Sostenibilità

Il taglio degli incentivi alle rinnovabili italiane? Legittimo secondo la Ue

La Corte europea ha stabilito che la normativa italiana è conforme al diritto comunitario visto che la direttiva rinnovabili del 2009 non obbliga gli Stati membri ad adottare dei regimi di aiuti finanziari

Ridurre o persino azzerare gli incentivi alle rinnovabili, in linea di principio, non è contrario al diritto europeo. A chiarire il concetto è stata la Corte di Giustizia Ue pronunciandosi su richiesta del Consiglio di Stato su due cause portate avanti da altrettante aziende italiane produttrici di energia da fonti rinnovabili.

COME NASCE LA VICENDA

Le due aziende, la Agrenergy e la Fusignano Due, che operano nel settore della costruzione, gestione e manutenzione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, avevano realizzato impianti fotovoltaici ammissibili agli incentivi secondo le norme nazionali del 2011. Ma nel corso dell’anno si erano rivolte al Tar Lazio lamentando che, dal primo semestre del 2012, tali incentivi erano stati negati dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse) a causa dell’azzeramento della disponibilità economica. Con decreto del 5 luglio 2012, il Mise aveva poi ridotto notevolmente le risorse finanziarie destinate agli incentivi, ammettendo gli impianti in questione al nuovo regime di sussidi, inferiore al precedente. Da qui il ricorso al Tar delle due aziende per chiedere l’annullamento del decreto ministeriale del 2012 e, in virtù del principio del legittimo affidamento, l’applicazione degli incentivi previsti dal precedente decreto del 2011.

LA DECISIONE DEL TAR LAZIO E DELLA CORTE UE

Il Tar Lazio ha però respinto i ricorsi, ricordando, tra l’altro, che, secondo la direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, “il regime di sostegno agli impianti fotovoltaici è solo una delle possibili modalità con cui gli Stati possono raggiungere gli obiettivi di produzione” di energia da fonti rinnovabili. E infatti la Corte Ue ha ribadito proprio questo punto e cioè che la normativa italiana è conforme al diritto europeo e la direttiva rinnovabili del 2009 non obbliga gli Stati membri ad adottare dei regimi di aiuti finanziari per promuovere l’uso di energia da fonti rinnovabili.