Scenari

I mercati petroliferi potrebbero registrare un deficit nel 2019

petrolio

Secondo un nuovo rapporto della Bank of America Merrill Lynch, l’eccedenza di offerta petrolifera sta cominciando a invertire la tendenza in atto negli ultimi mesi

La considerazione di Merrill Lynch è semplice: i prezzi del petrolio sono crollati alla fine del 2018 non solo a causa di un problema di eccesso di offerta, ma anche a causa di altri “fattori non fondamentali”, tra cui le vendite da parte degli hedge fund e di altri gestori del mercato, nonché le paure e le incertezze più in generale insite nei mercati finanziari. Tuttavia, il dato di fondo è che il mercato petrolifero ha visto emergere nuovamente un eccesso di liquidità nel quarto trimestre.

CON LE MOSSE DI OPEC+ TREND SI STA INVERTENDO

opecSecondo gli analisti dell’istituto, “ora il surplus di 1,3 milioni di barili giornalieri registrato nell’ultimo trimestre del 2018 sta iniziando a invertire” il trend, ha scritto Bank of America Merrill Lynch in una nota. Infatti, secondo la banca d’affari, i tagli dell’OPEC+ potrebbero tradursi in un “leggero deficit” per il 2019. “Con il posizionamento degli investitori che riflette un set-up ribassista, i prezzi del Brent sono già rimbalzati al di sopra dei 60 dollari al barile e noi manteniamo la nostra previsione media di 70 dollari al barile per il 2019”, ha scritto Bank of America Merrill Lynch.

BANK OF AMERICA MERRILL LYNCH SCOMMETTE CHE IL BRENT SALIRÀ DI NUOVO: SALVO IN CASO DI BRUSCA FRENATA DEL PIL

Le previsioni sui prezzi del petrolio variano un po’, ma una dozzina di banche d’investimento concordano ampiamente sul fatto che la vendita alla fine di dicembre, che ha spinto il Brent a 50 dollari al barile, si sia spinta troppo oltre. Bank of America Merrill Lynch scommette che il Brent salirà di nuovo a 70 dollari al barile. Naturalmente la banca d’investimento ha lanciato un avvertimento piuttosto significativo: questa valutazione si basa sull’ipotesi che l’economia globale non prenda una brutta piega. Gli analisti di Bank of America Merrill Lynch hanno evidenziato che il Brent potrebbe scendere fino a 35 dollari al barile se la crescita del PIL globale dovesse rallentare dal 3,5% al 2%.

DECELERAZIONE IMPOSSIBILE? LA CINA POTREBBE ESSERE LA CHIAVE

A questo punto, nessuno può indovinare se l’economia globale sia o meno in grado di rallentare così tanto, ma c’è un numero crescente di indicatori che suggeriscono come tale decelerazione sia possibile. I recenti dati provenienti dalla Cina, che mostrano uno sconvolgente rallentamento sia delle importazioni sia delle esportazioni, è un primo indizio. L’export è crollato del 4,4% a dicembre rispetto all’anno precedente, mentre l’import è crollato del 7,6%.

AL MOMENTO I FONDAMENTALI DEL MERCATO PETROLIFERO NON SEMBRANO ECCESSIVAMENTE RIBASSISTI

Al momento, però, i fondamentali del mercato petrolifero, nella loro forma attuale, non sembrano eccessivamente ribassisti. Bank of America Merrill Lynch stima che l’offerta dell’OPEC+ diminuirà di ben 2,6 milioni di barili al giorno nel quarto trimestre di quest’anno rispetto al quarto trimestre del 2018. Tale dato include gli 1,2 milioni di barili al giorno dei tagli concordati, oltre a consistenti perdite provenienti da Iran e Venezuela. Questi cali significativi, combinati con una crescita più lenta dello shale statunitense e a un costante aumento della domanda, dovrebbero essere sufficienti a portare l’equilibrio dell’offerta di petrolio in territorio deficitario, conclude Bank of America Merrill Lynch. “Su base netta, vediamo una crescita globale aggregata anno su anno dell’offerta petrolifera di appena 400 mila barili giornalieri nel 2019 e un deficit building nei mesi estivi”, ha detto la banca. Inoltre, “il surplus di offerta emerso alla fine del 2018 è stato molto inferiore a quello verificatosi tra il 2014 e il 2016. L’avanzo più recente è stato forse di 200 milioni di barili, rispetto a circa 1 miliardo di barili di avanzo nel periodo 2014-2016, secondo Scotiabank. In tale contesto, cancellare l’eccesso dovrebbe essere più facile da realizzare”.

I VERTICI DI OPEC RIMANGONO TRANQUILLI. AL-FALIH: SIAMO SULLA STRADA GIUSTA, IL MERCATO DEL PETROLIO TORNERÀ RAPIDAMENTE IN EQUILIBRIO

I vertici di OPEC+ non sembrano, infatti, eccessivamente preoccupati come testimoniano le parole del ministro saudita del petrolio Khalid al-Falih al Global Energy Forum 2019 ad Abu Dhabi: “Il sentimento del mercato è oggi plasmato da preoccupazioni indebite sulla domanda, dalla sottovalutazione dell’impatto dei tagli dell’offerta concordati e da un’errata lettura delle tendenze della domanda e dell’offerta che provocano azioni errate da parte degli attori finanziari. In altre parole, se guardiamo al di là del rumore dei dati settimanali e delle vibrazioni del mercato, e del comportamento da gregge degli speculatori, resto convinto che siamo sulla strada giusta e che il mercato del petrolio tornerà rapidamente in equilibrio”, ha detto.

LA VARIABILE IMPAZZITA: IL LIVELLO DELLE ESPORTAZIONI IRANIANE

Una delle variabili chiave da tenere d’occhio è il livello delle esportazioni di petrolio iraniano. Le deroghe concesse ai paesi che importano petrolio dall’Iran scadono a maggio. Il principale funzionario statunitense che si occupa delle sanzioni contro l’Iran, Brian Hook, ha accennato infatti, durante la stessa conferenza di Abu Dhabi, che il governo americano non sarà ancora così indulgente.