Sciopero di 8 ore a Trento e Milano contro il timore di tagli ai salari; l’azienda rivendica l’efficacia delle clausole sociali e la centralità del territorio.
La tensione tra sindacati e vertici di Dolomiti Energia (DE) è sfociata in una giornata di mobilitazione intensa che ha visto i lavoratori del servizio call center incrociare le braccia per otto ore nelle sedi di Trento e Milano. Ieri, un presidio organizzato davanti alla sede della Provincia in piazza Dante a Trento ha acceso i riflettori su una vertenza che mette al centro la gestione degli appalti pubblici e la tutela dei diritti acquisiti. La protesta, riportata da L’Adige, nasce dal timore dei rappresentanti dei lavoratori che il nuovo bando di gara per i servizi di assistenza clienti possa portare a una precarizzazione strutturale e a un sensibile calo degli stipendi degli addetti.
LA PROTESTA SINDACALE E IL NODO DEGLI APPALTI
Il cuore della discordia risiede nelle modalità con cui Dolomiti Energia ha strutturato il rinnovo dei due principali appalti del settore, attualmente gestiti da società diverse. Michele Guarda, segretario provinciale della Fiom, ha ribadito durante il presidio la necessità che i soci pubblici della multiutility intervengano per annullare la gara. “I soci pubblici di Dolomiti Energia devono assumersi le proprie responsabilità e adoperarsi affinché le gare d’appalto vengano annullate”, ha dichiarato Guarda, sollecitando un nuovo bando che rispetti la normativa provinciale sugli appalti e garantisca salario e occupazione. Secondo la Fiom, il capitolato attuale prevede che le due aziende vincitrici debbano scambiarsi i carichi di lavoro entro il primo anno senza vincoli reali verso il personale, innescando quello che viene definito un “scambio asimmetrico” tra il mercato libero e il mercato tutelato, destinato quest’ultimo a sparire per legge.
DIFFERENZE CONTRATTUALI E RISCHI DI SALARIALI
Un punto particolarmente critico sollevato dai sindacati riguarda l’applicazione dei contratti collettivi nazionali. La Fiom denuncia che per l’appalto del mercato libero, che impegna circa 50 addetti, l’azienda avrebbe previsto il contratto delle Telecomunicazioni, giudicato meno vantaggioso rispetto a quello dei Metalmeccanici applicato invece sull’appalto minore (circa 20 addetti) legato al mercato tutelato. “Di conseguenza oltre che precarizzare il lavoro, si abbasseranno gli stipendi”, denunciano i sindacalisti. Questa discrepanza avrebbe spinto la Fiom a muoversi anche sul piano legale, depositando un “intervento ad adiuvandum” nel ricorso al Tar presentato da Gpi, l’azienda uscente. La prima udienza si è svolta proprio in concomitanza con la protesta, con i sindacati pronti a dare battaglia qualunque sia l’esito della sentenza.
LA REPLICA DELL’AZIENDA: CLAUSOLE SOCIALI E STABILITÀ
Dall’altro lato della barricata, il Gruppo Dolomiti Energia ha respinto con forza le accuse, affidando la propria difesa a una serie di note ufficiali diffuse tra novembre e dicembre per chiarire la correttezza della propria condotta. Interpellata sulla vicenda, l’azienda ha sottolineato come non vi sia alcun rischio di delocalizzazione o di perdita di posti di lavoro. “Tutte le persone attualmente impiegate nei call center uscenti saranno riassorbite dai nuovi aggiudicatari, grazie alle clausole di salvaguardia occupazionale previste nei bandi”, chiariscono i vertici del Gruppo. Dolomiti Energia ha precisato che il numero dei lavoratori impiegati in Trentino rimarrà invariato e che il posto di lavoro nella sede di Trento è garantito. Inoltre, l’azienda ha specificato che ai dipendenti attuali di Gpi continuerà a essere applicato il contratto dei metalmeccanici anche sotto la nuova gestione, smentendo l’adozione di “contratti pirata” e ricordando che il contratto delle Telecomunicazioni è uno standard consolidato nel settore, utilizzato anche nelle gare Consip.
QUALITÀ DEL SERVIZIO E RADICAMENTO SUL TERRITORIO
Dolomiti Energia rivendica la legittimità e la trasparenza del processo di gara, evidenziando come la scelta di mantenere due appalti distinti sia funzionale a un servizio specializzato. Un elemento chiave della difesa aziendale risiede nei criteri di valutazione delle offerte: la componente tecnica vale infatti il 75% del punteggio totale, mentre il prezzo incide solo per il restante 25%. “L’obiettivo è migliorare la qualità del servizio, non risparmiare”, assicura la multiutility. Il Gruppo sottolinea inoltre che i servizi legati strettamente al territorio provinciale, come il ciclo dei rifiuti e l’idrico, continueranno a essere svolti da personale residente in Trentino per valorizzare la conoscenza locale. In una nota del dicembre scorso, l’azienda ha inoltre ricordato di aver proposto ai sindacati un protocollo d’intesa per blindare i posti di lavoro, proposta che però non sarebbe stata accolta dalle sigle dei lavoratori, che hanno preferito la via dello stato di agitazione.
PROSPETTIVE FUTURE E TUTELA DELLA REPUTAZIONE
Mentre si attende che il percorso giudiziario al Tar faccia il suo corso, Dolomiti Energia ribadisce il proprio impegno per la crescita del territorio, citando le oltre 200 assunzioni effettuate nell’ultimo anno e un organico totale che conta 1700 dipendenti. L’azienda si dice ancora disponibile al confronto, ma avverte che non tollererà ricostruzioni ritenute diffamatorie. “Il Gruppo tutelerà la propria reputazione e onorabilità nelle sedi opportune”, conclude la nota aziendale, definendo strumentali le interpretazioni del sindacato. La partita resta aperta, tra la necessità della multiutility di procedere a un rinnovo fisiologico dei servizi esterni e la richiesta dei lavoratori di garanzie sul proprio futuro economico e professionale nel delicato passaggio tra mercato tutelato e libero.

