassicurando gli osservatori sulla tenuta del business plan. Nello specifico, la società ha stimato un impatto lordo potenziale vicino ai 2 miliardi di euro. Tuttavia, attraverso l’introduzione di una serie di contromisure interne studiate per mitigare il colpo, la cifra netta cumulativa scende a circa 1,8 miliardi di euro. Stefano De Angelis ha spiegato come il mercato avesse già metabolizzato i cambiamenti prevedibili, nonostante le oggettive difficoltà incontrate nella stesura di quello che inizialmente doveva essere un “piano meraviglioso” e che ha dovuto scontrarsi con la realtà del Decreto Bollette.
DETTAGLI FINANZIARI SULL’UTILE NETTO
Entrando nel dettaglio dei conti, le ripercussioni sul bilancio ordinario sono state identificate con estrema precisione. Come sottolineato dal CFO De Angelis, l’impatto atteso sull’utile netto si attesterà intorno ai 150 milioni di euro per anno. Tuttavia, la curva del danno finanziario non sarà lineare: il momento di massima pressione è previsto per il 2028, con una contrazione che potrebbe toccare i 300 milioni di euro.
“Si tratta dell’anno peggiore”, ha precisato il dirigente, evidenziando però un elemento di compensazione strutturale: proprio nel 2028 verrà meno l’effetto dell’aumento dell’IRAP, la cui scadenza è fissata per il 2027. Questo sfasamento temporale permetterà alla società di gestire il picco dei costi con una pressione fiscale leggermente alleggerita.
IL QUADRO EUROPEO E LA REVISIONE DELL’ETS
Parallelamente alle dinamiche nazionali, Enel guarda con estrema attenzione a Bruxelles. Il sistema ETS, pilastro europeo per la riduzione dell’inquinamento industriale tramite lo scambio di quote, è infatti destinato a una profonda revisione che non riguarda soltanto l’Italia. Stefano De Angelis ha riferito di una chiara intenzione a livello comunitario di ricalibrare il meccanismo verso un livello più basso di onerosità.
Questo scenario internazionale, se confermato, potrebbe ulteriormente favorire la stabilità dei conti del Gruppo, riducendo l’incertezza sui costi derivanti dalle emissioni di anidride carbonica. La trasparenza di Enel nel Capital Markets Day sembra dunque aver convinto la platea di analisti, puntando sulla capacità di una delle principali utility mondiali di assorbire shock regolatori attraverso una gestione finanziaria flessibile e una visione di lungo periodo già rodata.

