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Germania

Germania, stallo sulla legge riscaldamento: installazioni ai minimi ma volano le pompe di calore

Il governo manca l’intesa sulla nuova riforma e il mercato tocca il punto più basso degli ultimi quindici anni. Nonostante l’incertezza, le pompe di calore sorpassano per la prima volta gli impianti a gas.

Entro la fine di gennaio il governo federale tedesco puntava a chiarire l’architettura di una nuova normativa sul riscaldamento, considerata uno dei pilastri della strategia climatica e urbanistica della coalizione. Quel traguardo, però, è stato mancato. A distanza di mesi, il progetto resta fermo, mentre imprese, famiglie e operatori del settore attendono indicazioni che non arrivano e sono perse in un limbo segnato da incertezza normativa, tensioni politiche e obiettivi climatici che ora appaiono troppo ambiziosi, se non velleitari.

L’effetto di questo stallo si riflette in modo diretto sul mercato. Installatori e clienti rimandano decisioni, gli investimenti vengono congelati e il comparto registra numeri senza precedenti. Secondo i dati dell’associazione di settore BDH, nel 2025 in Germania sono stati installati complessivamente 627.000 nuovi impianti di riscaldamento, il livello più basso degli ultimi quindici anni, con un calo del 12% rispetto all’anno precedente. Il clima di attesa, alimentato da mesi di dibattito politico acceso, ha frenato soprattutto le scelte delle famiglie, disorientate dall’assenza di una prospettiva chiara.

POMPE DI CALORE, INCENTIVI PUBBLICI NE SOSTENGONO LA CRESCITA

In questo scenario complesso emerge però un dato in controtendenza. Per la prima volta, le installazioni di pompe di calore hanno superato quelle degli impianti a gas. Con 299.000 unità vendute, la crescita è stata del 55% su base annua, sostenuta in larga parte dai programmi di incentivazione pubblica.

Le associazioni energetiche e imprenditoriali vedono in questo risultato la conferma di una trasformazione già in atto, ma avvertono che l’incertezza legislativa rischia di indebolire anche questo segmento, rallentando una transizione che avrebbe bisogno di stabilità e programmazione. Inoltre, c’è chi critica sempre di più il sostegno pubblico, non solo per motivi di bilancio, ma anche per il loro effetto di “droga” sul mercato.

NEGOZIATI POLITICI E NODI APERTI

Al centro dello stallo c’è il difficile equilibrio tra gli impegni assunti nel contratto di coalizione e la loro traduzione normativa, in un contesto di crisi economica che si è aggravata negli ultimi mesi, rendendo sempre più difficile conciliare le necessità della crescita con l’ambizione degli obiettivi climatici. L’Unione cristiano-democratica e cristiano-sociale (Cdu-Csu) ha promesso in campagna elettorale di superare la precedente legge sul riscaldamento, trasformata in simbolo di un intervento statale percepito come invasivo.

Quella promessa è confluita nero su bianco nell’accordo di governo, ma attuarla si sta rivelando più complesso del previsto. Ai tavoli di confronto partecipano figure di primo piano della coalizione, dai capigruppo parlamentari ai ministri competenti, senza che finora sia emersa una sintesi condivisa. Le scadenze interne sono slittate e il calendario dei lavori appare sempre più incerto.

OBIETTIVI CLIMATICI E SOSTEGNO SOCIALE

Uno dei principali ostacoli riguarda la coerenza con i target climatici. La Germania è legalmente vincolata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2045, un obiettivo ribadito anche dal ministro dell’Ambiente Carsten Schneider. Recenti pronunce giudiziarie hanno inoltre chiarito che le misure adottate finora non sono sufficienti, rendendo difficile un semplice smantellamento della normativa esistente senza un’alternativa altrettanto efficace.

Sul piano tecnico, il requisito attuale che impone una quota minima di energie rinnovabili nei nuovi impianti rappresenta un altro punto sensibile: ridurlo troppo rischierebbe di svuotare la legge di efficacia. Parallelamente, la Spd insiste sul mantenimento di strumenti di sostegno mirati alle fasce di reddito più basse, per garantire che la transizione non accentui le disuguaglianze.

Per ora, l’unico elemento certo è che la legge sull’energia degli edifici (Gebäudeenergiegesetz, GeG) cambierà nome, diventando legge sulla modernizzazione degli edifici (Gebäudemodernisierungsgesetz, GmG). Resta da capire se si tratterà solo di un’operazione formale o del preludio a un compromesso più ampio. Nel frattempo, il settore continua ad attendere una direzione chiara, restando sospeso tra aspettative di riforma e la necessità di certezze operative.

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