L’Italia mobilita 1,2 miliardi dal Fondo Clima e 4 miliardi di garanzie SACE per lo sviluppo del continente. Meloni al Parlamento: “Risultati tangibili per una cooperazione da pari a pari fondata sulla fiducia”.
Il Piano Mattei per l’Africa entra nella sua fase di piena maturità industriale e diplomatica, consolidando una rete di interventi che oggi conta 76 progetti avviati e un perimetro d’azione esteso a 18 nazioni partner. È quanto emerge dalla Terza Relazione annuale sullo stato di attuazione della strategia, trasmessa ufficialmente al Parlamento il 3 luglio 2026 dopo essere stata adottata dalla Cabina di regia lo scorso 26 giugno a Palazzo Chigi.
Il documento, che aggiorna i progressi registrati fino al 30 giugno 2026, certifica il passaggio dell’iniziativa da fase pilota a sistema operativo globale. Secondo il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il piano è oggi “una strategia pienamente operativa che sta producendo risultati tangibili”. Meloni ha sottolineato come l’impegno dell’Italia sia orientato a “dare sempre più forza al modello di cooperazione che abbiamo in mente: una cooperazione da pari a pari, fondata sul rispetto, sulla fiducia reciproca, sullo sviluppo condiviso”.
L’ARCHITETTURA FINANZIARIA E IL RUOLO DEL FONDO CLIMA
Il pilastro economico del Piano poggia su una solida struttura di finanziamento che integra risorse pubbliche e garanzie per l’export. A fronte di una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro, la Relazione evidenzia il ruolo centrale del Fondo Italiano per il Clima. Il Comitato Tecnico ha infatti deliberato circa 1,2 miliardi di euro destinati a 15 interventi specifici nel continente africano.
Di questi, ben 936,7 milioni di euro sono stati impegnati nell’ultimo anno solare, segnando una decisa accelerazione tra luglio 2025 e giugno 2026. Parallelamente, SACE ha concesso garanzie per 4 miliardi di euro a sostegno degli investimenti privati nelle nazioni coinvolte. Un ulteriore tassello finanziario è rappresentato dai 269 milioni di euro di crediti bilaterali che l’Italia sta convertendo in progetti di sviluppo locale all’interno di un orizzonte decennale.
ESPANSIONE GEOGRAFICA E IL SUMMIT STORICO DI ADDIS ABEBA
Il raggio d’azione del Piano si è progressivamente allargato, passando dai 9 Stati coinvolti nel gennaio 2024 ai 18 attuali. L’ultimo ampliamento risale a marzo 2026, con l’ingresso strategico di Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Zambia.
Questo consolidamento diplomatico è stato sancito dalla sesta riunione della Cabina di regia e ha trovato il suo momento più alto nel secondo Vertice Italia-Africa. Per la prima volta nella storia della conferenza, l’evento si è svolto in territorio africano, ad Addis Abeba, il 13 febbraio 2026. L’incontro ha visto la partecipazione di 35 delegazioni di alto livello, confermando l’autorevolezza del modello italiano come interlocutore privilegiato per le istituzioni del continente.
LE SEI DIRETTRICI DI INTERVENTO E LA SVOLTA DIGITALE
La strategia di intervento si sviluppa lungo sei direttrici fondamentali: acqua, agricoltura, energia, infrastrutture fisiche e digitali, istruzione e salute. Se l’obiettivo principale rimane la valorizzazione del capitale umano, l’ultimo anno ha visto un sensibile rafforzamento delle iniziative legate alla transizione digitale e all’intelligenza artificiale.
L’integrazione di queste tecnologie avanzate mira a modernizzare i settori tradizionali, rendendo più efficiente la gestione delle risorse idriche e la produttività agricola, considerate precondizioni essenziali per la stabilità economica dei partner africani. Il Piano non si limita a esportare capitali, ma punta a costruire competenze attraverso la formazione e la cultura, elementi considerati vitali per la tenuta sociale a lungo termine.
SINERGIE INTERNAZIONALI E IL RACCORDO CON IL GLOBAL GATEWAY
Il documento trasmesso alle Camere evidenzia come il Piano Mattei non agisca in isolamento, ma sia perfettamente integrato nel quadro della politica estera europea e internazionale. Esiste un raccordo sempre più stretto con il Global Gateway dell’Unione Europea, supportato da garanzie comunitarie quali TERRA e RISE.
L’architettura internazionale si avvale di accordi quadro con la Banca Mondiale e di una partnership strategica con la Banca Africana di Sviluppo attraverso la “Mattei Plan-Rome Process Financing Facility”. La cooperazione si estende inoltre a organizzazioni del sistema ONU come FAO, IFAD e UNDP, oltre a collaborazioni dirette con l’African Finance Corporation e l’IFC, garantendo una massa critica di investimenti e una visione di sviluppo coordinata a livello globale.
IL SISTEMA ITALIA E IL COORDINAMENTO DELLE RISORSE NAZIONALI
In ultima analisi, la Relazione ribadisce la natura corale dell’iniziativa, definendola una strategia di “Sistema Italia”. Il successo operativo dipende dal coinvolgimento coordinato di Ministeri e istituzioni finanziarie nazionali, tra cui spiccano Cassa Depositi e Prestiti (CDP), SACE e SIMEST.
Questo sforzo di squadra abbraccia anche le Regioni e gli enti locali, coinvolgendo attivamente il mondo universitario e il terzo settore. Un ruolo di primaria importanza è affidato alla diaspora africana residente in Italia, considerata un ponte culturale e professionale insostituibile per declinare i progetti secondo le reali necessità delle comunità locali e per garantire che lo sviluppo condiviso si traduca in opportunità concrete per entrambi i continenti.
MELONI: L’ITALIA CONTINUERA’ A LAVORARE PER DARE FORZA ALLA COOPERAZIONE
“Oggi il Piano Mattei – riconosciuto come iniziativa di respiro europeo e internazionale – è una strategia pienamente operativa che sta producendo risultati tangibili – dichiara il Presidente Consiglio, Giorgia Meloni – Insieme ai nostri partner africani abbiamo avviato in questi anni più di 70 progetti, grazie ad una solida architettura finanziaria che sta mobilitando risorse pubbliche e private. L’Italia continuerà a lavorare in questa direzione, per consolidare questa prospettiva e dare sempre più forza al modello di cooperazione che abbiamo in mente: una cooperazione da pari a pari, fondata sul rispetto, sulla fiducia reciproca, sullo sviluppo condiviso”.

