Il mercato auto italiano chiude il 2025 in calo e Stellantis emerge come l’anello debole di un settore ancora in affanno tra crisi della domanda e transizione elettrica incerta
Il mercato dell’auto italiano chiude il 2025 in rosso nonostante il colpo di coda di dicembre. Nell’ultimo mese del 2025, secondo i dati del Ministero dei Trasporti, sono state immatricolate 108.075 vetture, in crescita del 2,22% rispetto alle 105.726 dello stesso mese del 2024. Un segnale positivo, utile più a contenere i danni che a cambiare la traiettoria di fondo: sull’intero 2025 le immatricolazioni scendono infatti del 2,12%, fermandosi a 1.525.722 unità. Il protagonista in negativo è Stellantis.
IL MERCATO AUTOMOTIVE ARRANCA
I numeri del MIT fotografano un settore ancora sotto pressione, stretto tra inflazione, potere d’acquisto ridotto, incertezze sugli incentivi e una transizione energetica che procede a velocità irregolare. Le performance di Stellantis sono l’emblema della crisi del sistema. Il gruppo guidato da Carlos Tavares ha chiuso dicembre con oltre 23mila immatricolazioni, in calo del 5,6% rispetto alle circa 24,5mila unità dello stesso mese del 2024. Una flessione che pesa più del dato medio di mercato e che si traduce in una quota ferma al 21,48%. I marchi del gruppo – da Fiat a Peugeot, da Citroën a Opel, passando per Jeep, Alfa Romeo e Maserati – si muovono in un contesto in cui il cliente è sempre più incerto su cosa comprare e quando farlo. Il calo del 2,12% sull’intero 2025 certifica che il mercato italiano dell’auto non è ancora uscito dalla crisi strutturale iniziata con la pandemia e aggravata dalle tensioni geopolitiche e industriali. In questo contesto, la perdita di slancio di Stellantis è un campanello d’allarme non solo per il gruppo, ma per l’intera filiera nazionale. Meno vendite significano meno volumi, meno margini e, a cascata, più pressioni su produzione, occupazione e investimenti.
IL NODO DELLA TRANSIZIONE ELETTRICA
Il rallentamento di Stellantis si inserisce in una dinamica più ampia che riguarda la transizione energetica dell’auto. Le vetture elettriche e ibride crescono, ma non abbastanza da compensare il calo dei motori tradizionali. I listini restano elevati, soprattutto per l’elettrico, mentre il quadro degli incentivi continua a essere intermittente e poco prevedibile.
Per Stellantis il problema è duplice. Da un lato deve spingere sull’elettrificazione per rispettare le scadenze europee; dall’altro, deve confrontarsi con un mercato italiano che resta sensibile al prezzo e ancora legato ai modelli a combustione, in particolare nel segmento utilitarie, storicamente presidiate da Fiat. La conseguenza è una fase di stallo: l’offerta c’è, ma la domanda non risponde con la stessa intensità.
2026 BANCO DI PROVA PER STELLANTIS
Il 2026 sarà decisivo. Se il quadro degli incentivi resterà incerto e i prezzi non scenderanno, il rischio è quello di un mercato ancora stagnante. Per Stellantis, il 2026 sarà il banco di prova della strategia industriale ed energetica: riuscire a rendere l’elettrico accessibile senza perdere terreno nei segmenti chiave.
Il dato di dicembre salva la faccia del mercato. Ma sotto la superficie, la frenata di Stellantis racconta una verità scomoda: la transizione dell’auto italiana è ancora incompiuta, e senza una rotta chiara rischia di trasformarsi in un lungo rallentamento.



