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Haftar “acchiappatutto”: anche Elephant (gestito da Eni) sotto il suo controllo

petrolio

Non si è registrato alcun impatto sulle attività e il campo gestito da Eni e Noc che sta producendo regolarmente. Ancora bloccata invece la produzione nel giacimento di Sharara

Permane lo stato di “forza maggiore” sui giacimenti di Sharara mentre i campi di El Feel (Elephant), operati da Eni insieme alla compagnia petrolifera nazionale libica (Noc), secondo quanto annunciato dal generale Khalifa Haftar, leader dell’Esercito nazionale libico, sarebbero passati sotto il controllo delle sue milizie.

SHARARA ANCORA NON PRODUCE. EL FEEL SOTTO IL CONTROLLO DELLE MILIZIE DI HAFTAR

Su Sharara (una joint venture tra Noc, Repsol, Total, OMV e Equinor) la situazione si è stabilizzata se così si può dire. Le forze di Haftar hanno da qualche giorno preso il controllo dell’area. Ma come ha annunciato il direttore della Noc, Mustafa Sanallah, gli impianti sono ancora sotto lo stato di forza maggiore. In un messaggio video diffuso su Youtube Sanallah ha spiegato che “ci sono una serie di motivi che ci hanno spinto ad annunciare lo stato di forza maggiore e chiudere completamente al Sharara il 9 dicembre 2018, circa 77 giorni fa. Le ragioni alla base di questo provvedimento persistono e per questo non possiamo rimuoverlo”. Sanallah ha spiegato che il sito (che produce oltre 300 mila barili di petrolio al giorno) è ancora chiuso per via della presenza di civili che fanno capo ad una milizia insieme ad alcuni militari”. Diverso il discorso per El Feel. In un tweet il portavoce di Lna, Ahmed Al Mismari, ha annunciato che l’Esercito nazionale libico ha “pacificamente esteso il controllo sul giacimento petrolifero” e che a breve il luogo sarebbe “passato in breve alle Guardie delle installazioni petrolifere”. Il Libya Observer e il Libya Express hanno precisato che le forze di Haftar hanno “ricevuto il controllo” dell’impianto direttamente dalle forze di sicurezza che lo proteggevano.

NESSUN IMPATTO PER IL GIACIMENTO DI ELEPHANT CHE CONTINUA A PRODURRRE

A quanto pare il passaggio sotto il controllo del generale libico non ha prodotto scossoni. Un portavoce dell’Eni ha confermato ad Ansa che Lna, è arrivato al campo di El Feel, e che “in nessun momento lo staff o le strutture del campo sono state messe a rischio”. E anche che “non si è registrato alcun impatto sulle attività e il campo sta producendo regolarmente”. “Elephant”, è operato da Eni al 33% e produce circa 75 mila barili di petrolio al giorno.

SERRAJ TROPPO DEBOLE, HAFTAR RIFIUTA DI INCONTRARLO

La situazione rischia però di complicarsi se è vero, come riporta ‘Libyan Address’ che Haftar si è rifiutato di incontrare il capo del consiglio presidenziale libico, Fayez al-Serraj. Secondo quanto riferisce il portale, considerato vicino al generale, il rifiuto sarebbe dovuto al fatto che Serraj viene considerato “una figura debole” che non ha il controllo la situazione a Tripoli “e non è in grado di offrire nulla”. Da giorni circolano infatti voci su un possibile incontro a breve tra Haftar e Serraj negli Emirati alla presenza dell’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamé. Secondo quanto riporta il sito informativo libico “al Wasat”, il vertice doveva tenersi mercoledì, 27 febbraio. Nei giorni scorsi gli stessi media di Tripoli avevano parlato invece di un incontro fissato a Parigi per discutere della crisi in corso nel sud della Libia.

IL RISCHIO È QUELLO DI UNA GUERRA CIVILE

Intanto si levano dal mondo politico internazionale numerosi voci nel tentativo di placare la situazione nel paese nordafricano. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in Egitto per il vertice tra l’Unione europea e la Lega degli Stati a Sharm el-Sheikh ha avuto un bilaterale proprio con il presidente del Consiglio presidenziale e primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al Serraj. Conte ha ricordato che la situazione libica “è strategica per l’Italia” e che dopo la conferenza di Palermo è stata studiata una road map, presentata anche alle Nazioni Unite, che tuttavia “non è facilissimo rispettare”. “Ho sempre detto, non pensate che con una conferenza si risolve tutto, che la soluzione è dietro la porta domattina”, “dobbiamo prevenire un’escalation di violenza, un conflitto civile sempre dietro l’angolo”. Il premier spiega che sono in corso monitoraggi dei “movimenti significativi, soprattutto da parte di Haftar”. E la soluzione “non può che passare per un dialogo, per trovare un compromesso”. Sulla stessa linea il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ad Algeri, durante la bilaterale con il suo omologo Ahmed Gaid Salah: “Il processo di pacificazione in Libia deve essere intralibico e inclusivo, è l’unica via per arrivare alla pace. Appoggiamo il processo delle Nazioni Unite e pensiamo anche noi che le ingerenze facciamo male. Dobbiamo sostenere questo processo dal basso, i libici debbono essere artefici del proprio futuro”

MERKEL: SITUAZIONE MOLTO FRAGILE

Anche il cancelliere tedesco Angela Merkel, a margine del vertice tra Ue e Lega araba, si è espressa sulla situazione libica definendola “molto fragile” e “ancora molto lontana dalla possibilità che il Governo di accordo nazionale libico assuma la guida del paese”.