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Sicurezza energetica nel Mediterraneo

Gas fuori controllo, incubo inverno in Europa: il TTF vola verso quota 100 euro

Prezzi triplicati e stoccaggi Ue fermi al 75%: la crisi in Medio Oriente blocca il GNL del Qatar e Berlino preleva già le riserve al 61%.

Il prezzo di riferimento del gas naturale per il mercato europeo è balzato stamattina ad Amsterdam toccando nel corso della giornata un picco di 93,70 euro al megawattora (MWh). La quotazione risulta quasi tre volte superiore ai 31,51 euro registrati alla chiusura del giorno precedente lo scoppio della guerra, attestandosi sui massimi dal dicembre 2022, la fase in cui il continente affrontò il suo primo inverno orfano della maggior parte dei flussi di gas russo convogliati via tubo.

L’impennata, che porta il valore energetico a oltre 30 dollari per MMBtu, si è manifestata fin dall’avvio degli scambi: alle 7:00 (ora di Amsterdam), il contratto per il mese successivo sulla piattaforma Title Transfer Facility (TTF) saliva del 3%, scavalcando la soglia dei 92 euro/MWh (a quota 92,30 euro) dopo aver già archiviato la seduta precedente con un analogo rialzo del 3% sopra i 90 euro/MWh. A sospingere la corsa concorrono le tensioni geopolitiche internazionali, il calo stagionale delle temperature e la contemporanea ascesa del greggio Brent, arrivato a un picco di cinque mesi a 114 dollari al barile per il timore che attacchi condotti dagli Houthi possano investire gli impianti energetici dell’Arabia Saudita.

LE RAGIONI DELLA CRISI: FLUSSI DAL QATAR BLOCCATI E STOP AL GNL RUSSO

Le dinamiche di rincaro sono riconducibili alle strozzature sul lato dell’offerta e alla crisi in corso nel Golfo Persico, che continua a limitare le esportazioni marittime di gas naturale liquefatto (GNL) provenienti dal Qatar. La gravità del quadro è stata evidenziata dal rapporto redatto dagli analisti di ING, Warren Patterson ed Ewa Manthey, che hanno sottolineato: “I prezzi del gas in Europa rimangono estremamente sensibili agli sviluppi nel Golfo Persico; è sempre più probabile che i flussi di GNL restino in gran parte assenti dal mercato per gran parte dell’inverno nell’emisfero settentrionale”.

Alle perturbazioni in Medio Oriente si sommano le criticità sul fronte delle forniture del Nord Europa e le scadenze regolatorie: in Norvegia le operazioni di manutenzione relative all’impianto di Åsgard si protrarranno fino a circa il 2 novembre, mentre all’orizzonte si profila l’entrata in vigore del divieto stabilito dall’Unione europea sulle importazioni di GNL russo, calendarizzato a partire dal 1° gennaio.

STOCCAGGI UE SOTTO LA MEDIA: PRELIEVI ANTICIPATI IN GERMANIA E FRANCIA

A rendere allarmante la situazione è il fatto che la stagione invernale del riscaldamento non è ancora formalmente iniziata, ma diversi Stati membri dell’Unione europea sono già stati costretti ad attingere anticipatamente alle proprie scorte a causa del repentino abbassamento delle temperature. Secondo le rilevazioni fornite da Gas Infrastructure Europe, il livello complessivo di riempimento degli stoccaggi dell’Unione Europea si attesta attualmente al 74,62%, una quota marcatamente inferiore rispetto alla media quinquennale per questo periodo dell’anno, pari a circa l’86%, evidenziando un divario negativo di oltre 10 punti percentuali.

In merito alla traiettoria delle riserve, gli esperti di ING hanno osservato: “Sembra inoltre che il livello di riempimento degli stoccaggi di gas nell’UE abbia raggiunto il suo picco poco sotto il 75%”. Tra i Paesi che hanno già dato avvio ai prelievi figurano Francia e Germania, accentuando le preoccupazioni sul volume delle riserve disponibili per i mesi più rigidi.

IL CONFRONTO TRA I PAESI: ITALIA OLTRE IL 90%, BERLINO IN AFFANNO AL 61%

Nel confronto interno tra i principali sistemi economici dell’Unione emergono profonde asimmetrie nella preparazione agli approvvigionamenti invernali. La Germania si trova in una condizione di marcato ritardo, con impianti di stoccaggio fermi al 61,09% di capienza (indicato sinteticamente al 61%), un dato inferiore di 14 punti percentuali rispetto al livello registrato nello stesso periodo dello scorso anno.

La Francia mostra riserve riempite all’87,21%, mentre l’Italia è l’unico tra i grandi Paesi dell’Unione europea ad aver già conseguito e superato i target di riempimento stabiliti dai regolamenti di Bruxelles (fissati al 90%), tagliando il traguardo con qualche giorno di anticipo grazie a depositi che hanno raggiunto il 90,15% della capacità.

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