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Le opportunità dell’Italia nel gas fanno bene a bollette e ambiente

Transizione energetica, sicurezza, il paese come hub del gas e la questione Tap. Di questo si è discusso durante il 18esimo Italian Energy Summit organizzato da Il Sole 24 Ore

Snam guarda sempre più alla Cina per i suoi investimenti ma senza trascurare l’obiettivo di fare dell’Italia un “hub europeo del gas”. Un target che non può realizzarsi senza la costruzione del gasdotto Tap, in via di completamento in Puglia, nell’ottica di una transizione verso le energie verdi che ha però alla base, la necessità di utilizzare il gas come fonte principale di supporto. Di questo si è discusso durante il 18esimo Italian Energy Summit organizzato da Il Sole 24 Ore Eventi in collaborazione con il Sole 24 Ore che ha visto la presenza, tra gli altri, dell’amministratore delegato di Snam Marco Alverà, Luca Schieppati, managing director di Tap, Andrea Peruzy, alla guida di Acquirente Unico e Giuseppe Ricci, presidente Confindustria Energia.

ALVERA’: VOGLIAMO FARE DELL’ITALIA UN HUB DEL GAS, UN PUNTO DI AGGREGAZIONE PER L’ESPORTAZIONE

Nel corso della kermesse, l’amministratore delegato di Snam Marco Alverà ha ribadito l’intenzione di fare dell’Italia “un hub del gas” cioè “un punto di aggregazione per l’esportazione” del combustibile. L’obiettivo di Snam, ha ribadito il manager è “far scendere i prezzi” e “aumentare la sicurezza”. “Per noi – ha detto Alverà – significa ricevere più gas di quello che ci serve, per compensare il combustibile che viene a mancare dal bacino di alimentazione del Mare del Nord in Inghilterra. Puntiamo a esportare il gas che abbiamo in eccesso, attraverso il corridoio svizzero che ci collega a nord della Francia nel grande mercato di Olanda e Belgio”. Alverà ha poi auspicato di firmare altri accordi in Cina dopo i due siglati ad agosto durante la missione del ministro dell’Economia Giovanni Tria, riguardanti il biometano da trasformazione dei rifiuti con State Grid Sgid e China Resources. “La Cina è un mercato 3 volte più grande di quello italiano, hanno 8 diversi operatori, il Governo vuole centralizzare tutto e il modello Snam è ritenuto molto interessante” anche perché “in Cina non c’è un equivalente di Snam”, ha ammesso il manager.

SCHIEPPATI (TAP): È OPPORTUNITÀ PER L’ITALIA E RIDURRE GAP PREZZI CON IL RESTO D’EUROPA

Ha invece parlato di opportunità per l’Italia dal gasdotto Tap Luca Schieppati, managing director di Tap, il gasdotto che dovrebbe portare il gas in Italia dall’Azerbaijan. “Non ci sono piani B, abbiamo verificato che il nostro tracciato e il nostro approdo minimizzano gli impatti sociali. La nostro volontà è di proseguire, nel pieno rispetto del dialogo con gli stakeholders, e siamo pronti a realizzare il micro-tunnel in Puglia dopo la pausa estiva volontaria per non creare impatti sul turismo”, ha ammesso il manager. “Si tratta di un progetto internazionale importante, che ha il supporto dell’Europa, un’opera ritenuta chiave come parte finale del corridoio Sud – ha aggiunto Schieppati -. E’ importante considerare che siamo un’opera privata e non pubblica e che la nostra infrastruttura non graverà sulle tasche degli italiani. C’è bisogno di questo gas per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la competenza dei nostri soci ci consentirà di non avere alcun impatto sul territorio”. Tap “può essere per l’Italia una opportunità. Evidenziamo la nostra volontà di dialogare e stiamo cercando di informare il più possibile sul fatto che non sarà impattante sul territorio”, ha ammesso Schieppati ricordando che “le famiglie italiane pagano il gas il 19% in più rispetto all’Europa” e il gasdotto “può aiutare a ridurre questo gap. Più gas significa più competitività”. Come? “Per l’Italia il gas di TAP rappresenta già il 12-13% della domanda. Il fatto che noi portiamo più gas favorisce la competitività e quindi logiche di trasporto, favorendo un abbassamento dei costi”, ha concluso Schieppati.

PERUZY (AU): TRANSIZIONE ENERGETICA NON PUÒ FARE A MENO DEL GAS, COMPLETAMENTO TAP IMPRESCINDIBILE

Per quanto ci impegniamo ad accelerare la transizione alle rinnovabili ci vorranno molti anni prima di poter fare a meno del gas. In una prospettiva mondiale di consumi e di prezzi crescenti, per l’Italia il completamento della Tap è imprescindibile”, “come le liberalizzazioni”, ha ammesso Peruzy nel suo intervento.

RICCI (CONFINDUSTRIA): NON DOBBIAMO DIMENTICARCI DELLA SICUREZZA ENERGETICA

In questo periodo dove si parla spesso di trasformazione energetica e decarbonizzazione, dobbiamo costituire un’opportunità per le nostre aziende, dobbiamo coniugare il fabbisogno dell’energia con lo scopo della decarbonizzazione, utilizzando in maniera efficiente le fonti fossili a minor impatto carbonico. Dobbiamo tenere conto del panorama internazionale perché il carbone è responsabile del 45 per cento delle emissioni globali e questo si spiega perché è la fonte che costa meno. Non dobbiamo demonizzare il carbone ma investire in tecnologie e ricerca per abbatterne l’impatto, senza dimenticare nessun settore energetico, investendo in soluzioni che siano più’ efficienti ed efficaci”, ha evidenziato Ricci di Confindustria Energia. “Non dobbiamo dimenticarci poi dell’aspetto della sicurezza energetica: le infrastrutture di approvvigionamento necessitano di manutenzione e di un lavoro di pianificazione con tutti i soggetti coinvolti”.

PROCEDERE CON LA TRANSIZIONE COSTERÀ 120.000 MLD DI DOLLARI ENTRO IL 2050

Ma quanto costerà procedere nel percorso verso la transizione energetica a modelli più sostenibili? Gli investimenti dovranno aumentare del 30% entro il 2050: dagli attuali 93.000 miliardi di dollari, già pianificati a 120.000 miliardi di dollari stimati da Irena (International Renewable Energy Agency), di cui 18.000 miliardi necessari per migliorare le reti elettriche e la flessibilità dei sistemi energetici. Di questi temi si occuperà un altro importante appuntamento a Milano durante la World Energy Week dall’8 all’11 ottobre, un evento internazionale organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Energia (World Energy Council) che riunirà i leader globali del settore con l’obiettivo di rendere l’industria energetica più’ sostenibile ed inclusiva. Da oggi al 2050, l’economia mondiale dovrà’ impegnare in media ogni anno circa il 2% del suo Pil in soluzioni innovative per la decarbonizzazione come fonti rinnovabili, efficienza energetica o ancora nuove tecnologie abilitanti.