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Il gasdotto Iran-Pakistan è la soluzione alla crisi energetica di Islamabad?

An Iranian worker stands in front of a section of a pipeline after the project was launched during a ceremony with presidents of Iran and Pakistan on March 11, 2013 in the Iranian border city of Chah Bahar. The two leaders jointly unveiled a plaque before shaking hands and offering prayers for the successful conclusion of the project, which involves the laying of a 780 kilometre (485 mile) section of the pipeline on the Pakistani side, expected to cost some $1.5 billion. AFP PHOTO/ATTA KENARE (Photo credit should read ATTA KENARE/AFP/Getty Images)

Gli economisti ritengono che il “gasdotto della pace” possa da solo affrontare la crisi energetica del Pakistan. Anche la Cina si è già mostrata interessata a questo progetto ed è disposta a investire.

La settimana scorsa, Imran Khan ha prestato giuramento come nuovo premier del Pakistan. Nel suo primo discorso televisivo alla nazione, l’ex giocatore di cricket ha illustrato la sua visione del Pakistan e ha promesso di portare avanti il programma Naya Pakistan (Nuovo Pakistan), lo slogan che usa fin dalle sue prime apparizioni politiche nel 2014 e sogno dei padri fondatori del paese Mohammad Ali Jinnah e Sir Mohammad Iqbal. Vale a dire quello di un paese migliore che lotta contro la povertà garantendo uno sviluppo economico senza corruzione.

POSSIBILE UN NUOVO CAPITOLO NEI RAPPORTI IRAN-PAKISTAN SOPRATUTTO NELL’ENERGIA

Il paese deve affrontare, infatti, molte questioni urgenti e il nuovo governo si trova di fronte a una miriade di sfide, la più grande delle quali, secondo gli esperti, è l’economia in crisi. Sarà un compito in salita per il nuovo esecutivo che dovrà trovare una soluzione all’economia paralizzata e a un sistema intriso di corruzione dilagante, clientelismo e mancanza di etica del lavoro. Nel suo discorso inaugurale, Khan ha anche affermato la sua volontà di migliorare i legami con i paesi vicini, tra cui l’Iran. Le relazioni tra Islamabad e Teheran sono significative perché i due paesi sono interdipendenti in molti settori. Il Pakistan, ad esempio, ha una grave carenza di energia, mentre l’Iran dispone di abbondanti risorse energetiche. In passato i due Paesi avevano deciso di rafforzare la cooperazione nel settore dell’energia, ma non sono stati fatti grandi progressi. Con la transizione politica di Islamabad, i due vicini dovrebbero aprire un nuovo capitolo nelle loro relazioni.

POSSIBILE IL RILANCIO DEL GASDOTTO IRAN-PAKISTAN?

Il Pakistan sta attraversando una fase critica della sua storia. Secondo gli ultimi rapporti, la domanda e l’offerta sono aumentate del 40% ma gli investimenti esteri sono crollati al minimo. Il divario tra importazioni ed esportazioni è in forte aumento e diverse industrie hanno spostato la loro produzione in altri paesi. Dal punto di vista energetico il Pakistan ha invece molte opzioni per affrontare la crisi a cominciare del progetto di gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India (TAPI), CASA-1000, un nuovo sistema di trasmissione elettrico ripartito su quattro paesi e l’impianto di rigassificazione Qatar LNG, solo per citarne alcuni. Ma uno dei progetti importanti e meno discussi che il nuovo governo potrebbe rilanciare è il progetto del gasdotto Iran-Pakistan chiamato anche “gasdotto della pace” che secondo gli esperti potrebbe rappresentare un’ancora di salvezza per i bisogni energetici del Pakistan.

IL PAKISTAN SOFFRE DI UNA IMPORTATE CRISI ENERGETICA E DI UN CALO NELLA PRODUZIONE INTERNA DI GAS

Secondo quanto riportato da diversi media locali, Khan avrebbe promesso di rilanciare il progetto del gasdotto e di attuarlo in via prioritaria. Gli economisti ritengono che il “gasdotto della pace” possa da solo affrontare la crisi energetica del Pakistan. In estate la carenza di energia raggiunge i 6.500 MW. La domanda di gas naturale in Pakistan è infatti superiore all’offerta. La produzione interna del Pakistan, attualmente di circa quattro miliardi di piedi cubi al giorno (CFD), scenderà a due miliardi entro il 2020, quando la domanda salirà a otto miliardi secondo un rapporto pubblicato su Express Tribune. Questo buco di sei miliardi potrebbe essere parzialmente colmato proprio dal gas iraniano. I dati statistici mostrano che circa 750 milioni di piedi cubi di gas del gasdotto tra i due paesi potrebbe contribuire ad aggiungere 4.000 MW di energia elettrica nel sistema insieme con la creazione di opportunità di lavoro in aree remote del Baluchistan e del Sindh.

LA RISPOSTA POTREBBE ESSERE PROPRIO IL GAS IRANIANO

Secondo i calcoli di alcuni esperti citati dall’agenzia pakistana Mehr, l’ingresso del gas iraniano potrebbe portare a ripristinare 2.232 MW di capacità di generazione di energia con soli 406 milioni di piedi cubi di gas lasciando liberi gli altri 344 milioni di piedi cubi di gas per usi quali la produzione di fertilizzanti e la fornitura di gas ai consumatori domestici. Complessivamente, il Pakistan risparmierebbe in questo modo 2,3 miliardi di dollari in importazioni di energia.

ANCHE LA CINA DISPOSTA INVESTIRE NEI PROGETTI ENERGETICI PAKISTANI

Anche la Cina si è già mostrata interessata a questo progetto ed è disposta a investire. Anche perché, tra l’altro, Pechino è già coinvolta nella realizzazione del porto di Gwadar, in Pakistan, e per questo piano come per molti altri che ha in programma nel paese, necessita di gas e petrolio. In questo senso il Pakistan sta pensando di realizzare proprio nel porto di Gwadar un terminale GNL per la movimentazione e il trattamento del gas, che darà impulso alle attività economiche della zona.

In sostanza la promessa del governo di Imran Khan di rilanciare il progetto del gasdotto Iran-Pakistan, potrebbe rappresentare un cambiamento di rotta. Anche se i due paesi dovranno risolvere diverse questioni in sospeso, in particolare dopo le sanzioni statunitensi contro l’Iran. Si tratta comunque di un’opportunità storica per trasformare le relazioni tra Teheran e Islamabad nel settore dell’energia e per il Pakistan di un’occasione per arginare la crisi energetica interna.