Nel comparto energetico la proposta trova ampio consenso. Uniper, gruppo controllato dallo Stato, principale importatore di gas del paese e maggiore gestore di depositi, ritiene che un obbligo di riempimento, se ben disegnato, possa portare gli impianti più pieni all’inizio dell’inverno.
Alla fine l’allarme lanciato ripetutamente dagli operatori è risuonato anche nelle stanze del governo a Berlino. Il ministero federale dell’Economia e dell’Energia è pronto a valutare un obbligo che leghi la prenotazione delle capacità di stoccaggio al riempimento effettivo dei depositi di gas, che in Germania si riempiono lentamente e restano sotto la media degli ultimi anni. Le capacità risultano prenotate, ma nulla garantisce che il gas venga poi davvero immagazzinato.
L’apertura è arrivata dal responsabile del dipartimento competente, Bernhard Kluttig, al convegno annuale sul gas organizzato dall’Handelsblatt nella capitale. “Questo è un punto che dovremmo discutere”, ha dichiarato. Finora le prenotazioni si sono spesso rivelate un indicatore poco affidabile, anche se nelle ultime settimane la ministra dell’Economia Katherina Reiche aveva più volte ricordato che gli impianti risultavano ben prenotati.
IL MODELLO FRANCESE E LA POSIZIONE DEL SETTORE
Nel comparto energetico la proposta trova ampio consenso. Uniper, gruppo controllato dallo Stato, principale importatore di gas del paese e maggiore gestore di depositi, ritiene che un obbligo di riempimento, se ben disegnato, possa portare gli impianti più pieni all’inizio dell’inverno. Un portavoce ha ricordato che altri paesi europei hanno già adottato soluzioni simili, precisando che andrebbero stabiliti con chiarezza i soggetti obbligati, il livello di copertura da raggiungere e il rapporto con il mantenimento di capacità sufficienti.
Uniper guarda in particolare alla Francia. Lì i gestori degli stoccaggi vedono ridotta una parte del rischio economico: se i ricavi non coprono i costi, la differenza è compensata da un meccanismo di perequazione, finanziato con una maggiorazione della tariffa che i consumatori pagano per l’uso delle reti del gas. Ne risulta un rendimento regolamentato, simile a quello dei gestori delle reti elettriche e del gas, mentre i clienti sono tenuti a utilizzare davvero la capacità prenotata.
Favorevole a un confronto rapido anche Sebastian Heinermann, presidente dell’Initiative Energien Speichern (Ines), l’associazione dei gestori degli stoccaggi. Secondo Heinermann, “la discussione va avviata subito” e concentrata sulle regole concrete. “Il prossimo anno”, prevede, “il forte svuotamento atteso questo inverno e la successiva costituzione di una riserva strategica renderanno il riempimento ancora più impegnativo”.
PERCHÉ IL MERCATO NON FUNZIONA PIÙ COME PRIMA
David Bothe, di Frontier Economics, ha spiegato all’Handelsblatt che “vale la pena pesare vantaggi e svantaggi dell’obbligo”. Da un lato verrebbe limitata la libertà d’impresa dei commercianti, dall’altro le esperienze europee mostrano che strumenti del genere possono funzionare. La società aveva già analizzato i livelli minimi di riempimento in una perizia per il ministero, pubblicata a fine ottobre dello scorso anno.
Lo scenario è cambiato con la guerra in Ucraina. Prima dello stop alle forniture russe via gasdotto, il riempimento seguiva la logica del mercato: il gas costava meno in primavera e in estate che in autunno e in inverno, e conveniva dunque acquistarlo presto per rivenderlo più tardi. Oggi la Germania dipende di più dal gas naturale liquefatto, richiesto in tutto il mondo per l’intero anno, e le differenze stagionali si sono assottigliate, fino a invertirsi in alcuni casi. A pesare è stato anche il blocco dello Stretto di Hormuz, che ha tenuto alti i prezzi in estate.
LE MISURE GIÀ IN CAMPO E LA RISERVA STRATEGICA
Reiche ha già agito. A settembre ha incaricato Securing Energy for Europe (Sefe), il fornitore di gas di proprietà federale, di acquistare otto terawattora per i depositi. Trading Hub Europe (THE), responsabile per legge dell’area di mercato tedesca, ha inoltre bandito una gara per le “Long Term Options”: dietro un compenso, si assicura il diritto di richiamare quantità di gas a un prezzo fissato in anticipo, il che incentiva a lasciarlo più a lungo negli impianti. Sull’impiego decidono però gli azionisti di THE, scrive il quotidiano economico, cioè i gestori delle condotte di trasporto, non il ministero.
Resta infine la riserva strategica annunciata mesi fa dalla ministra, pensata solo per crisi eccezionali come l’interruzione delle infrastrutture. Secondo quanto riportano i media citando la bozza di legge del ministero, avrebbe un volume di 24 terawattora, pari a circa il 10% della capacità di stoccaggio tedesca, e sarebbe finanziata con un prelievo in bolletta: i costi sono stimati tra 247 e 308 milioni di euro l’anno, circa 7,20 euro annui per una famiglia con un consumo di 20.000 chilowattora.
La riserva potrà essere impiegata solo dopo la dichiarazione del livello di emergenza da parte dell’Agenzia federale delle reti (Bundesnetzagentur), che deciderebbe anche sull’utilizzo. Il testo è ancora in fase di elaborazione e la riserva dovrebbe essere disponibile dall’inverno 2027-2028.

