Energie del futuro

Cosa fa il Giappone sul solare alla perovskite

ricoh

Le celle fotovoltaiche alla perovskite hanno le potenzialità per sostituire quelle al silicio cristallino, attualmente le più diffuse

Mentre tanti paesi nel mondo stanno intraprendendo un percorso di transizione energetica per distaccarsi dai combustibili fossili, le aziende si stanno concentrando sullo sviluppo di tecnologie per le energie pulite. La società di elettronica giapponese Toshiba, per esempio, sta investendo nel miglioramento delle celle fotovoltaiche perovskitiche, inventate da uno scienziato giapponese nel 2009.

LE POTENZIALITÀ DELLA PEROVSKITE

Come spiega il Nikkei Asia, le celle solari alla perovskite raccolgono la luce solare e sono abbastanza sottili e leggere da poter rivestire oggetti come veicoli elettrici, distributori automatici, smartphone e tende. E potrebbero, per le loro caratteristiche, sostituire le celle al silicio cristallino che attualmente dominano il mercato del fotovoltaico.

COSA HA FATTO TOSHIBA

Negli ultimi dieci anni la Toshiba ha migliorato l’efficienza di conversione energetica delle proprie celle alla perovskite, portandola al 14,1 per cento. Quella dei pannelli solari convenzionali è di poco superiore al 20 per cento.

UNA TECNOLOGIA “VITALE”

Il Nikkei Asia scrive che, se le celle alla perovskite dovessero diventare più economiche da produrre, potrebbero rappresentare una tecnologia “vitale” per la transizione energetica, vista la possibilità di installarle praticamente ovunque.

Un gruppo di ricercatori all’Università di Stanford sostiene che il perfezionamento ulteriore del processo di produzione delle celle alla perovskite permetterebbe di ridurne il prezzo medio dell’elettricità generata di circa 2 centesimi per kilowattora. Se così dovesse essere, queste celle diventerebbero una delle fonti più economiche di energia rinnovabile.

GIAPPONE CONTRO CINA

Ma l’inventore di questa tecnologia, Tsutomu Miyasaka, professore alla Toin University di Yokohama, non è ottimista sulle capacità del Giappone di guidare lo sviluppo di questa tecnologia. “In Cina ci sono almeno 10mila ricercatori specializzati”, ha detto al Nikkei Asia, “più di dieci volte tanto il numero in Giappone”.

IL GIAPPONE E L’ENERGIA MAREOMOTRICE

Tokyo in effetti ha perso il primato sulle tecnologie solari, ma in questo momento si sta concentrando su un’altra tipologia di energia rinnovabile: quella mareomotrice, ricavata dagli spostamenti d’acqua causati dalle maree. Si stima che il paese possa generare dalle maree una quantità di energia equivalente a quella di venti reattori nucleari.

A differenza dell’eolico e del solare, poi, quella mareomotrice è una fonte di energia rinnovabile programmabile – le maree sono fenomeni prevedibili – e stabile.