Il Responsabile Energia di Azione, Giuseppe Zollino, su X lancia l’allarme: ogni kW di eolico e solare non necessario installato rischia di aumentare le bollette degli italiani. Ecco perché
Ogni kw di eolico e solare installato in più rispetto al necessario rischia di far crollare il castello della transizione energetica. Giuseppe Zollino, responsabile Energia di Azione, con un post su X lancia l’allarme: l’aumento incontrollato degli impianti rischia di sfociare in un salasso economico per il Paese. Ecco perché.
ZOLLINO: EOLICO E SOLARE GONFIANO LE BOLLETTE
Oggi l’Italia conta quasi 50 GW di fotovoltaico e 14 GW di eolico installati. Il risultato immediato è un picco del prezzo dell’energia in borsa che tocca i 250 €/MWh, secondo Giuseppe Zollino, Responsabile energia di Azione. Ma il prezzo d’asta dell’energia, ricorda il professore, è solo la punta dell’iceberg. Infatti, dietro le bollette che arrivano a famiglie e imprese si nasconde una galassia di costi accessori direttamente imputabili all’aumento incontrollato di solare ed eolico, secondo Zollino.
ZOLLINO, I COSTI NASCOSTI DI EOLICO E SOLARE
Gli incentivi a fondo perduto sono il primo dei costi nascosti in bolletta legati ad eolico solare, secondo Zollino. Parliamo di risorse per circa 9 miliardi di euro nel solo 2026 destinate alle fonti rinnovabili, ma assorbiti quasi interamente da sole e vento, lasciando le briciole agli altri. Il responsabile energia di Azione punta il dito anche contro l’energia sprecata e remunerata. Dover pagare l’energia prodotta in eccesso nelle ore centrali delle giornate soleggiate — per ora da marzo a maggio — e buttata via perché la rete non è in grado di assorbirla è un paradosso secondo il professore.
Zollino accende un faro anche sul costo degli accumulatori, la spesa nel parco batterie necessario per stoccare l’eccedenza diurna e restituirla dopo il tramonto. L’ultimo responsabile delle bollette gonfiate, secondo il professore, sono i gigawattometri di rete. Di fatto, l’ampliamento delle infrastrutture di trasmissione e distribuzione, indispensabili per trasportare energia generata in modo frammentato verso i grandi poli di consumo del Nord richiede un costo enorme, secondo Zollino.
L’ESEMPIO DELLA GERMANIA
Per chi considera l’analisi di Zollino allarmista, il professore suggerisce di guardare oltreconfine. Il caso della Germania rappresenta il vero manifesto dell’illusione delle fonti variabili e intermittenti. Il professore sottolinea infatti che con ben 100 GW di solare e 100 GW di eolico a terra, i cittadini tedeschi pagano le bollette più care d’Europa, mentre il Paese registra un’impronta carbonica di dieci volte superiore a quella della Francia nucleare. Lo stesso Paese, fa notare il professore, ha deciso di accendere temporaneamente le centrali a carbone nazionali per garantire la sicurezza del sistema energetico.
LA RICETTA DI ZOLLINO PER ABBASSARE LE BOLLETTE
Per uscire dalla morsa dei costi energetici e della dipendenza estera Zollino propone di puntare su un mix energetico composto da rinnovabili e nucleare. “In Italia abbiamo bisogno al più presto di una flotta nucleare che, insieme alla giusta quota di solare eolico e batterie, ci consenta di affrancarci dal gas e dalle bizzarrie della sua quotazione”, scrive il professore su X, sostenendo che l’energia dell’atomo è l’unica fonte programmabile e a basse emissioni in grado di affrancare l’Italia dal gas e dalle speculazioni sui mercati internazionali.
Fino a che gli impianti nucleari non saranno operativi, il responsabile Energia di Azione suggerisce di installare solo il fotovoltaico, l’eolico e le batterie strettamente necessari a integrare il sistema, non un kilowatt in più. Altrimenti, gli operatori rischiano di investire interamente a proprio rischio di mercato, senza alcuna certezza di remunerazione garantita dallo Stato.
L’OPZIONE CARBONE IN EMERGENZA
Zollino arriva ad evocare addirittura il ricorso temporaneo al carbone in caso di emergenza caro prezzi. Se la quotazione del gas dovesse restare agganciata sopra i 50 €/MWh, secondo il professore non temere di riavviare temporaneamente le centrali a carbone nazionali per il tempo strettamente necessario a mettere in sicurezza il sistema.

