Scenari

Il futuro dello Big Oil? Sempre più legato al gas

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Si prevede che la domanda di Gnl cresca più rapidamente di tutti i combustibili fossili

Le dinamiche riguardanti il settore gas saranno al centro della 27esima Conferenza mondiale  prevista a Washington a partire da oggi (The 27th World Gas Conference). Si tratta della prima volta che la kermesse si sposta negli Usa da oltre trent’anni, a dimostrazione dell’importanza ormai acquisita nel settore dallo shale statunitense che ha trasformato il paese nel primo produttore mondiale di combustibile. Assieme ai padroni di casa saranno presenti tutti i “pesi massimi” dell’industria tra cui i principali produttori e consumatori di Gnl come Qatar, Giappone, Corea del Sud e Australia. Ma anche oltre 600 imprese mondiali del settore come Chevron, ExxonMobil, Qatar Petroleum, BP, Total, ConocoPhillips e Shell e il segretario Usa all’Energia Rick Perry.

IL GAS È TRANSIZIONE E NON MINACCIA LE RINNOVABILI

gasL’importanza del gas naturale, considerato come un ponte pulito tra carbone e fonti rinnovabili, è determinata dal fatto che offre la migliore crescita della domanda a lungo termine tra i combustibili fossili, in particolare nella sua forma liquefatta, più facile e adatta al trasporto. Allo stesso tempo, l’esplorazione del gas pur comportando costi iniziali elevati presenta anche lunghi periodi di ammortamento. E il modo in cui le grandi case affronteranno tali questioni diventerà un fattore chiave di successo. Per questo le major, tra cui Royal Dutch Shell Plc e BP Plc, ricorda Bloomberg “hanno incrementato la loro quota di produzione di gas negli ultimi anni”, con Exxon Mobil che si è ritagliata il primato quale compagnia con il più alto valore al mondo e sta tornando a lavorare con due grandi progetti in proprio, in Papua Nuova Guinea e Mozambico mentre Chevron ha aggiunto al suo portafoglio due giganteschi progetti australiani di gas naturale liquefatto. “Vediamo il mercato crescere rapidamente, con una domanda di gas che cresce più velocemente della domanda complessiva di energia – ha dichiarato Steve Hill, vicepresidente esecutivo per il commercio del gas di Shell, il più grande produttore mondiale di GNL a Bloomberg -. Non vediamo le energie rinnovabili come una minaccia per il gas”.

DOMANDA GNL +4-7% DAL 2023

Il gas emette circa la metà dell’anidride carbonica del carbone. Questo significa che è spesso visto come un’alternativa più pulita e un complemento a energia eolica e solare in quanto può produrre elettricità quando il tempo non collabora. Secondo Bloomberg New Energy Finance, il mercato globale del Gnl sarà probabilmente ben rifornito fino al 2022, ma la domanda aumenterà del 4-7 per cento all’anno a partire dal 2023.

UN SENTIERO DI CRESCITA gas

“Nel settore dei combustibili fossili, è l’unica parte in netta crescita del business”, ha dichiarato a Bloomberg Brian Youngberg, analista della Edward Jones & Co. con sede a St. Louis in Missouri. Con questa crescita, c’è una “carenza potenziale” incombente solo a metà degli anni 20 che potrà essere comunque superata solo da decisioni su nuovi progetti di esportazione nei prossimi due anni, sostiene il rapporto Bnef pubblicato lo scorso marzo. L’acquisto di BG Group da parte di Shell per oltre 50 miliardi di dollari nel 2016, nel periodo in cui i prezzi del petrolio e del gas avevano toccato il livello più basso, è stato principalmente un acquisto di attività nel settore del gas. Secondo Jones, la capacità Gnl di Shell è ora due volte superiore a quella del suo concorrente più vicino e ha contribuito ad aumentare il valore di mercato della società anglo-olandese, che ora è di circa 53 miliardi di dollari in meno rispetto a Exxon, comparata con i circa 150 miliardi di dollari prima dell’operazione.

TASSO DI RENDIMENTO DEL GAS PIÙ ALTO RISPETTO AD ALTRI COMBUSTIBILI

“Stanno ottenendo un tasso molto più alto di rendimento perché quei beni erano generalmente lasciati indietro quando tutti si concentravano esclusivamente sul petrolio”, ha detto sempre a Bloomberg Norm MacDonald, della Invesco Ltd., un gestore di fondi con sede ad Atlanta da quasi 1 miliardo di dollari, comprese le azioni di Shell, BP e Chevron.

PER BP PRODUZIONE 2020 CIRCA IL 60 PER CENTO DI GAS E 40 PER CENTO PETROLIO

Anche BP è in fase di espansione nel settore gas. Entro il 2020, la major britannica prevede di produrre circa il 60 per cento di gas e il 40 per cento di petrolio, un’inversione di tendenza rispetto al 2014, anno in cui il rapporto era esattamente contrario. L’anno scorso, sei dei sette progetti principali di BP sono stati nel gas, ha detto in un’intervista il Chief Financial Officer Brian Gilvary.

AZIONI CHEVRON HANNO RESTITUITO 40 PUNTI PERCENTUALI IN PIÙ RISPETTO A EXXON GRAZIE A IMPIANTI GNL DI GORGON E WHEATSTONE

Negli ultimi tre anni le azioni Chevron hanno restituito 40 punti percentuali in più rispetto a Exxon, soprattutto grazie all’entrata in funzione dei giganteschi impianti Gnl di Gorgon e Wheatstone in Australia, che sono passati da un periodo di costruzione e di spese eccessive a quello della generazione di un flusso di cassa. “Questi beni presentavano un rischio abbastanza pesante per i mercati finanziari – ha ammesso a Bloomberg detto Tom Ellacott, ricercatore senior di Wood Mackenzie Ltd -. Ora parte dei costi irrecuperabili e del rischio è stato scongiurato. E sono diventati enormi generatori di cassa per l’azienda”.

EXXON NON È IMMOBILE

Anche Exxon non è ferma. Malgrado i problemi degli ultimi cinque anni, l’azienda ha fatto del GNL una parte fondamentale della sua strategia di ricostruzione del portafoglio e degli asset upstream, che soffrono di un calo della produzione. Le principali fonti di nuove esportazioni di Gnl dovrebbero provenire da Stati Uniti, Qatar, Mozambico e Papua Nuova Guinea, secondo il report del Bnef. Exxon ha importanti attività nel settore del gas in tutti questi paesi e gli ultimi due fanno parte dei cinque progetti globali chiave dell’azienda per il prossimo decennio. Exxon è meno preoccupata per la concorrenza e più di avere asset maggiormente economici in grado di sopravvivere alle oscillazioni dei prezzi che influenzano il mercato nel tempo, ha detto il Chief Executive Officer Darren Woods in un’intervista il mese scorso. Exxon attualmente produce circa il 55 per cento di petrolio e il 45 per cento di gas. Woods non si aspetta che questo rapporto “si sposti drammaticamente”, ma può cambiare leggermente con l’avvio dei grandi progetti.

GNL PER RILANCIARE LE BIG OIL AL LIVELLO PIÙ BASSO DI CAPITALIZZAZIONE DA 50 ANNI

In ogni caso con la crescita delle rinnovabili e il successo degli indipendenti nella produzione shale, il modello di business delle Big Oil è messo in discussione. La capitalizzazione dei principali produttori negli indici azionari globali è al minimo da 50 anni, ha affermato Goldman Sachs Group Inc. in un rapporto di marzo. In questo senso il Gnl, con i suoi costi iniziali elevati, le sue enormi difficoltà tecniche e i suoi buoni tassi di crescita, è diventato un luogo sicuro per l’industria. “I rendimenti tendono ad essere più bassi, ma una volta in servizio, i margini di cassa sono generalmente molto alti – ha detto Ellacott di Wood Mackenzie -. E il settore sta diventando sempre più dominio delle major”.