Sostenibilità

Il fallimento italiano della geotermia

energia geotermica

Al momento tuttavia, se guardiamo agli ultimi 10 anni, è stato autorizzato un solo impianto quello Enel di Monte Amiata da 25MW

La geotermia potrebbe essere un’importante fonte rinnovabile per l’Italia ma in realtà è sfruttata pochissimo rispetto alle sue potenzialità e a quanto fanno altri paesi che dispongono di una morfologia del territorio adatta a questo tipo di fonte.

COME VA L’EUROPA

In Europa, ad esempio, è presente una capacità termica installata di circa 24,3 GWth, comprendendo oltre 2 milioni di installazioni di sonde geotermiche e oltre 300 reti di distribuzione per il riscaldamento e il raffrescamento.

LE ZONE CALDE IN ITALIA

In Italia le zone ‘calde’ sono la Toscana, con i suoi campi geotermici di Larderello ma che si estende fino alla caldera di Bolsena e poi in mare per diversi chilometri, i Campi Flegrei, in Campania, il Tirreno meridionale e il canale di Sicilia, nell’area del vulcano sommerso Empedocle e di Lampedusa.

Ma non solo. In Italia l’energia geotermica è presente anche in altre zone del Paese come l’alto Lazio, la Liguria, la Sardegna occidentale e il Piemonte. Il nostro Paese è stato uno dei primi al mondo a investire in questa fonte di energia pulita, tanto che la prima centrale fu inaugurata nei primi del Novecento in Toscana, proprio a Larderello.
Al momento le centrali geotermiche più importanti e produttive sono infatti proprio quelle sul Monte Amiata, in particolare gli impianti di Larderello, Travale e Radicondoli e quelle toscane di Grosseto, Pisa e Siena. La potenza complessiva installata è pari a 1.372 MW, che viene utilizzata per riscaldamento domestico 42%, usi termali 32%, acquacoltura 18%, agricoltura 7%, usi industriali 1%.

Anche nel sud Italia sono state effettuate scoperte molto interessanti e promettenti. Per esempio in Campania, nella sola area dei Campi Flegrei e di Ischia, sono stati individuati giacimenti con un potenziale di oltre 17 GW.

NEGLI ULTIMI 10 ANNI UN SOLO IMPIANTO AUTORIZZATO

Al momento tuttavia, se guardiamo agli ultimi 10 anni, è stato autorizzato un solo impianto quello Enel di Monte Amiata da 25MW come ci ha confermato Fabio Roggiolani fondatore di Giga, il Gruppo Informale per la Geotermia e l’Ambiente: “Tutte le richieste dei nuovi impianti a ciclo binario da 10 MW sono ferme al palo. Sono ferme o quasi richieste per 200MW e il settore in genere versa in crisi gravissima ad esclusione della bassa entalpia che ora è in una fase di enorme sviluppo”.

LE PROTESTE DI AGNANO

In alcuni casi si sono registrate anche delle proteste alla geotermia come quelle avvenute a Pozzuoli e precisamente nell’area Agnano-Pisciarelli. Proteste, tra l’altro, portate avanti dai Verdi che hanno bloccato il progetto, come ricorda un articolo del Corriere del Mezzogiorno di qualche mese fa. Il motivo? L’allarme della popolazione per la ripresa del fenomeno bradisismico (movimenti del terreno verso l’alto o il basso). Nella zona era stato data vita in passato anche a un altro progetto, il progetto Scarfoglio che prevedeva la realizzazione di una centrale geotermica. Secondo il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo interpellato dai Verdi, infatti, “i lavori di trivellazione, con conseguenti immissioni ed aspirazioni di fluidi, possono dare vita ad attività simiche ed esplosioni di tipo freatico”.

E infatti scriveva il consigliere Francesco Borrelli sul suo social: “La Regione darà l’ok allo stop alle trivellazioni richiesto dal Comune di Pozzuoli. Abbiamo protestato per quello che è successo incontrando l’assessore regionale alle attività produttive Antonio Marchiello, abbiamo stigmatizzato queste operazioni ad Agnano e dopo aver spiegato le criticità legate a questo tipo di trivellazioni mi è stata comunicata la decisione di sospendere l’autorizzazione, come richiesto dal Comune di Pozzuoli. Sono troppi i pericoli legati a questo tipo di esperimenti di cui tra l’altro la popolazione non è stata informata. E’ un dato di fatto che in quell’area non devono essere condotti esperimenti geotermici che prevedono trivellazioni, è una zona densamente abitata ad altissimo rischio”.
Segno, insomma, che pur essendo una fonte pulita e rinnovabile ci sono in ampie porzioni della società delle remore al suo utilizzo anche da parte degli ambientalisti.

LE PROPOSTE DELL’UNIONE GEOTERMICA ITALIANA

Secondo l’Unione geotermica italiana, invece, occorre intervenire per far progredire il settore. Tra le proposte che sono state formulate ci sono l’estensione dell’IVA agevolata, oggi disponibile solo a utenti domestici del teleriscaldamento, ad altre tipologie di utenza; l’aumento del credito d’imposta sui costi sostenuti dagli utenti per l’allacciamento alle reti di teleriscaldamento; l’implementazione dei fondi intesi a incentivare impianti geotermici destinati al riscaldamento del settore domestico, industriale e agricolo, rendendoli competitivi rispetto a impianti che utilizzano energia da fonti fossili e di importazione; il completamento dell’iter per l’emanazione del decreto “posa sonde” che prevede misure semplificate per l’autorizzazione agli impianti GSHP a circuito chiuso, ed istituisce un censimento obbligatorio degli impianti; l’avvio dei lavori per emanare la normativa per impianti GSHP a circuito aperto, ed evitare che normative regionali facciano riferimento a regolamenti inadatti al contesto; l’investimento in Ricerca e Sviluppo di alto valore innovativo, per migliorare la performance tecnico-economica degli impianti e per sviluppare e testare sistemi avanzati di stoccaggio termico nel sottosuolo; la promozione dell’organizzazione di corsi per la certificazione degli installatori, secondo quanto richiesto dalle direttive europee.