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Gas, ecco perché è cresciuto il ruolo dell’Ucraina nel mercato Ue

Gas

L’Ucraina sta innescando un cambiamento di medio-lungo termine nei mercati del gas europei, con conseguenze economiche e geopolitiche molto maggiori di quelle viste finora.

Con l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, il governo ucraino prese una decisione storica: non avrebbe più acquistato gas dalla Russia e avrebbe invece cercato di importare ciò di cui aveva bisogno dai suoi vicini occidentali. L’allora operatore nazionale dei gasdotto Uktransgaz, in mano a Naftogaz, si incontrarono con le controparti slovacche e la Commissione europea per studiare il modo di invertire i flussi di gas dalla Slovacchia all’Ucraina. Riuscendoci e trascinando poi anche Polonia e Ungheria.

Come ricorda S&P Global Platts “la compagnia petrolifera e del gas statale ucraina, Naftogaz, era così orgogliosa che mantenne per due anni una pagina web con un timer che contava i minuti trascorsi senza importazioni dirette di gas russo. Quella che allora sembrava una decisione coraggiosa e molto motivata politicamente, negli ultimi anni è diventata uno dei principali fattori scatenanti del cambiamento strutturale nei mercati del gas europei”. Insomma, la mossa di Kiev unita a quella polacca che a partire dal 2022 bloccherà anch’essa le importazioni di combustibile dalla Russia, stanno avendo un impatto importante sui prezzi in Europa ma anche sulla diversificazione e la sicurezza energetica del Vecchio Continente.

NUOVI HUB AD ORIENTE: STOCCAGGI DECISIVI

I dati del gestore del sistema di trasmissione ucraino GTSOU mostrano che nel periodo gennaio-settembre 2020 il paese ha importato circa 15 miliardi di metri cubi di combustibile dalla Slovacchia, dall’Ungheria e dalla Polonia messe insieme. La Slovacchia ha fornito il contributo maggiore, con 9,7 miliardi di metri cubi spediti, un terzo in più rispetto all’anno precedente, sottolinea S&P evidenziando che la decisione del governo di mettere a disposizione dei trader stranieri gli enormi impianti di stoccaggio del gas dell’Ucraina, ampiamente sottoutilizzati, “è stato un fattore importante nell’aumento delle importazioni”.

IL NODO (RISOLTO) DELLE TASSE

Dal 2017, infatti, i trader stranieri possono immagazzinare i propri volumi di gas “fino a 1.095 giorni – circa tre anni – senza pagare l’imposta sul valore aggiunto o i dazi doganali. Il gas immagazzinato può essere venduto ad un altro non residente ed esportato al di fuori dell’Ucraina, anche senza prelievi. Le tasse vengono pagate solo quando i volumi immagazzinati vengono venduti a società ucraine e importati in Ucraina”.

Nel 2020, GTSOU è stato separato dalla società madre Naftogaz e sono state introdotte tariffe di trasporto a corto raggio, rendendo ancora più semplice ed economico per i commercianti stranieri utilizzare l’infrastruttura del gas dell’Ucraina.

I BENEFICI PER L’ITALIA

L’Ucraina ha ricevuto ancora più gas attraverso i suoi confini occidentali “da luglio a settembre 2020, quando l’Eustream slovacco ha accettato di consentire flussi inversi virtuali a Velke Kapusany – si legge ancora -. Il punto di ingresso si trova al confine tra Slovacchia e Ucraina ed è stato storicamente utilizzato per fornire volumi di gas russo a lungo termine all’Europa centrale e all’Italia”. Eustream ha reso disponibili “60 milioni di m3 / giorno di capacità di trasporto virtuale del gas dalla Slovacchia all’Ucraina durante l’intero terzo trimestre del 2020”.

LA VOLATILITÀ DEL CEGH

“Una delle prime e più importanti manifestazioni dell’aumento dei flussi e della liquidità si è verificata presso l’hub del gas CEGH – prosegue S&P -. I partecipanti registrati all’hub del gas CEGH erano 242 a maggio 2019, un aumento del 50% in cinque anni. I trader sono stati attratti dalla crescente volatilità dell’hub austriaco, alimentata dall’aumento dei volumi spostati da Slovacchia, Polonia e Ungheria in Ucraina. Ciò è accaduto quando coloro che operavano in questi hub orientali del gas commerciavano sugli spread tra ciascun hub e il CEGH austriaco. Insieme all’instabilità del prezzo spot CEGH, lo spread al TTF olandese, hub di riferimento europeo, è diventato uno dei più volatili della regione”.

COSA È SUCCESSO SUL COLLEGAMENTO PSV-CEGH

“Durante l’estate del 2020, i trader italiani attivi sul PSV italiano e sul CEGH austriaco hanno perso una delle loro partite tradizionali, sfruttando le opportunità di arbitraggio offerte dal premio tipico dei contratti PSV italiano all’equivalente CEGH – si legge ancora -. I contratti spot del PSV in Italia sono normalmente scontati rispetto all’equivalente CEGH solo raramente e durante i fine settimana. Ma per la prima volta nella storia, il contratto spot del PSV italiano ha avuto uno sconto consistente rispetto all’equivalente CEGH per settimane consecutive e per la maggior parte dell’estate. Questo cambiamento è stato innescato principalmente dalla forte domanda di gas nell’Europa centrale e orientale e in Ucraina. Nell’Europa continentale in eccesso di offerta, dove gli impianti di stoccaggio si stavano già avvicinando ai loro limiti a metà della stagione di iniezione, i commercianti erano desiderosi di acquistare gas negli hub europei e spedirlo agli impianti di stoccaggio più vuoti dell’Ucraina”.

L’elevata domanda di gas nella regione ha fatto sì che per diverse settimane di seguito Slovacchia e Ungheria siano diventati i due hub del gas più costosi in Europa, sostituendo i soliti contendenti, Italia e Spagna – ha evidenziato S&P -. Anche il contratto spot austriaco CEGH, che fornisce anche la base per i prezzi del gas slovacco e ungherese, ha registrato un’impennata e ha superato il suo equivalente italiano. Il fenomeno era solo stagionale e le cose sono tornate alla normalità non appena si è conclusa la stagione delle iniezioni. Ma ha mostrato la piena portata dell’impatto che i flussi dell’Ucraina possono avere anche sugli hub più storici del gas”.

GLI SPREAD DI PREZZO OVEST-EST SI RESTRINGONO

Oltre ai cambiamenti stagionali e legati allo stoccaggio, l’Ucraina sta innescando un cambiamento di medio-lungo termine nei mercati del gas europei, con conseguenze economiche e geopolitiche molto maggiori di quelle viste finora. “Sebbene i paesi dell’Europa orientale e meridionale rimangano fortemente dipendenti dal gas russo a lungo termine, lo sviluppo di nuovi hub del gas in questa regione innescato dall’Ucraina sta lentamente contribuendo alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento regionali”, si legge su S&P che evidenzia come nel tempo, ciò potrebbe tradursi in prezzi del gas più bassi e una minore diffusione tra i prezzi in Occidente e in Oriente.

“Secondo i dati recentemente pubblicati dall’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione tra i regolatori dell’energia (ACER), lo spread tra TTF e prezzi degli hub dell’Europa orientale si è ridotto negli ultimi anni principalmente a causa dell’aumento dei volumi scambiati e della liquidità in questi ultimi – evidenzia S&P -. Tuttavia, questa tendenza si è invertita nel 2019, quando i prezzi del gas in tutta Europa hanno registrato un forte calo di oltre 3 euro / MWh anno su anno nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue. Ciò è dovuto principalmente alle consegne record di GNL, alle temperature invernali superiori alla media e agli impianti di stoccaggio del gas ben forniti. Tuttavia, i prezzi non sono diminuiti allo stesso modo negli Stati membri dell’Ue e nei membri della Comunità dell’energia”.

Secondo ACER, l’accesso a una varietà di fonti di gas e GNL, nonché la presenza di hub del gas ben funzionanti, rimangono elementi chiave per ridurre i differenziali di prezzo. “Mentre un nuovo terminale GNL in Croazia dovrebbe aumentare la diversità delle fonti di approvvigionamento nell’Europa orientale e meridionale a partire da gennaio 2021, si prevede che l’aumento dei volumi di gas spostati da ovest a est continuerà a stimolare lo sviluppo dell’hub del gas nella regione e a ridurre il divario di prezzo tra l’Europa occidentale e quella orientale. Ciò rafforzerebbe il ruolo attivo dell’Ucraina nella formazione del mercato europeo del gas”, ha concluso S&P.

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