Scenari

Il 2019 l’anno della svolta per gli investimenti Oil&Gas?

L’Eni è al top tra le major petrolifere mondiali per il taglio dei costi per barile grazie al fatto di aver standardizzato le attrezzature, implementato tecnologie per ridurre i tempi di perforazione e migliorato l’esecuzione dei progetti

Malgrado i prezzi del petrolio siano ancora in forte calo rispetto ai massimi di ottobre 2018 e presentino una volatilità abbastanza alta, l’industria dell’Oil&Gas potrebbe decidere di aumentare la spesa in investimenti per nuovi progetti quest’anno.

INDAGINE DNV GL: SPESA INVESTIMENT NELL’OIL&GAS IN AUMENTO NEL 2019

Secondo un’indagine condotta da DNV GL, società internazionale norvegese tra le massime autorità nel settore petrolio e gas, la spesa in conto capitale per investimenti negli idrocarburi potrebbe aumentare nel 2019. Dei 791 senior professionals del settore energetico intervistati da DNV GL, il 70% ha dichiarato che quest’anno prevede di mantenere o aumentare gli investimenti. Si tratta di un dato in significativo aumento rispetto al 39% del 2017. “Nonostante la maggiore volatilità dei prezzi del petrolio negli ultimi mesi, la nostra ricerca dimostra che il settore appare fiducioso nella sua capacità di affrontare meglio l’instabilità del mercato e la riduzione a lungo termine dei prezzi del petrolio e del gas – ha detto Liv Hovem, il responsabile della divisione petrolio e gas di DNV, secondo quanto riporta Reuters -. Per la maggior parte, i leader del settore sembrano essere convinti ora che la crescita possa essere raggiunta dopo diversi anni difficili”.

APEX CONSULTING: COSTI DI SVILUPPO DELLE MAGGIORI COMPAGNIE PETROLIFERE SONO DESTINATE AD AUMENTARE

D’altro canto, anche i costi di sviluppo di nuovi progetti potrebbero essere in aumento. La recessione del mercato petrolifero iniziata nel 2014 ha portato a una forte deflazione dei costi, con un calo nell’ambito dei servizi, delle attrezzature e della manodopera. Ma queste riduzioni sembrano aver raggiunto il punto più basso. Secondo un rapporto redatto da Muktadir Ur Rahman di Apex Consulting, i costi di sviluppo delle sette maggiori compagnie petrolifere – BP, Shell, Eni, Chevron, ExxonMobil, Total e ConocoPhillips – sono destinati ad aumentare. Il “Supermajors Cost Index” di Apex misura i costi delle grandi compagnie petrolifere ed è utile non solo per capire i costi per quelle specifiche compagnie, ma anche per avere una panoramica delle tendenze di settore.

INDUSTRIA PETROLIFERA DI NUOVO A UN PUNTO DI SVOLTA? Algeria

L’industria degli idrocarburi, insomma, sembra essere ancora una volta ad un punto di svolta. All’inizio degli anni 2000, le grandi compagnie petrolifere hanno speso montagne di denaro per sviluppare nuove riserve di petrolio e gas con un’apparente indifferenza verso i costi. Progetti su larga scala – acque ultra-profonde, sabbie bituminose, grandi terminali di esportazione di Gnl – hanno ripetutamente sofferto di sovraccosti e ritardi. Le spese sono aumentate drasticamente, ma anche i prezzi del petrolio. Questo ha mascherato per un certo periodo di tempo il problema della spesa che si spingeva verso l’alto. Che di fatto ha esercitato una pressione incredibile sulle catene di approvvigionamento. L’indice “Supermajors Cost Index” di Apex Consulting è infatti quasi raddoppiato tra il 2011 e il 2014. Solo il crollo dei prezzi del petrolio nel 2014 ha portato a una drastica revisione di tutto il settore, mettendo fine all’era dei megaprogetti. I licenziamenti, le vendite di asset e la cancellazione diffusa di progetti hanno portato poi al calo dei costi. Da quel momento in poi, inoltre, le aziende sono diventate più efficienti, utilizzando attrezzature più standardizzate, tecnologie migliori e adottando un approccio più cauto alle decisioni di investimento. Apex Consulting ha dichiarato che il suo Supermajors Cost Index è sceso del 41% tra il 2014 e il 2017. Tuttavia, l’indice nel 2017 era ancora superiore del 16 percento rispetto al 2011, periodo in cui i prezzi del petrolio erano molto più alti.

ENI AL TOP NEL TENERE SOTTO CONTROLLO I COSTI

Alcune grandi compagnie petrolifere sono andate meglio di altre. Apex ha individuato Eni, come quella che ha avuto il maggior successo nel tenere sotto controllo i costi, seguita da Chevron e Total. Ma le altre quattro società – BP, Shell, Shell, ConocoPhillips ed ExxonMobil – hanno registrato un incremento dei costi tra il 2011 e il 2017, nonostante il crollo dei prezzi del petrolio iniziato nel 2014. Perché Eni ha avuto successo? Apex dice che la compagnia petrolifera italiana ha iniziato a “classificare” il proprio portafoglio, concentrandosi solo sui propri asset migliori. Ha inoltre standardizzato le attrezzature, implementato tecnologie che riducono i tempi di perforazione e di completamento, e migliorato l’esecuzione dei progetti. Il risultato è stato un calo del 55% del costo di produzione di un barile di petrolio tra il 2011 e il 2017.

LA EXXONMOBIL LA PEGGIORE PER COSTI DI SVILUPPO

All’altra estremità c’è ExxonMobil che è passata dall’essere una delle aziende con “i più bassi costi di sviluppo per barile nel 2011 a quello più alto tra le supermajors nel 2017”, scrive Muktadir Ur Rahman nel rapporto Apex. Una delle ragioni principali è stata la decisione di Exxon di ridurre le proprie riserve di petrolio nel 2016. gasdotto

RINASCITA INVESTIMENTI ACCOMPAGNATA DA UN AUMENTO DEI COSTI

Guardando al futuro, l’aumento della spesa nel settore è un segnale che le grandi compagnie petrolifere si sentono sicure di poter avviare nuovi progetti anche in un periodo di volatilità dei prezzi. “Con il livello di spesa nel 2018 che dovrebbe aumentare del 5% rispetto al 2017, sembra che il settore stia gradualmente entrando in una fase di crescita”, ha scritto Muktadir Ur Rahman. Ironia della sorte, questo sta accadendo proprio mentre lo shale americano sta iniziando a rallentare. La rinascita degli investimenti potrebbe però portare con sé un aumento dei costi a cui potrebbero aggiungersi una scarsità di manodopera dopo i licenziamenti degli anni passati e un aumento dei costi dell’acciaio. Il rapporto Apex afferma che, per tenere sotto controllo i costi, “l’industria ha bisogno di un nuovo modello di business, che incoraggi una maggiore collaborazione e un’adeguata condivisione dei rischi per evitare che si ripetano le impennate dei costi del passato”.