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Il governo australiano fa retromarcia sulle rinnovabili

Il governo australiano inverte la rotta sull’energia, mette in standby le annunciate politiche a sostegno delle rinnovabili e apre la strada al mantenimento della produzione del carbone. La priorità delle politiche statali ora diventa abbattere i costi per l’approvvigionamento energetico.

Malcolm Turnbull, il primo ministro conservatore dell’Australia, dopo le pressioni esercitate dal suo partito, ha annunciato un cambio di rotta sulle politiche energetiche. Il Governo fa un passo indietro rispetto all’approvazione di una legislazione che puntava alla riduzione delle emissioni, per cui il primo ministro si era impegnato in seguito alla ratifica dell’Accordo di Parigi. «Siamo tuttora dentro l’accordo – ha detto Turnbull – ma non faremo delle proposte di legge solo per farcele bocciare». Scrive il Financial Times che le proposte, che puntavano ad assicurare la sicurezza energetica, tagliare le emissioni e ridurre i prezzi per i consumatori, avevano ricevuto il supporto del mondo sell’industria. Tuttavia, un gruppo di dissidenti all’interno della coalizione ha minacciato di votare contro, sostenendo che non facessero abbastanza per abbattere i prezzi.

Le nuove misure allo studio del governo per diminuire le bollette degli utenti dovrebbero puntare a potenziare il potere delle autorità antitrust, e a penalizzare le compagnie che operano abusi sul mercato. Le nuove misure potranno dare al Governo il potere di ordinare alle compagnie di mantenere in attività le miniere di carbone, per assicurare l’approvvigionamento energetico al Paese.