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I prezzi del gas europei salgono mentre torna vivo lo scontro con Gazprom

Gazprom Ucraina Ue Minacce Forniture

Ieri Mosca ha minacciato l’Ue di limitare le forniture e Gazprom ha accusato l’Ucraina di sottrarre gas a Chisinau

Sono tornate le minacce, semmai se ne fossero mai andate. La Russia è tornata a tuonare contro il Vecchio Continente sulle forniture di gas. E anche contro l’Ucraina. Ieri si è consumata una doppia sfida del Cremlino, e di Gazprom. Che ha annunciato la riduzione dei flussi verso Chisinau via Kyiv. Il volume di gas fornito a Moldovagaz, i cui pagamenti di novembre non sono andati a buon fine, corrisponde a 24,945 milioni di metri cubi. Il totale accumulato in Ucraina è di 52,52 milioni di metri cubi di gas. Ecco allora che dal prossimo 28 novembre, Gazprom inizierà a ridurre la fornitura di gas al Sudzha GIS, per il transito attraverso l’Ucraina, dell’importo della consegna giornaliera. Una minaccia di limitazione dei flussi molto grave perché riguardante l’unico gasdotto rimasto verso l’Europa occidentale.

Già oggi, però, la Moldavia ha affermato che la Russia non ha inviato segnali che smetterà di rifornirla di gas il mese prossimo. Ma si è detta comunque pronta a qualsiasi scenario perché Mosca utilizza le risorse energetiche come “uno strumento di ricatto”.

GAZPROM MINACCIA UE E UCRAINA, SALGONO I PREZZI

Immediati gli effetti. Nella giornata odierna, i prezzi al mercato olandese hanno registrato aumenti fino al 6% a 132 euro al megawattora nei primi scambi londinesi. Già ieri, l’impennata era stata pari al 9%.

All’ingrosso, invece, il prezzo europeo ha segnato un forte calo in confronto ai picchi da 310 euro al megawattora di agosto scorso. Il motivo? La forte riduzione di domanda industriale, l’offerta in aumento rispetto alle previsioni e consumi interni al ribasso.

BRUXELLES IN BILICO ANCHE SULLA PROPOSTA DI PRICE CAP

L’inverno effettivo, intanto, si avvicina. Dopo le temperature inaspettatamente calde di ottobre e buona parte di novembre, l’avvicinarsi dei mesi più rigidi preoccupa Bruxelles in termini di tenuta sulle forniture. Al netto del lavoro svolto in termini di riempimento degli stoccaggi.

Intanto, l’Ue lavora alla proposta sul tetto al prezzo del gas. Ieri la Commissione ha diffuso i dettagli sul meccanismo di correzione e limitazione delle perturbazioni nei mercati energetici e finanziari. Lo strumento consiste in un prezzo massimo di sicurezza di 275 euro sui derivati Ttf del mese prima. Quando si attiverebbe? Ci sono due condizioni: il prezzo di liquidazione del derivato Ttf front-month supera i 275 euro per due settimane e i prezzi Ttf sono superiori di 58 euro rispetto al prezzo di riferimento del Gnl per 10 giorni di negoziazione consecutivi nelle due settimane.

Verrà discusso domani a Bruxelles dai ministri dell’Energia dei Paesi membri ma già convince pochi addetti ai lavori.

COSA NON VA NEL MECCANISMO DEL TETTO AL GAS

“Il meccanismo rischia di essere un’arma spuntata“, scrive oggi La Stampa. E “anche dentro la Commissione c’era chi chiedeva di osare di più. Pur senza criticarlo esplicitamente, Paolo Gentiloni ha lasciato trasparire il suo scetticismo”.

Tra gli addetti ai lavori, un diplomatico europeo contattato dalla Reuters ha detto che “avremo un cap sulla carta che in pratica non scatterà mai”. Secondo Simone Tagliapietra di Bruegel, tra i tanti che si sono espressi negativamente nelle ultime ore, “è totalmente inutile” come proposta. E che ormai è troppo tardi per ragionare sul tetto al prezzo del gas. Serve altro.

Eppure, anche ieri durante la conferenza stampa di illustrazione delle misure della prima Manovra, la premier italiana Giorgia Meloni ha ribadito che “abbiamo fatto passi in avanti dopo di che per il futuro il tema di un tetto europeo al prezzo del gas è fondamentale”.

Rispondendo alle domande sul tema, ha aggiunto che ”c’è chi chiede lo scostamento, quel che va fatto si farà ma a me dare 30 miliardi alla speculazione non mi fa felice: sono risorse che vorrei spendere altrimenti, è un pozzo senza fondo se non c’è una soluzione europea. Ci sarà il consiglio a dicembre, speriamo in una soluzione per cui dopo marzo abbiamo un’altra situazione. Noi ragioniamo o di avere altri strumenti, come Sure, altrimenti maggiore flessibilità sui fondi già esistenti”.

 

 

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