Cristian Fabbri, presidente esecutivo di Hera ha illustrato il piano industriale al 2029. È previsto un investimento di 5,5 miliardi di euro per lo sviluppo industriale sostenibile e l’incremento di resilienza delle infrastrutture
Nel piano industriale di Hera si prevede un aumento del 40% rispetto all’ultimo quinquennio destinato alla sostenibilità. L’obiettivo è «una transizione energetica pragmatica, ricercando soluzioni tecnologiche sostenibili per Hera e anche un beneficio per la collettività», precisa il numero uno di Hera, una delle principali multiutility italiane attiva nei settori energetico, idrico e ambientale.
IL PIANO AMBIZIOSO
Al di là dei dividendi, in crescita del 27%, nel nuovo piano di Hera sale “a 11,5 miliardi di euro il valore economico distribuito nei 5 anni agli stakeholder dei territori nei quali operiamo”. Come riporta Il Corriere della Sera, il cda della multiservizi bolognese ha licenziato un piano che porterà il margine operativo lordo a 1,76 miliardi e a un utile per gli azionisti in crescita del 6% in media ogni anno, fino ad arrivare a 519 milioni. L’obiettivo è ridurre le emissioni del gruppo del 35% al 2029 (rispetto al 2019) per raggiungere il Net Zero al 2050.
DECARBONIZZAZIONE
Uno dei punti centrali è soprattutto la decarbonizzazione dei clienti di Hera. “Considerando che il 90% delle emissioni è legato alle emissioni dei nostri clienti, il nostro obiettivo è aiutarli a tagliarle aumentando l’efficienza, ad esempio installando pompe di calore o autoproducendo energia attraverso impianti fotovoltaici”, sottolinea Fabbri. Il presidente di Hera punta anche a uno sviluppo delle reti di teleriscaldamento con l’obiettivo di arrivare a evitare complessivamente emissioni di anidride carbonica per 65mila tonnellate all’anno nel 2029.
FOTOVOLTAICO: 370 MEGAWATT ENTRO 2029
Sul fronte della generazione fotovoltaica è confermato l’obiettivo di installare oltre 370 megawatt entro il 2029, prediligendo soluzioni impiantistiche che non prevedono un ulteriore consumo di suolo, come gli impianti agrivoltaici e i progetti in via di realizzazione su discariche o impianti del ciclo idrico del gruppo. “Lo facciamo con tecnologie innovative. Per esempio a giugno dell’anno prossimo saranno completate le due Hydrogen Valley di Trieste e Modena, che produrranno a regime oltre 620 tonnellate l’anno di idrogeno verde, e nel contempo stiamo adeguando le nostre reti del gas per accoglierlo in percentuale sempre maggiore”, rileva Fabbri.
RESILIENZA DELLE INFRASTRUTTURE
Dei 5,5 miliardi di investimenti ben 3,1 miliardi (il 57% del piano) sono destinati alle reti del gruppo — elettriche, idriche, del gas e del teleriscaldamento — che si confermano la filiera maggiormente capital-intensive. La ripartizione è così divisa: “Il 48% del piano di investimenti contribuirà all’incremento della resilienza delle infrastrutture, il 35% sarà destinato alle progettualità di rigenerazione delle risorse e il 24% a perseguire gli obiettivi per la neutralità carbonica, mentre il 26% sarà indirizzato alla digitalizzazione e all’innovazione”, spiega Fabbri.
ACQUA: MENO SPRECHI
Nel ciclo idrico, Hera si propone di promuovere la sua rigenerazione e circolarità, ad esempio attraverso il crescente riutilizzo delle acque depurate. Con iniziative come le nuove sezioni di ultrafiltrazione nei depuratori di Ferrara e Ravenna. Nel piano la percentuale di acque reflue recuperabili sul totale dei volumi trattati salirà al 14,5% nel 2029 (dall’11,9% nel 2024) e le perdite lineari si ridurranno arrivando a 7,4 metri cubi per chilometro al giorno. Tra gli interventi più significativi rientrano la realizzazione del nuovo potabilizzatore di Bubano, nel bolognese, finalizzato ad aumentare la riserva idrica disponibile, e la progettazione del terzo acquedotto di Trieste, oltre al risanamento di una delle due reti attualmente operative. Nella distribuzione elettrica uno dei progetti più importanti è il potenziamento della rete a servizio dell’area portuale di Trieste, dove è in via di realizzazione l’elettrificazione delle banchine.

