Le scorte di gas in Europa superano il 65% ma restano al livello più basso dal 2011 per il periodo; l’Italia guida il riempimento, mentre Mosca taglia le stime sul greggio a causa del conflitto.
Nel contesto di un panorama energetico segnato dal conflitto in Ucraina, la Russia registra dinamiche opposte nelle sue esportazioni di idrocarburi. Se da un lato le forniture di gas verso l’Europa attraverso il gasdotto TurkStream hanno segnato un incremento del 3,4% nel periodo tra gennaio e agosto 2026, dall’altro le prospettive per il comparto petrolifero appaiono cupe. Secondo le ultime proiezioni governative, la produzione di greggio di Mosca è destinata a scendere ai livelli minimi degli ultimi 17 anni. Tutto ciò mentre l’Europa si trova ad affrontare una stagione invernale incerta: nonostante i depositi abbiano superato la soglia del 65% di riempimento, il volume complessivo di gas stoccato rappresenta il dato più basso registrato in questa data dal 2011.
L’INCREMENTO DEI FLUSSI ATTRAVERSO IL TURKSTREAM
Secondo i calcoli effettuati dall’agenzia russa TASS, basati sui dati forniti dalla Rete europea degli operatori del sistema di trasmissione del gas (ENTSOG), le esportazioni di gas russo verso il Vecchio Continente tramite il TurkStream hanno raggiunto gli 11,9 miliardi di metri cubi nei primi otto mesi dell’anno. La crescita è stata particolarmente evidente nel mese di agosto, con un balzo del 6,5% rispetto a luglio e del 3% su base annua, portando il volume mensile a 1,61 miliardi di metri cubi.
Durante l’ultimo mese, il gasdotto ha operato a un ritmo serrato, raggiungendo il 91% della sua capacità totale con una media di 51,9 milioni di metri cubi giornalieri. La pipeline, che collega la Russia alla Turchia attraverso il Mar Nero, è attualmente l’unica rotta operativa per il gas di Mosca verso l’Europa dopo l’interruzione dei transiti ucraini. Come riportato ancora dalla TASS su dati ENTSOG, il TurkStream aveva già mostrato la sua rilevanza nel 2025, quando le forniture erano aumentate dell’8,3% toccando il record di 18,1 miliardi di metri cubi, a cui si aggiungono i 21,2 miliardi di metri cubi esportati verso la Turchia tramite le linee Blue Stream e TurkStream.
EUROPA TRA SCORTE AI MINIMI STORICI E IL PRIMATO ITALIANO
Nonostante l’afflusso di gas, la situazione degli stoccaggi europei desta preoccupazione. I dati di Gas Infrastructure Europe (GIE), analizzati sempre dalla TASS, indicano che al 30 agosto i depositi sotterranei dell’UE erano pieni al 65,09%. Sebbene la cifra possa sembrare rassicurante, si tratta del livello più basso per questo periodo dell’anno dall’inizio delle rilevazioni nel 2011, con un distacco di 16,87 punti percentuali rispetto alla media quinquennale.
Attualmente l’Unione dispone di circa 71,1 miliardi di metri cubi, ovvero 13,9 miliardi in meno rispetto allo scorso anno. In questo scenario, l’Italia si distingue positivamente, posizionandosi al vertice della classifica europea con un livello di riempimento dei depositi pari all’82,97%. Tuttavia, Gazprom ha avvertito che le scorte continentali potrebbero non raggiungere l’obiettivo del 75% entro l’inizio della stagione del riscaldamento.
LE DIFFICOLTÀ NEL RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DI STOCCAGGIO UE
Le immissioni nette nei depositi dell’Unione Europea ad agosto 2026 hanno toccato il punto più basso degli ultimi sei anni. Dall’inizio di aprile è stato immesso solo il 59% del gas necessario per affrontare l’inverno, pari a circa 40 miliardi di metri cubi. L’agenzia TASS sottolinea che, continuando con questi ritmi, l’Europa rischia di arrivare ai mesi freddi con i depositi pieni solo al 70-75%, ben al di sotto dell’obiettivo del 90% fissato dalla Commissione Europea per il periodo tra il 1° ottobre e il 1° dicembre. Per centrare tale traguardo, sarebbe necessaria l’immissione di almeno altri 28 miliardi di metri cubi.
Questa lentezza nel riempimento è dovuta a una combinazione di fattori: la concorrenza asiatica per il gas naturale liquefatto (GNL) acuita dalle tensioni in Medio Oriente, l’aumento dei prezzi e le ondate di calore estive che hanno spinto al massimo i consumi elettrici per il condizionamento. In questo contesto economico volatile, persino giganti tecnologici come Nvidia, regina del boom dell’intelligenza artificiale, vedono il proprio dominio messo in discussione dalle incertezze dei mercati.
PETROLIO RUSSO AI MINIMI DA 17 ANNI E CRISI DELLE RAFFINERIE
Sul fronte petrolifero, la situazione per Mosca è invece più complessa. Una bozza di previsione governativa visionata da Reuters rivela che la Russia ha ridotto le stime di produzione per il 2026 al livello più basso dal 2009. Nello scenario di base, la produzione di greggio quest’anno dovrebbe calare di 17,2 milioni di tonnellate, attestandosi a 494,2 milioni di tonnellate (circa 9,88 milioni di barili al giorno). Anche per il periodo 2027-2029 le stime sono state tagliate di una quota compresa tra 16 e 20 milioni di tonnellate rispetto alle previsioni di maggio.
Il vice primo ministro Alexander Novak ha attribuito parte di questo calo a manutenzioni non programmate, ma il documento citato da Reuters evidenzia come il divieto europeo alle importazioni e gli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie abbiano creato strozzature insormontabili, provocando carenze di benzina sul mercato interno russo.
VARIAZIONI NELL’EXPORT DI GREGGIO E CARBURANTI RAFFINATI
Le difficoltà nel raffinare il prodotto internamente hanno spinto Mosca a dirottare maggiori volumi di greggio non lavorato verso l’estero, principalmente verso Cina e India. Secondo la bozza governativa riportata da Reuters, le esportazioni di petrolio greggio potrebbero salire a 244,7 milioni di tonnellate quest’anno, superando i 230,8 milioni del 2025. Tuttavia, questo trend è destinato a invertirsi drasticamente nel lungo periodo, con una previsione di calo fino a 216,6 milioni di tonnellate nel biennio 2028-2029.
Al contrario, le esportazioni di carburanti raffinati subiranno un crollo verticale: il governo prevede una diminuzione di 27,3 milioni di tonnellate per l’anno in corso, fermandosi a 98,5 milioni. Per proteggere i consumatori nazionali e calmierare i prezzi, Mosca ha già introdotto restrizioni e divieti temporanei sulle vendite all’estero di gasolio, benzina e carburante per aerei, confermando una strategia di ripiegamento dettata dalle contingenze belliche.

