Il vertice di Bruxelles si chiude con un compromesso sui prezzi dell’energia e sul mercato del carbonio: Giorgia Meloni non ottiene lo slittamento al 2030 del sistema Ets2, previsto dal 2028, né deroghe immediate. Restano aperti il confronto sugli aiuti alle imprese, il costo dei carburanti e la trattativa sul bilancio europeo 2028-2034
Il Consiglio europeo raggiunge nella notte tra giovedì 15 e venerdì 16 ottobre un accordo sulle misure per l’energia, ma senza concedere all’Italia il rinvio dell’Ets2 né deroghe immediate al sistema di scambio delle emissioni. La mediazione, maturata durante il vertice di Bruxelles, consente ai 27 Paesi membri di approvare le conclusioni, dopo il blocco del testo da parte di una minoranza guidata dall’Italia insieme a Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca.
Il punto centrale riguarda l’Emissions Trading System (ETS), il mercato europeo delle emissioni di carbonio, e il suo impatto sulla competitività industriale e sui prezzi dell’elettricità. Nelle conclusioni ufficiali del Consiglio europeo, i leader chiedono di garantire un mercato del carbonio trasparente e prevedibile, ridurre la volatilità dei prezzi e limitarne le ripercussioni sulle bollette, preservando al contempo il ruolo del sistema nella transizione energetica. Alla Commissione europea viene inoltre chiesto di aggiornare la valutazione degli impatti dell’Ets2, con particolare attenzione alla sua struttura e alle misure di tutela. Non viene invece stabilito un rinvio della sua entrata in vigore, attualmente prevista per il 2028.
VISEGRAD E PAESI NORDICI, DUE FRONTI CONTRAPPOSTI
La trattativa ha confermato la distanza tra il gruppo guidato da Giorgia Meloni e i Paesi nordici, contrari a un indebolimento delle regole sulle emissioni. Secondo quanto ricostruito da Il Foglio,Roma ha cercato sostegno nell’area di Visegrad, composta da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, affiancata da Grecia e Cipro. L’obiettivo era ottenere il rinvio dell’Ets2 dal 2028 al 2030 e una più approfondita valutazione degli effetti dell’Ets sull’industria europea.
In una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, il primo ministro finlandese Petteri Orpo, la prima ministra danese Mette Frederiksen e il primo ministro svedese Ulf Kristersson hanno contestato la possibilità di indebolire il meccanismo. «Qualsiasi indebolimento dell’Ets comprometterebbe la prevedibilità da cui dipendono le decisioni di investimento e rischierebbe di rallentare il ritmo della decarbonizzazione industriale», hanno scritto. La posizione coincide con quella espressa nelle conclusioni ufficiali del vertice europeo, che confermano la necessità di mantenere il segnale di prezzo del carbonio per sostenere investimenti e innovazione.
CARBURANTI, AIUTI DI STATO E PREZZI DELL’ELETTRICITÀ
Sul fronte dei carburanti, il compromesso non introduce una misura europea immediata capace di ridurre i prezzi alla pompa. La leva degli aiuti di Stato resta quella indicata precedentemente, ma con margini di utilizzo differenti tra i Paesi membri. I leader uniti hanno invece invitato la Commissione europea a valutare ulteriori interventi a breve termine contro i rincari energetici, tenendo conto delle diverse condizioni nazionali e dei divari nei prezzi dell’elettricità.
La missione italiana a Bruxelles era collegata anche alla possibilità di applicare un tetto al prezzo per le centrali elettriche compreso tra 55 e 65 euro per megawattora, nell’ambito della valutazione europea del decreto Bollette. Ad ora, il dossier del gas rimane aperto.
BILANCIO UE, IL CONFRONTO SI SPOSTA AL 2028-2034
Il confronto sull’energia si intreccia con quello sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea per il periodo 2028-2034: lo scontro tra i Paesi cosiddetti frugali e quelli favorevoli alle politiche di coesione resta irrisolto. Germania e Paesi Bassi puntano a contenere la spesa, mentre l’Italia chiede margini per sostenere imprese, famiglie e territori. Nelle conclusioni del 15 ottobre, i leader hanno affidato ad Antonio Costa il compito di portare avanti il negoziato, con l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine del 2026 e permettere l’adozione degli atti necessari nel 2027.

