Sostenibilità

Eolico offshore pronto a spiccare il volo in Asia. Rallenta il solare

eolico

L’ultimo rapporto Wood Mackenzie evidenzia che l’eolico in mare dovrebbe crescere di venti volte nella regione Asia-Pacifico nel prossimo decennio.

L’energia eolica offshore dovrebbe crescere di circa venti volte nella Regione Asia-Pacifico nel prossimo decennio. Ciò potrebbe portare a decine di miliardi di investimenti, al contrario di quanto potrebbe accadere per la crescita della capacità solare prevista invece in rallentamento, il primo da un decennio a questa parte. È quanto stima un rapporto della società di consulenza Wood Mackenzie dal titolo “Global Wind Power Asset Ownership 2018”.

NEL 2027 CAPACITÀ EOLICO OFFSHORE REGIONE ASIA-PACIFICO A 43GW

offshoreLa capacità di energia eolica offshore della regione – che si riferisce alla potenza delle turbine – salirà a 43 gigawatt entro il 2027, con la Cina che, secondo il rapporto di Wood Mackenzie, ha previsto una crescita a 31 gigawatt dai soli 2 gigawatt dello scorso anno. “Insieme alla Corea del Sud e al Giappone, l’Asia orientale ha bisogno di circa 37 miliardi di dollari in investimenti per far fronte alla gigantesca crescita della capacità eolica offshore nei prossimi cinque anni”, ha detto Robert Liew, analista della società di consulenza al Financial Times.

DOPO LA CINA, TAIWAN È PRONTA A DIVENTARE IL PIÙ GRANDE SVILUPPATORE DI ENERGIA EOLICA OFFSHORE DELLA REGIONE

Esclusa la Cina, Taiwan è pronta a diventare il più grande sviluppatore di energia eolica offshore della regione con 8,7 gigawatt di capacità prevista entro il 2027 o il 20 per cento del mercato. Ciò in un momento in cui l’isola si avvia verso una grande transizione riducendo il consumo di carbone e nucleare.

CINA LEADER INDISCUSSA, ANCHE ALL’ESTERO

Secondo Wood Mackenzie sono proprio le società cinesi le responsabili di quasi due terzi della capacità eolica totale aggiunta nel 2017. Il rapporto ‘Global Wind Power Asset Ownership 2018’ ha rilevato che l’anno scorso il 63% degli incrementi di capacità sono stati effettuati da 11 società cinesi. In cima alla lista c’è la CHN Energy, formata dalla fusione tra il produttore di energia elettrica Guodian Group e la società mineraria ed energetica Shenhua. Il portafoglio eolico di CHN Energy è quasi il doppio di quello di Iberdrola, ha dichiarato Wood Mackenzie. “Molte turbine installate negli ultimi anni di forte crescita nel settore eolico cinese stanno raggiungendo la fine del periodo di garanzia del produttore – ha detto Xiaoyang Li, analista di Wood Mackenzie Power & Renewables Asia-Pacifico -. Questa transizione imminente, unita ai bassi prezzi osservati nelle nuove gare d’appalto per l’energia eolica, sta costringendo i grandi proprietari di asset a dare priorità alla disponibilità e alla produzione annuale di energia, spingendoli a concentrarsi in modo significativo sulle attività operative e la manutenzione”. Non solo. I cinesi stanno guardando anche oltre il mercato interno per costruire e acquistare progetti all’estero. “L’Australia è stato un mercato estero particolarmente attraente, grazie alla sua apertura e agli elevati profitti dei progetti”, ha detto Li. L’eolico offshore è dominato da quattro grandi utility che sviluppano e poi vendono circa il 50% dei progetti ad un “pool più frammentato di investitori istituzionali”, si legge nel rapporto.

IN CALO LA DOMANDA DI ENERGIA SOLARE NELLA REGIONE ASIA-PACIFICO

In tale contesto Wood Mackenzie ha stimato un calo della domanda di energia solare pari al 18 per cento nel 2018 per via del minor numero di impianti in corso di realizzazione in Cina, India e Giappone. “I tradizionali leader in Asia-Pacifico, gli impianti solari cinesi, dovrebbero diminuire del 30% quest’anno per l’adozione di vari strumenti politici che ridurranno le sovvenzioni”, ha detto l’analista Rishab Shrestha a Ft, osservando che la regione dovrebbe comunque aggiungere ancora 355 gigawatt di nuova capacità solare nei prossimi cinque anni.