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Ponte sullo stretto

Il Ponte sullo Stretto si farà? La matematica ha la risposta

Ecco chi sta provando a comprarsi l’opera del secolo prima dell’apertura dei cantieri, mentre i costi sono già saliti a 13,5 miliardi

Il Ponte sullo Stretto di Messina ha appena stabilito un record mondiale assoluto. Non esiste un singolo pilone, non c’è traccia di un cavo e manca persino il progetto esecutivo. Eppure, l’opera più discussa della storia d’Italia ha già partorito la sua prima inchiesta per corruzione. A fare gola è il budget stratosferico da 13,5 miliardi di euro interamente pubblico. Intanto, la matematica ha già previsto il destino dell’opera.

L’INCHIESTA SUL PONTE SULLO STRETTO

Secondo la Procura di Roma, coordinata dall’aggiunto Giuseppe De Falco, qualcuno avrebbe tentato di comprare il via libera al Ponte sullo Stretto. I magistrati hanno iscritto tre nomi nel registro degli indagati per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.

L’accusa ipotizza l’esistenza di un piano per ottenere il via libera definitivo al progetto tentando di condizionare colletti bianchi e giudici. Al centro della strategia ci sarebbe la delibera del Cipess, che deve superare il controllo di legittimità della Corte dei conti. Senza questo visto, infatti, i lavori non partono.

L’ALLARME DELL’ANAC

L’inchiesta sul Ponte sullo Stretto non è un fulmine a ciel sereno. Il presidente Giuseppe Busia lo ripeteva da oltre due anni: su un’opera simile «i rischi di corruzione e infiltrazione mafiosa sono elevatissimi». Gli appetiti miliardari sono tali da aggredire direttamente gli organi di controllo.

Senza contare che il progetto del Ponte è una macchina che col tempo ha inghiottito sempre più denaro pubblico. Si è partiti infatti con una stima di 4 miliardi, raddoppiata a 8 nel 2012 e oggi superato i 13,5 miliardi di euro. Più la cifra lievita, più aumenta il rischio di manipolazione delle decisioni.

LA PROFEZIA MATEMATICA

Che fine farà, quindi, il Ponte sullo Stretto? Un indizio arriva dal saggio Dynamics of Corruption pubblicato sulla rivista scientifica Physica A. In questo recente studio il professor Domenico Marino ha dimostrato matematicamente come la corruzione risponda adinamiche cicliche di tipo preda-predatore tra imprese legali e illegali.

Il destino del sistema dipende interamente da una variabile di controllo dello Stato: la sanzione attesa σ. Se il valore economico dell’opera aumenta a dismisura (il premio), e contemporaneamente lo Stato riduce σ eliminando i reati e indebolendo i controlli (il costo della punizione), la matematica dice che il mercato si specializzerà inevitabilmente nell’illegalità. Conviene corrompere perché il rischio è ai minimi storici e il guadagno è infinito.

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