Scenari

Rallentano gli investimenti in energia pulita nel 2018

rinnovabili

Ma a guidare la “rivoluzione energetica” sono proprio le industrie del petrolio e del gas che stanno disegnando un futuro a basse emissioni di gas serra

Gli investimenti in progetti globali di energia pulita sono stati pari a 76,7 miliardi di dollari nel secondo trimestre di quest’anno, con un incremento dell’8% rispetto all’anno precedente. Ciò ha portato il totale del 2018 a 137,8 miliardi di dollari, in calo dell’1,1% rispetto all’anno precedente e il più basso degli ultimi quattro anni. Per raggiungere i 300 miliardi di dollari, come è accaduto dal 2014 al 2017, occorrerebbe ora effettuare il più grande investimento dal secondo semestre dal 2015, secondo i dati del rapporto Bloomberg NEF Clean Energy Investment Trends.

LE SOCIETÀ PETROLIFERE E DEL GAS GUIDANO LA RIVOLUZIONE ENERGETICA

Eppure, nonostante un rallentamento degli investimenti nel settore delle energie pulite, a guidare la rivoluzione energetica verso un futuro a basse emissioni di Co2 sono proprio le società petrolifere e del gas. E a evidenziare questo cambio di rotta epocale è John Browne, attualmente presidente di L1Energy ma ex numero uno di una delle più grandi aziende di idrocarburi del mondo, la Bp.

BROWNE: SONO STATO IL PRIMO LEADER DI UN’IMPORTANTE COMPAGNIA PETROLIFERA A RICONOSCERE CHE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO ERA UN PROBLEMA

“Per quanto riguarda il cambiamento climatico, sono sempre stato un sostenitore non di soluzioni irrealistiche come l’eliminazione degli idrocarburi, ma del potere dell’azione. Nel 1997, in qualità di amministratore delegato di BP, sono stato il primo leader di un’importante compagnia petrolifera a riconoscere che il cambiamento climatico era un problema e che l’industria aveva la responsabilità di riconoscerlo e affrontarlo. Il capo dell’American Petroleum Institute affermò allora che avevo ‘abbandonato la chiesa’, Ventuno anni dopo, son tornato in chiesa in un modo diverso, insieme a un gruppo di illustri dirigenti d’azienda. Il mese scorso, Papa Francesco ha ospitato i direttori generali di molte delle più grandi società petrolifere e del gas, investitori che supervisionavano quasi 10.000 miliardi di dollari di capitale e molti dei principali pensatori e politici del settore energetico. Ci siamo riuniti per discutere su come ridurre le emissioni di anidride carbonica e metano. E’ la prima volta che, nel corso dei miei 50 anni di carriera nel settore dell’energia, si svolge un incontro del genere. La discussione è stata caratterizzata dall’umiltà e dall’ottimismo pragmatico”.

CHI PARLA DI FINE DEGLI IDROCARBURI SI SBAGLIA

Browne riconosce, tuttavia, che non tutti condividono questa visione brillante. “Due gestori di investimenti hanno recentemente affermato sul Financial Times che la fine dell’era del petrolio è imminente. Hanno esortato le società petrolifere e del gas a impegnarsi a liquidarsi quando sarà il momento, e a restituire il denaro agli investitori, che sono più qualificati per decidere cosa fare in futuro”. Ma “allo stato attuale, si sbagliano – precisa il manager –. In settori quali l’aviazione, il trasporto marittimo e il trasporto commerciale pesante, non esistono alternative valide al petrolio. Il gas naturale ha una lunga durata di vita, in quanto sostituisce il carbone nel settore dell’energia elettrica e fornisce un affidabile complemento all’intermittenza delle energie rinnovabili. Sulla base delle tendenze attuali, IHS Markit prevede che la domanda totale di petrolio e gas aumenterà del 30% entro il 2040. Il consumo di energia rinnovabile dovrebbe triplicare, ma a partire da una base più bassa: entro il 2040, rappresenterà solo il 6 per cento del mix energetico, all’incirca lo stesso dell’energia nucleare di oggi”.

MAJOR PETROLIFERE POSSONO ESSERE DRIVER DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA

Secondo l’ex manager della Bp, inoltre, è prematuro ridurre la capacità di adattamento delle attuali compagnie petrolifere e del gas. “Quando ho assunto la carica di CEO di BP nel 1995, il settore non investiva quasi nulla nelle rinnovabili. Oggi, le supermajor stanziano più di 4 miliardi di dollari all’anno per l’energia a basso o nullo tenore di carbonio. Questi giganti hanno le risorse per assumere grandi impegni di capitale e, in molti casi, competenze che possono essere adattate e ridistribuite per fornire soluzioni energetiche su vasta scala” trasformandosi, quindi “anche in driver della transizione energetica”.

PER ACCELERARE LA TRANSIZIONE SERVE PREZZO GLOBALE DELLA CO2 SOTTO FORMA DI UNA TASSA SUI CONSUMI

emissioniMa non basta Per accelerare la transizione e ridurre il rischio di danni ai cambiamenti climatici, l’Agenzia internazionale per l’energia stima che l’attuale tasso di investimenti nel settore energetico dovrebbe raddoppiare, con l’85% di tutti gli investimenti destinati alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica. “Per questa da tempo sostengo la necessità di un prezzo globale del carbonio, molto probabilmente sotto forma di una tassa sui consumi – ha evidenziato Browne –. Tale prelievo dovrebbe essere abbastanza elevato da incoraggiare il passaggio a fonti energetiche a basse emissioni di carbonio sul lato dell’offerta e da incentivare l’adozione e il miglioramento di misure di efficienza sul lato della domanda. Finora nessuna proposta in materia di prezzi è stata in grado di raggiungere tali obiettivi. L’attuazione di una carbon tax senza esenzioni, e con misure che penalizzino i paesi che non vi si conformano, richiederà coraggio e determinazione per affrontare gli interessi acquisiti”.

TECNOLOGIE VERDI ESISTONO E NON BISOGNA TRASCURARE LA POVERTÀ ENERGETICA

Non bisogna trascurare poi il fatto che la maggior parte delle tecnologie per costruire i sistemi energetici a basse emissioni di carbonio del futuro, esistono già. Browne ricorda la fusione nucleare l’efficienza dei generatori solari ed eolici, le tecnologie di stoccaggio dell’energia e di cattura e stoccaggio della Co2 su cui sono già impegnate le compagnie petrolifere e del gas che “non devono necessariamente essere vittime della transizione energetica, ma possono esserne parte integrante”. Questo grande cambiamento, però, “non deve avvenire a spese dei più poveri del mondo. I futuri sistemi energetici dovranno fornire maggiori risorse a un maggior numero di persone, riducendo al contempo i costi economici, umanitari e ambientali”.

“LA CIVILTÀ HA BISOGNO DI ENERGIA, MA L’USO DELL’ENERGIA NON DEVE DISTRUGGERE LA CIVILTÀ”

In conclusione, sostiene Browne “l’incontro in Vaticano del mese scorso ha ribadito la mia convinzione che ora abbiamo gli strumenti per risolvere questo pressante e complesso puzzle globale. Le decisioni che prenderemo in materia di energia negli anni a venire sono tra le più profondamente consequenziali che dovremo affrontare. Per citare Papa Francesco: ‘La civiltà ha bisogno di energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà’”.