Un’analisi dell’Handelsblatt rivela che l’integrazione dei sistemi di accumulo potrebbe far risparmiare allo Stato oltre 160 milioni di euro l’anno rispetto ai soli impianti termoelettrici.
Il futuro della sicurezza energetica tedesca si gioca su un equilibrio ancora irrisolto: batterie o centrali a gas? Secondo un’analisi pubblicata dall’Handelsblatt, la Germania difficilmente potrà fare a meno di nuova capacità termoelettrica per garantire l’approvvigionamento nei momenti critici, ma l’integrazione con sistemi di accumulo potrebbe ridurre sensibilmente i costi della transizione.
IL NODO DELLA DUNKELFLAUTE
Il punto di partenza del dibattito è rappresentato dai cosiddetti periodi di “Dunkelflaute”, le fasi prolungate in cui la produzione da fonti rinnovabili cala drasticamente per assenza di vento e sole. Un calcolo elaborato dal Centro di ricerca per l’economia energetica (FfE) per l’Handelsblatt mostra che, per coprire questi intervalli affidandosi esclusivamente alle batterie, la capacità degli impianti oggi approvati dovrebbe essere moltiplicata da 20 a 40 volte.
Il dato emerge da una simulazione basata su un episodio reale: tra il 2 e il 7 novembre 2024, un periodo di 144 ore con scarsa produzione rinnovabile ha richiesto circa 3,9 terawattora di elettricità generata da impianti convenzionali. Trasporre questa esigenza su sistemi di accumulo significherebbe disporre di capacità di stoccaggio enormemente superiori a quelle attuali, oggi concentrate soprattutto su cicli di breve durata, da una a poche ore.
La ministra federale dell’Economia, Katherina Reiche (Cdu), ha più volte richiamato questi numeri per sostenere la necessità di una potenza di backup stabile. “Quando si vedono questi dati, non si può pensare che bastino poche batterie”, ha dichiarato Reiche, sottolineando come le rinnovabili abbiano coperto meno del 10% della domanda per due giorni consecutivi e meno del 20% per una settimana intera.
SCONTRO POLITICO E INDUSTRIALE
La strategia energetica del governo resta però oggetto di tensioni politiche. Da mesi Reiche è accusata di privilegiare le centrali a gas a scapito delle tecnologie di accumulo. Secondo indiscrezioni riportate recentemente dal settimanale Der Spiegel, il ministero avrebbe persino sollecitato a gruppi energetici come EnBW e Rwe analisi critiche sull’utilizzo delle batterie, alimentando le polemiche e rallentando l’adozione di una strategia condivisa.
All’interno della coalizione di governo, l’Spd spinge per una maggiore apertura agli accumulatori, contribuendo di fatto allo stallo decisionale.
Al di là delle frizioni politiche, il confronto tra le due opzioni ha assunto i contorni di una contrapposizione quasi ideologica. Tuttavia, la maggior parte degli analisti concorda su un punto: né il gas né le batterie rappresentano da soli una soluzione completa. Le prime garantiscono continuità su lunghi periodi, le seconde offrono flessibilità e risposta rapida alle oscillazioni di breve termine.
Anche l’FfE, attraverso il suo amministratore delegato Christoph Pellinger, evidenzia i limiti economici di un sistema basato esclusivamente sugli accumulatori: “Un modello di business sarebbe realizzabile solo con massicci sussidi”, ha spiegato all’Handelsblatt, indicando nelle centrali a gas l’opzione più conveniente per la sicurezza dell’approvvigionamento.
IL RUOLO DELLE BATTERIE NEL MIX FUTURO
Nonostante questi limiti, il settore degli accumuli rivendica un ruolo crescente nel sistema energetico, osserva lo stesso quotidiano economico. Diversi operatori sostengono che anche una sostituzione parziale delle centrali a gas con batterie potrebbe generare risparmi significativi.
Il governo federale prevede di mettere a gara entro l’estate circa 12 gigawatt di capacità flessibile, di cui 10 destinati a coprire esigenze di lungo periodo: una quota che, secondo molti, finirà prevalentemente al gas, ma che potrebbe essere in parte aperta anche agli accumuli.
Uno studio della società di consulenza LCP Delta, realizzato per lo sviluppatore Field e ripreso ancora dall’Handelsblatt nella sua analisi, propone ad esempio una lettura alternativa. Secondo l’amministratore delegato Philip Hainbach, “la Germania non ha bisogno di un backup esclusivamente a gas”. L’analisi, basata su dati di progetto concreti, indica che sistemi di accumulo a lungo termine potrebbero garantire la sicurezza dell’approvvigionamento con costi sensibilmente inferiori.
Il confronto economico è significativo: per due gigawatt di nuova capacità, le centrali a gas richiederebbero circa 194 milioni di euro annui di sovvenzioni, contro i 28 milioni necessari per batterie con autonomia di dieci ore. Il potenziale risparmio per lo Stato supererebbe quindi i 160 milioni di euro all’anno.
Secondo gli esperti, i primi gigawatt di accumulo apportano benefici rilevanti anche nei periodi critici, contribuendo a stabilizzare le fluttuazioni di breve termine. Tuttavia, per incidere davvero sulla sicurezza energetica nei lunghi periodi di carenza rinnovabile, sarebbero necessari sistemi con durate molto più elevate, e quindi più costosi.
Prende quindi forma una possibile via intermedia: integrare progressivamente batterie, anche di lunga durata, nel sistema di aste pubbliche, così da testarne la competitività e accelerarne lo sviluppo. Una strategia che – conclude il quotidiano di Düsseldorf – pur senza sostituire completamente il gas, potrebbe contribuire a costruire un sistema elettrico più flessibile, efficiente e coerente con gli obiettivi climatici.


