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Regolamento

Il no italiano fa slittare la decisione sul Regolamento Ue sulle auto. Cosa succederà?

Il no dell’Italia al nuovo Regolamento Ue sulle auto provoca una reazione a catena che potrebbe aprire la strada agli e-fuels. Il primo effetto tangibile dell’annuncio del Ministero dell’Ambiente italiano è lo slittamento al 3 marzo della decisione finale del Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti aggiunti) sul tema. Decisione che sarebbe dovuta arrivare oggi. Cosa può succedere?

Il no dell’Italia al nuovo Regolamento Ue sulle auto provoca una reazione a catena che potrebbe aprire la strada agli e-fuels. Il primo effetto tangibile dell’annuncio del Ministero dell’Ambiente italiano è lo slittamento al 3 marzo della decisione finale del Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti aggiunti) sul tema. Decisione che sarebbe dovuta arrivare oggi.
Tutto è rimandato di due giorni, appena 96 ore prima della data della verità per l’industria europea dell’automotive: il voto. Il risultato è sempre più incerto, ora che l’Italia ha ingrossato le fila del fronte dei Paesi che chiedono modifiche al testo per rendere la transizione più graduale. Una fazione composta da Polonia, Ungheria, Germania e Italia.

L’ITALIA DICE NO AL REGOLAMENTO UE, CHE SUCCEDE?

Tutti i nodi verranno al pettine il 7 marzo, data in cui il Consiglio dell’Unione Europea voterà il via libera o lo stop definitivo all’attuale versione del Regolamento sulle auto inquinanti. Il testo dovrà ottenere la maggioranza qualificata per poter vedere la luce.

Il che vuol dire che dovrà trovare d’accordo 15 Stati su 27, con una rappresentanza non inferiore al 65% della popolazione totale dei Paesi che approvano la direttiva. Dopo la contrarietà dell’Italia, la possibilità che il testo subisca modifiche è sempre più alta. Infatti, facendo due conti emerge che ora il fronte del no ha i numeri per porre il veto al Regolamento.

GUADAGNANO QUOTA GLI E-FUELS

Tra le possibilità più accreditate c’è l’apertura nei confronti degli e-fuels, i combustibili green
che possono essere utilizzati sia come vettori sia come materie prime energetiche.
Enea li definisce la “soluzione più sostenibile per soddisfare la domanda di energia di un’economia globale in crescita e giocherà un ruolo importante in un sistema energetico futuro ottimizzato”.

Una questione su cui la Germania sta spingendo particolarmente. Oggi il portavoce del governo tedesco ha affermato che la Commissione europea dovrebbe agire rapidamente sulla questione se consentire alle auto di funzionare con carburanti sintetici dopo il 2035.

REGOLAMENTO UE, LE RAGIONI DEL FRONTE DEL NO

La causa che muove la crociata dei critici verso lo stop alle auto a motore endotermico dal 2035 è sostanzialmente una: maggiore gradualità nella transizione sostenibile dei trasporti.
In altre parole, tempi più lunghi, vettori e carburanti alternativi all’elettrico. Il fronte del no crede infatti che lo stop definitivo alla vendita di auto a motore endotermico metterebbe a rischio il percorso di transizione verso una mobilità più sostenibile.

A preoccupare maggiormente i leader europei è la capacità dell’industria dell’automotive di riuscire a compiere il passaggio da motori endotermici a motori a emissioni zero nei tempi e nelle modalità fissate. Inoltre, il timore è che l’Europa possa perdere competitività rispetto ad altri mercati e case automobilistiche, spostando sempre più il centro del mondo automotive verso Cina e Usa.

L’imponente Inflation Reduction Act varato dalla amministrazione Biden potrebbe convincere diverse aziende a spostare la produzione negli Usa, facendo crescere il mercato nazionale e calamitando l’attenzione dei nuovi investitori. L’Ira mette infatti sul piatto 400 miliardi di dollari, un toccasana per le tasche delle case automobilistiche.

I Paesi più critici nei confronti dell’attuale bozza di Regolamento sono convinti che lo squilibrio tra Europa, Cina e Usa si potrebbe tradurre in una perdita di guadagni per le case automobilistiche europee, già messe a dura prova dai problemi di approvvigionamento di semiconduttori e altre materie prime. Questo secondo i rappresentati europei contrari al testo sarebbe controproducente rispetto all’impegno per la decarbonizzazione. oltre che dannoso per l’economia poiché lascerebbe migliaia di persone senza lavoro.

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