I rilievi sismici validano la presenza di calore e materie prime per abbattere 800mila tonnellate di CO2 l’anno. Il progetto punta all’avvio operativo nel 2030 attraverso una nuova campagna di mappatura 3D.
Il rombo dei camion che nella primavera del 2025 ha attraversato strade e centri abitati del Palatinato non era soltanto il segnale d’avvio di un’esplorazione tecnica, ma l’anticamera di un progetto che, ora, entra in una fase più matura. L’alleanza tra BASF e Vulcan Energy per sfruttare le risorse geotermiche profonde del bacino del Reno superiore ha superato nei mesi scorsi un primo passaggio chiave: le analisi delle misurazioni sismiche 2D hanno confermato la presenza di strutture geologiche idonee alla produzione di energia e all’estrazione di litio, rafforzando l’ambizione di trasformare Ludwigshafen in un laboratorio avanzato della transizione energetica industriale.
Il progetto, che punta a produrre vapore privo di emissioni di CO2 per il più grande complesso chimico del mondo, a fornire teleriscaldamento sostenibile e a ricavare litio climaticamente neutro, viene ora proiettato verso la fase successiva, quella decisiva per la verifica operativa del potenziale individuato.
INVESTIMENTO E CONFERME DAL SOTTOSUOLO
Le indagini sismiche bidimensionali condotte nella regione del Vorderpfalz hanno fornito, secondo le aziende coinvolte, dati geologici coerenti con le ipotesi formulate negli studi preliminari. Geologi e geofisici hanno individuato “strutture profonde compatibili con un utilizzo geotermico su scala industriale e con la presenza di salamoie ricche di litio”, raggiungendo così un traguardo fondamentale del progetto congiunto.
BASF, che aveva messo a disposizione fino a cinque milioni di euro per questa fase iniziale di esplorazione, vede ora rafforzata la prospettiva di ridurre in modo significativo l’impronta climatica del sito di Ludwigshafen. L’obiettivo resta la produzione di vapore senza combustibili fossili, elemento centrale per un impianto che richiede ogni anno circa 14 milioni di tonnellate di vapore, oggi ottenute in parte dal recupero di calore e in parte da fonti fossili. La capacità ipotizzata, pari a circa 300 megawatt termici, consentirebbe di evitare fino a 800.000 tonnellate annue di CO2.
DALLA SISMICA 2D ALLA FASE 3D
I risultati della sismica 2D costituiscono ora la base tecnica per il passaggio a una campagna di misurazioni tridimensionali su larga scala. Gli esperti spiegano che “a differenza delle rilevazioni lungo singole linee, la sismica 3D permette una rappresentazione spaziale dettagliata del sottosuolo, indispensabile per pianificare con precisione una futura trivellazione esplorativa”.
Secondo Thorsten Weimann, Chief Development Officer e amministratore delegato di Vulcan Energie Ressourcen, i dati raccolti “confermano il notevole potenziale geotermico nella regione e avvicinano in modo concreto l’obiettivo di fornire energia sicura e climaticamente neutra all’industria e alle comunità locali, affiancata da una produzione sostenibile di litio per la filiera europea delle batterie”.
Anche BASF sottolinea il valore strategico del passo compiuto. Tilmann Hezel, Senior Vice President Infrastructure del sito di Ludwigshafen, evidenzia come “la possibilità di produrre vapore a emissioni zero attraverso geotermia e pompe di calore rappresenti un tassello centrale della trasformazione verde del gruppo”.
LA NUOVA ROAD MAP
Il calendario del progetto viene tuttavia adattato alle condizioni quadro attuali. La recente decisione del governo federale tedesco di classificare la geotermia come attività di “interesse pubblico prevalente”, nell’ambito della legge per l’accelerazione della geotermia, rafforza la pianificabilità delle prossime fasi. Restano però aperte le questioni legate al finanziamento della sismica 3D, per la quale Vulcan e BASF hanno presentato una richiesta di fondi nel quadro dell’ottavo programma federale di ricerca energetica.
Alla luce delle incertezze sul bilancio federale 2025-2026 e delle esigenze di ottimizzare la qualità dei dati, soprattutto nelle aree densamente popolate, i partner stanno preparando “un rinvio delle misurazioni 3D originariamente previste per l’inverno 2025-2026”. Una decisione che, sottolineano le aziende, “non incide sull’obiettivo di avviare il progetto all’inizio degli anni Trenta”.
Parallelamente, resta centrale il secondo pilastro dell’iniziativa: l’estrazione di litio dall’acqua termale. Vulcan continua a considerare il bacino del Reno superiore una delle principali risorse europee per la produzione di idrossido di litio a basso impatto climatico, destinato all’industria automobilistica e delle batterie.
In questo quadro, anche i fornitori energetici locali di Ludwigshafen e Frankenthal potrebbero beneficiare del calore geotermico per sviluppare reti di teleriscaldamento sostenibile.
Il progetto BASF–Vulcan entra così in una fase più solida e strutturata. Il rombo dei camion ha lasciato spazio ai dati: ora sarà il sottosuolo, mappato con maggiore precisione, a indicare se la promessa di un’industria chimica decarbonizzata e di un litio “verde” potrà tradursi in realtà.

