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Global Carbon Budget 2022 Del GCP

Il clima è sempre più inquinato e continua a mandare allarmi

Secondo il Global Carbon Budget 2022 del GCP, la CO2 da combustibili fossili salirà dell’1% a 36,6 miliardi di tonnellate

Nuovi dati, nuovi allarmi, stessi obblighi inadempiuti dall’uomo. Il clima ci ricorda ogni giorno quanto si stia ammalando e quanto noi uomini ne siamo responsabili di prima linea. Il report uscito oggi del Global Carbon Project illustra una realtà, per il 2022, ancora molto seria e grave. Protagonisti, i combustibili fossili.

I DATI SULLE EMISSIONI DEL GLOBAL CARBON BUDGET

Il rapporto è il Global Carbon Budget, che dice come “i dati preliminari per il 2022 mostrano un aumento delle emissioni di CO2 fossile rispetto al 2021 del +1,0% (intervallo dallo 0,1% all’1,9%) a livello globale”. Alla base ci sono i continui ricorsi alle fonti tradizionali di energia: il petrolio, ad esempio.

La pandemia ha soltanto messo in stand-by la produzione delle emissioni, tanto che nel 2020 hanno visto ridursi di 5,4 punti percentuali sul 2019. Anche se, è vero, ha contribuito ad un rallentamento generale dell’inquinamento. Tanto che il tasso di crescita della CO2 fossile è passato dal 3% dei primi anni del nuovo millennio fino allo 0,5% annuo del periodo 2012-2021.

Ci sono, insomma, alcuni segnali incoraggianti se contestualizzati e presi con prudenza. Come la “valutazione delle emissioni della distruzione delle foreste. Questi sono diminuiti lentamente negli ultimi due decenni, anche se in gran parte a causa della piantagione di più nuovi alberi piuttosto che di meno abbattuti”, rileva il Guardian.

Ma l’anidride carbonica continua a circolare, e come, nell’atmosfera. Nel 2021, dice il rapporto, è aumentata la concentrazione di 2,5 parti per milione e lo stesso farà per tutto l’anno in corso. “Per raggiungere 417,2 parti per milione in media nel corso dell’anno, del 51% al di sopra del suo livello preindustriale”.

IL CONFRONTO TRA AREE REGIONALI

A livello geografico, secondo il GCP “le emissioni per il 2022 diminuiranno in Cina e nell’Unione europea, ma aumenteranno negli Stati Uniti, in India e nel resto del mondo”. Anche qui, dunque, è difficile assorbire con ottimismo queste prospettive.

Anche se è vero che le emissioni si sono ridotte in 24 Paesi dal 2012 al 2021, dove si è registrata una crescita economica rilevante. Un dato non banale, perché riguarda chi contribuisce a un quarto dell’inquinamento mondiale.

DA PARIGI 2015 A SHARM EL SHEIKH 2022

Sono giorni importanti questi. In Egitto è in corso la Cop27, dove si proverà a dare un minimo di seguito agli impegni di Parigi di sette anni fa e di Glasgow dell’anno scorso. Anche se i dubbi e le distanze tra i Grandi sono numerosi.

Su quanto deciso in Francia nel 2015, il report del GCP dice che “il restante budget di carbonio per una probabilità del 50% di limitare il riscaldamento globale a almeno 1,5°C si è ridotto a 380 GtCO2 (9 anni ai livelli di emissioni del 2022)”.

Arrivare a zero emissioni entro il 2050 significa impegnarsi per una “diminuzione lineare totale delle emissioni antropogeniche di CO2 di circa 1,4 GtCO2 ogni anno, paragonabile al calo osservato nelle emissioni” nell’anno della pandemia, quando tutto si è fermato. Un compito molto difficile.

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