Il “pacchetto rete” del ministro dell’Economia Reiche mira a gestire le reti congestionate, ma le associazioni di settore avvertono: “È un veleno per gli investimenti”.
La transizione energetica tedesca è a un bivio: tagliare i compensi alle nuove centrali rinnovabili nelle zone con reti congestionate o continuare a spendere miliardi per gestire l’energia che non riesce a fluire dove serve? Un’analisi dell’Handelsblatt riassume il punto della situazione e l’acceso dibattito che sta attraversando la Germania sul cosiddetto “pacchetto rete” (Netzpaket), la riforma proposta dal ministro federale dell’Economia Katherina Reiche la scorsa settimana.
La proposta legislativa, che ha rapidamente conquistato il centro della scena politica energetica tedesca, ha oscurato persino temi caldi come la diminuzione delle scorte di gas naturale e le contestazioni al sistema comunitario di compravendita dei diritti di emissione. L’iniziativa prevede modifiche sostanziali al meccanismo di compensazione per i nuovi impianti di generazione elettrica situati in aree dove l’infrastruttura di trasmissione risulta cronicamente sovraccarica.
Il cuore della proposta riguarda l’introduzione della cosiddetta “riserva di ridispacciamento”, un meccanismo che eliminerebbe i risarcimenti economici per le nuove installazioni qualora queste vengano obbligate a ridurre la produzione. Il provvedimento scatterebbe automaticamente nelle zone in cui, nell’anno solare antecedente, oltre il tre percento dell’elettricità generata non ha potuto essere immessa nella rete a causa di strozzature tecniche.
Si tratta di una situazione tutt’altro che ipotetica: da anni la Germania si confronta con il problema della regolazione forzata di consistenti volumi di elettricità da fonti rinnovabili, un fenomeno che comporta costi miliardari annuali per la gestione delle criticità infrastrutturali.
PROTESTE DAL COMPARTO VERDE
Le reazioni più veementi provengono proprio dall’industria delle energie pulite. Ursula Heinen-Esser, alla guida dell’Associazione federale delle energie rinnovabili (BEE), non usa mezzi termini nel definire il piano un potenziale “veleno” per gli investimenti indispensabili alla transizione ecologica. Secondo la dirigente, l’attuazione delle misure prospettate dal dicastero economico comprometterebbe l’equilibrio complessivo dell’architettura energetica nazionale, arrestando di fatto lo sviluppo del comparto. L’accusa è di particolare gravità, poiché mette in discussione la capacità stessa del governo di garantire quella stabilità sistemica necessaria per attrarre capitali verso le tecnologie verdi.
IL NODO INFRASTRUTTURALE
Il problema di fondo, scrive l’Handelsblatt, risiede nel divario crescente tra il ritmo di implementazione delle fonti rinnovabili e quello di ammodernamento delle reti di trasporto dell’energia. La ridistribuzione dei flussi elettrici – necessaria quando, ad esempio, l’elettricità eolica prodotta nelle regioni settentrionali non riesce a raggiungere le aree meridionali – richiede l’attivazione di centrali di riserva con costi esorbitanti. Gli operatori di rete investono annualmente cifre considerevoli per l’adeguamento delle infrastrutture e il legislatore ha già introdotto misure acceleratorie. Tuttavia, nella pratica emergono vincoli insormontabili: scarsità di progettisti specializzati, installatori qualificati e materiali essenziali rendono impossibile velocizzare oltre certi limiti i cantieri infrastrutturali.
RESPONSABILITÀ CONDIVISE
Il disegno normativo non intende tuttavia scagionare i gestori di rete dalle loro responsabilità, conclude il quotidiano economico. La proposta impone espressamente agli operatori di “ottimizzare, potenziare e ampliare in via prioritaria” proprio quelle zone dove si manifesta la necessità della riserva di ridispacciamento. L’obiettivo dichiarato non è rallentare lo sviluppo delle rinnovabili, ma sincronizzare meglio l’espansione delle reti con quella degli impianti di generazione.
Realizzare nuove installazioni con la certezza che parte dell’energia prodotta rimarrà inutilizzata rappresenterebbe uno spreco inaccettabile. Nelle settimane e nei mesi futuri il “pacchetto rete” attraverserà un intenso percorso parlamentare che difficilmente lascerà intatta la proposta originale, richiedendo compromessi anche al settore delle energie rinnovabili.

