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Bilancio Eni 2025

Eni corre nel secondo trimestre 2026: produzione a +11% e buyback record a 3,4 miliardi di euro

Il Gruppo alza le stime annuali e riduce il debito al minimo storico del 10% proforma. Svolta nei minerali critici e nuovi investimenti in Costa d’Avorio, Angola e Cipro per sostenere la crescita.

Eni archivia il secondo trimestre del 2026 con una performance operativa e finanziaria definita eccellente dai vertici societari, trainata da una crescita della produzione dell’11% e da una gestione industriale che ha saputo superare le variabili legate allo scenario dei prezzi delle materie prime.

I dati, approvati dal Consiglio di Amministrazione presieduto da Giuseppina Di Foggia, hanno spinto il Gruppo a rivedere al rialzo le previsioni per l’intero anno. Tra i punti di forza non solo il raddoppio dell’utile netto adjusted, ma anche il contestuale incremento della remunerazione per gli azionisti: il piano di riacquisto di azioni proprie (buyback) è stato infatti portato a 3,4 miliardi di euro, segnando un aumento del 20% rispetto alle stime fornite solo pochi mesi fa.

STRATEGIA INDUSTRIALE E GENERAZIONE DI VALORE

L’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha sottolineato come la determinazione nell’esecuzione della strategia abbia permesso di valorizzare un portafoglio di asset altamente competitivi. “La nostra gestione industriale e finanziaria cresce in modo nettamente maggiore rispetto allo scenario delle commodity di riferimento”, ha dichiarato Descalzi, evidenziando come il business Exploration & Production sia entrato in una nuova fase di espansione.

Tra i pilastri di questa crescita figura l’avvio della joint venture Searah con Petronas, una piattaforma strategica tra Indonesia e Malesia che punta a trasformare Eni in un leader regionale nel mercato del gas naturale liquefatto (GNL), accelerando lo sviluppo delle scoperte nel bacino di Kutei con orizzonte oltre il 2030.

RECORD FINANZIARI E REMUNERAZIONE DEGLI AZIONISTI

Sotto il profilo dei conti, il secondo trimestre del 2026 ha mostrato un EBIT proforma adjusted di Gruppo pari a 5,38 miliardi di euro, un valore raddoppiato rispetto al trimestre precedente. L’utile netto adjusted si è attestato a 2,3 miliardi di euro, riflettendo la solidità di tutti i segmenti di business.

In questo contesto, Eni ha raggiunto un traguardo storico sul fronte della struttura patrimoniale: il rapporto di indebitamento (gearing) su base proforma è sceso al 10%, il livello più basso mai registrato. Questa robustezza consente di condividere i benefici con il mercato: oltre al buyback potenziato, il dividendo 2026 è confermato a 1,1 euro per azione (+5% sul 2025). Inoltre, il Gruppo deciderà a ottobre sull’eventuale attivazione di un dividendo straordinario, legato alla tenuta dei margini di raffinazione sopra le soglie di budget.

ESPLORAZIONE E NUOVE FRONTIERE GEOGRAFICHE

La crescita produttiva, salita a 1,79 milioni di barili equivalenti petrolio al giorno (boe/g), è sostenuta dall’entrata a regime di progetti core in Africa Occidentale, Norvegia, Indonesia e nel Golfo del Messico. Il Gruppo ha recentemente formalizzato le decisioni finali di investimento per la Fase 3 del giacimento Baleine in Costa d’Avorio, per il progetto Greater PAJ in Angola (tramite Azule Energy) e per il giacimento a gas Cronos a Cipro.

L’espansione geografica ha toccato anche la Repubblica del Gambia con l’acquisizione di un nuovo blocco inesplorato, mentre in Argentina sono stati definiti accordi upstream per supportare la produzione galleggiante di GNL. Parallelamente, Eni continua a ottimizzare il portafoglio attraverso la cessione del 10% di Baleine e la valorizzazione di quote nei blocchi indonesiani.

LA TRANSIZIONE ENERGETICA E I MINERALI CRITICI

Un capitolo fondamentale del semestre riguarda l’evoluzione dei “business satelliti” legati alla transizione. Plenitude e Enilive hanno generato un EBITDA adjusted di 1,1 miliardi di euro nella prima metà dell’anno. Plenitude, in particolare, si avvia verso il deconsolidamento previsto per il terzo trimestre del 2026, con l’obiettivo di raggiungere 6,5 GW di capacità rinnovabile entro fine anno e una base di 11 milioni di clienti.

Eni ha inoltre fatto il suo ingresso ufficiale nella catena del valore dei minerali critici con investimenti in grafite e litio tra Canada e Cile. Sul fronte della mobilità, Enilive ha siglato un accordo per acquisire 320 stazioni di servizio a marchio OIL! da Prax, consolidando la propria rete retail in Europa.

INNOVAZIONE TECNOLOGICA E RICONVERSIONE DEGLI HUB

Il Gruppo sta accelerando la trasformazione dei propri siti storici in hub per la chimica verde e le nuove tecnologie. A Priolo è stato costituito un veicolo societario per una nuova bioraffineria integrata con un impianto di riciclo chimico delle plastiche. A Brindisi, invece, sono partiti i lavori per una fabbrica di batterie litio-ferro-fosfato destinate all’accumulo energetico stazionario.

L’impegno nell’innovazione di frontiera è testimoniato dalla joint venture con la United Kingdom Atomic Energy Authority per lo sviluppo di servizi legati al ciclo del combustibile per la fusione nucleare industriale. Infine, l’accordo globale nel trading con Mercuria punta a integrare il know-how di mercato con gli asset fisici per massimizzare il valore lungo tutta la catena di approvvigionamento delle commodity.

OUTLOOK 2026 E SCENARI MACROECONOMICI

Per l’intero esercizio 2026, Eni prevede ora una crescita della produzione oil & gas del 5%, superando il precedente obiettivo del 3-4%. Il flusso di cassa operativo (CFFO) adjusted è stimato a 15 miliardi di euro, basandosi su un prezzo del Brent di 85 dollari al barile e gas TTF a 50 euro/MWh.

Nonostante la volatilità del cambio euro/dollaro e l’aumento dei costi dei noli che ha parzialmente penalizzato il settore Refining, il comparto della raffinazione è tornato in utile grazie al miglioramento dei margini medi. Anche Versalis, pur in territorio negativo, ha ridotto le perdite del 65% grazie alle ristrutturazioni. Il piano degli investimenti lordi resta confermato a 7 miliardi di euro, con una riduzione degli investimenti netti sotto i 5 miliardi grazie alla gestione dinamica degli asset.

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