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Tutti i problemi del Green New Deal della Corea del sud

Carbone

Il Green New Deal della Corea del sud è stato accusato di non essere davvero così “verde” e di riproporre idee già vecchie

Lo scorso luglio il governo della Corea del sud ha presentato un piano di investimenti da 96,4 miliardi di dollari in sei anni per favorire la ripresa economica dalla crisi causata dal nuovo coronavirus. Il piano punta molto sulla realizzazione di infrastrutture tecnologiche per creare lavoro, ma è la componente “green” – che vale 35 miliardi – quella che ha suscitato maggiore interesse.

COSA PREVEDE IL GREEN NEW DEAL DELLA COREA DEL SUD

La Corea del sud è uno dei paesi maggiormente dipendenti dai combustibili fossili al mondo: il carbone occupa una quota del 40 per cento nel mix energetico, mentre quella delle rinnovabili è inferiore al 6 per cento. Stando agli ultimi dati disponibili, nel 2017 il paese è stato il settimo maggiore emettitore di anidride carbonica a livello globale.

Il governo del presidente Moon Jae-in vuole però raggiungere la copertura del 30-35 per cento della domanda energetica da fonti rinnovabili entro il 2040. Il piano di Seul punta poi a ridurre a zero le emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050 e prevede l’introduzione di una carbon tax, l’efficientamento della rete elettrica nazionale e la fine dei finanziamenti statali per la realizzazione di centrali a carbone all’estero. Entro il 2025, inoltre, dovranno esserci 1,1 milioni di automobili elettriche e 200mila alimentate ad idrogeno per le strade.

LE CRITICHE AL PIANO

Il Green New Deal sudcoreano, però, è stato però accusato di non essere davvero così “verde”, oppure di essere una riproposizione di politiche vecchie e poco concrete.

Una recente analisi del Diplomat ha spiegato ad esempio che il piano di Moon si basa sull’impiego massiccio del gas naturale liquefatto (gnl), che andrà a sostituire il carbone nella generazione di energia elettrica. La preoccupazione principale di Seul è garantire al paese una fornitura di elettricità costante ed economica in modo da favorire i colossi dell’industria pesante.

Il rischio però – scrive il quotidiano online – è che la Corea del sud vada ad investire miliardi di dollari in centrali a gas che dovranno poi essere chiuse entro pochi anni, se i prossimi governi vorranno effettivamente raggiungere sia gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi sul clima, sia il target di azzeramento delle emissioni nette di CO2 fissato dal presidente Moon.

IL PROBLEMA DELL’IDROGENO

Un altro problema riguarda l’idrogeno. Al momento, i sussidi statali per i veicoli ad idrogeno sono il triplo di quelli per le auto elettriche a batteria. Il problema è che le previsioni dicono che, nel futuro prossimo, la maggior parte dell’idrogeno sudcoreano sarà “grigio” e non “verde”: cioè prodotto utilizzando fonti fossili e non fonti rinnovabili.

Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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