Scenari

Eni, Enel, Sogin e Terna, parte il valzer di nomine nell’energia

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Sono Eni, Enel, Sogin e Terna, le poltrone che scadranno a primavera prossima e per le quali sono già cominciati i giochi.

A distanza di circa un mese e mezzo dalla nomina del governo Conte bis, si torna a parlare di nomine. In primo piano Cdp dove l’ex ad Giovanni Gorno Tempini è in pole per tornare alla Cassa depositi come presidente al posto di Massimo Tononi. Nella controllata Sace, Alessandro Decio si avvia all’uscita. Ma la vera partita, crisi di governo permettendo, si giocherà in primavera quando ci sarà da decidere le poltrone di Eni, Enel e non solo, scrive Sergio Rizzo su Affari & Finanza de La Repubblica.

IL VALZER DI POLTRONE

Nel settore dell’energia il valzer di poltrone riguarda, oltre a Eni ed Enel, anche Sogin con l’ad Luca Desiata e il presidente Marco Enrico Ricotti in cerca di riconferma e Terna dove ai vertici siedono attualmente l’ad Luigi Ferraris e il presidente Catia Bastioli.

CAMBIA LO SCHEMA DI GIOCO

Ma lo schema di gioco ora è completamente cambiato rispetto all’ultima tornata di nomine. “Quasi tutti i manager nominati al tempo del governo Renzi possono ragionevolmente disfare le valige, chi l’aveva già fatta, e rimettere gli effetti personali nei cassetti, chi aveva cominciato a svuotarli. L’amministratore delegato dell`Enel Francesco Starace ha appena ricevuto la benedizione di Renzi nella prima intervista da capo del nuovo partito”, ha scritto Rizzo. Ma il caso Eni potrebbe scatenare un nuovo effetto domino: “L’amministratore delegato dell’Eni, nominato nel 2014 in continuità con il suo predecessore Paolo Scaroni dal governo Renzi e riconfermato tre anni dopo da Gentiloni, è l’unico che balla davvero – si legge sulla Repubblica -. Balla al punto da poter escludere che la sua riconferma sia all’ordine del giorno. Il vertice dell’Eni è posizione così ambita e delicata da scatenare un carosello infernale nelle maggiori società di Stato. Ed è quello che probabilmente succederà, se la scelta del successore non dovesse cadere, come invece è già capitato con Vittorio Minato e Descalzi, su una risorsa interna. Nel 2014, per esempio, oltre a quello dell’attuale amministratore era circolare il nome di Stefano Cao, poi dirottato al vertice della Saipem”.

PERCHÉ DESCALZI È IN BILICO

“A pesare su Descalzi non è soltanto l’endorsment di Salvini (‘Lo stimo e lo ringrazio’ disse pubblicamente l’ex ministro dell’Interno) e neppure la paese ostilità del Movimento 5 Stelle che non gli ha perdonato l’appoggio al referendum costituzionale renziano del dicemebre 2016 – scrive Rizzo -. Pesano sopratutto e come un macigno le inchieste della magistratura sfociate in un rinvio a giudizio per le presunte tangenti nigeriane e in un procedimento che ora coinvolge anche sua moglie E che ha fatto dire al viceministro dello Sviluppo economico Stefano Buffagni, non più tardi di tre settimane fa: ‘Secondo me qualcosa in quell’azienda va cambiato’. Buffagni era il delegato grillino delle nomine. E per quanto il suo ruolo ora appaia ridimensionato rispetto a quello del sottosegretario alla presidenza Riccardo Fraccaro, è improbabile che quel giudizio venga sovvertito. Pure a dispetto di cosa ne possa pensare Renzi, che quando si seppe della prima indagine per corruzione internazionale, esternò su Twitter: ‘Sono felice di aver scelto Descalzi, Potessi lo rifarei domattina’”, ha concluso Rizzo su La Repubblica.