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Piano Mattei

Il Piano Mattei entra nella fase di maturità: raddoppiano i Paesi coinvolti e gli investimenti in Africa

Il coordinatore Fabrizio Saggio presenta la relazione aggiornata al 30 giugno 2026: mobilitati miliardi tra Fondo Clima e garanzie Sace. Focus strategico su energia, acqua e minerali critici per trasformare il debito africano in capitale umano e infrastrutture.

Il Piano Mattei ha raggiunto la sua piena operatività, segnando il passaggio cruciale da una fase sperimentale a una di consolidamento strutturale. Durante l’audizione presso le Commissioni riunite Esteri della Camera e Esteri e Difesa del Senato, il coordinatore della Struttura di missione, Fabrizio Saggio, ha illustrato i progressi della strategia italiana nel continente africano aggiornati al 30 giugno 2026. Progressi che hanno visto passare dalle 9 nazioni iniziali a 18 Paesi partner, raddoppiando di fatto l’impegno diplomatico e finanziario dell’Italia in linea con un approccio incrementale che punta a risultati tangibili e di lungo periodo.

MATURITÀ E INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLA STRATEGIA

“Siamo al terzo anno di attività del piano, l’anno che definirei della maturità”, ha esordito Saggio, sottolineando come gli ultimi dodici mesi abbiano registrato traguardi particolarmente significativi. Il Piano non è più soltanto una questione di rapporti bilaterali tra nazioni, ma si è affermato come un modello di riferimento nelle sedi internazionali.

Sotto la presidenza italiana, il G7 ha dedicato per la prima volta una sessione specifica all’Africa, e persino la presidenza francese ha citato il Piano Mattei come esempio virtuoso nelle partnership internazionali. Questo cambio di paradigma si riflette in una “politica dell’ascolto” costante con le controparti africane, supportata da un coordinamento quotidiano tra la Farnesina, la rete consolare, l’Aics e un numero sempre crescente di ministeri coinvolti.

L’ARCHITETTURA FINANZIARIA E IL RUOLO DEI FONDI

Il motore economico della strategia italiana poggia su basi solide e diversificate. Negli ultimi dodici mesi, il Comitato tecnico del Fondo Clima ha deliberato finanziamenti per un miliardo di euro, mentre Sace ha garantito operazioni per oltre 4 miliardi di euro nei 18 Paesi coinvolti. Di grande rilievo è la sinergia con le istituzioni internazionali: oltre 550 milioni di euro sono stati destinati a progetti avviati con la Banca Mondiale, frutto di un accordo quadro nato dalla lettera d’intenti firmata tra la Presidenza del Consiglio e il presidente della Banca, Ajay Banga.

A questi si aggiungono quasi 200 milioni per progetti con la Banca Africana di Sviluppo, attraverso uno strumento multi-donor che ha già visto l’approvazione di 15 interventi sul terreno per l’accesso all’acqua in Etiopia, lo sviluppo agricolo in Angola e mini-reti rinnovabili in Mauritania.

PROGETTI SUL CAMPO: ENERGIA, AGRICOLTURA E ACQUA

L’impatto del Piano Mattei si misura attraverso infrastrutture che cambiano la vita quotidiana di milioni di persone. In Mozambico, il progetto “Ascent” lavora per collegare alla rete elettrica case e cittadini che ne erano privi, mentre nella Repubblica del Congo il progetto “Puzzle” persegue obiettivi analoghi. In Costa d’Avorio, l’iniziativa “Mission 300” prevede la realizzazione di 3.400 chilometri di linee elettriche per raggiungere 250 mila famiglie e il sostegno a un polo agroindustriale.

La sovranità alimentare è al centro anche degli interventi in Senegal, in collaborazione con l’Ifad. Per quanto riguarda l’emergenza idrica, l’Italia finanzia con 100 milioni di euro la strategia nazionale del Marocco insieme a Francia e Germania, mentre in Tunisia è stato approvato il progetto “Tanit” per il recupero delle acque reflue.

L’IMPATTO SULL’EXPORT E LA CONVERSIONE DEL DEBITO

Il sistema economico italiano sta già beneficiando di questa apertura verso il Sud. Sace registra infatti un aumento delle esportazioni del 4,1% proprio verso i 18 Paesi del Piano. Saggio ha evidenziato come questa rete di collaborazione si sia rafforzata grazie a memorandum conclusi con grandi player nazionali come Enel, Leonardo, Confindustria e l’università Luiss.

Una delle scelte più apprezzate dal continente africano è stata la decisione strutturale di avviare la conversione di circa 269 milioni di euro di crediti bilaterali vantati dall’Italia. “La nostra azione risponde alla necessità di trasformare passività finanziarie in investimenti reali, capitale umano e infrastrutture”, ha spiegato il coordinatore, indicando questa mossa come un segnale di fiducia non misurabile solo in cifre, ma fondamentale per la credibilità italiana.

LE SFIDE DEL PROSSIMO BIENNIO: MINERALI CRITICI E ISTRUZIONE

Guardando al futuro, la Struttura di missione ha già individuato i pilastri per i prossimi dodici mesi. Oltre a proseguire il lavoro sull’acqua e sulla formazione professionale, l’Italia intende approfondire la sfida dei minerali critici, essenziali per la transizione energetica globale. Il coinvolgimento delle piccole e medie imprese italiane sarà incentivato attraverso strumenti come la “Misura Africa” di Simest, che ha già attivato 148 operazioni per 116 milioni di euro, e il “Plafond Africa” di Cassa Depositi e Prestiti, che punta a impegnare 500 milioni di risorse proprie.

Sul fronte dell’istruzione, a settembre l’Italia co-presiederà con la Nigeria la conferenza dei donatori per la “Global Partnership for Education”, confermando l’impegno a trasformare il Piano Mattei in un investimento strategico sulla conoscenza e sul futuro delle nuove generazioni africane.

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