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Impianti di perforazione Usa scendono sotto quota mille. È la prima volta dal 2017

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È quanto emerge dai dati di RigData forniti da Enverus (l’ex DrillingInfo) e citati da Platts che certificano il calo dell’industria upstream

Per la prima volta dal maggio 2017, il numero di impianti di perforazione per gli idrocarburi statunitensi è sceso al di sotto di quota mille. Si tratta della prima volta da quasi 28 mesi, in un periodo storico in cui l’industria attende segnali che potrebbero indicare la via d’uscita da un mercato lento e incerto. È quanto emerge dai dati settimanali di RigData forniti da Enverus (l’ex DrillingInfo) e citati da Platts.

SOTTO QUOTA MILLE

Nella settimana di ferragosto, il numero totale di impianti di perforazione in Usa si è attestato a 998, in calo di 9 unità rispetto alla settimana precedente, con due terzi della diminuzione legata al gas naturale.

PERFORAZIONI DI GAS SOTTO I 200

Il numero di impianti di produzione del gas si è attestato a 199, con un calo di 6 unità nella settimana: è la prima volta che gli impianti di perforazione del gas scendono sotto i 200 dall’ultima settimana di aprile 2017.

PETROLIO SOTTO GLI 800

L’altro terzo degli impianti non più operativi riguardano il petrolio, con un calo di 3 unità a quota 793 (il più basso numero di piattaforme petrolifere anche dall’inizio di maggio 2017).

INDUSTRIA UPSTREAM IN CONTINUO CALO

Con l’avvicinarsi della stagione delle conferenze autunnali, e con i guadagni del secondo trimestre più fiacchi, sottolinea Platts “l’industria upstream non sembra essere più una storia di continua crescita della produzione, ma di ulteriore calo del numero di impianti di perforazione” e “dell’efficienza operativa”.

ATTIVITA’ SIMILE ANCHE NEL 2020?

I dati suggeriscono, inoltre, “un’attività relativamente simile nel 2020 (rispetto al 2019)”, ha detto Stephen Richardson, analista di Evercore ISI, in una nota diffusa agli investitori. “Ma la curva in avanti è ora inferiore di oltre il 12% rispetto al mese precedente”. Sia Brent che WTI, inoltre, si trovano in un range, rispettivamente, “o appena sotto i 60 $/b o a metà strada tra i 50 $/b per circa l’ultimo mese. Il greggio NYMEX WTI 12 mesi è a 52.46 dollari al barile mentre il Brent ICE 12 mesi è a 57.33 dollari al barile. Questi sono rispettivamente del 7% e 4% al di sotto dei prezzi correnti di negoziazione”.

Anche la banca d’investimento Wells Fargo è scettica riguardo all’attività dei panieri petroliferi in futuro: “A causa dei segnali di guadagni di efficienza più elevati del previsto nelle piattaforme a terra e nel pompaggio a pressione e di un tasso di uscita nel 2019 che si colloca ben al di sotto della media del 2019 per le flotte di perforazioni e di fratturazioni idrauliche, vediamo un rischio crescente per le previsioni di spesa di perforazione/completamento nel 2020”, ha detto la banca in una recente nota agli investitori.

IL PERMIANO REGISTRA L’AUMENTO MAGGIORE

La settimana scorsa l’incremento maggiore rispetto alla settimana precedente si è avuto nel Permiano, dove gli impianti sono aumentati di 4 unità raggiungendo il numero di 434. A parte questo, gli impianti degli altri sette degli otto bacini statunitensi nominati nel conteggio Enverus sono andati su o giù per un impianto o due, ad eccezione del bacino di Williston nel North Dakota e nel South Dakota che è rimasto stabile a 57. Ad incrementare di un impianto di perforazione durante la settimana sono stati il Denver-Julesburg Basin in Colorado, 29 perforazioni in tutto, e il Marcellus Basin, soprattutto in Pennsylvania, con 49 unità. I bacini con perdite di impianti di perforazione includono tra gli altri l’Eagle Ford Shale del Texas del Sud, Haynesville nel Texas orientale e Louisiana nordoccidentale, Utica in Ohio.