Il piano della Commissione punta al 20% del Pil entro il 2035 con riforme su appalti e permessi, ma Federacciai boccia il testo: “Sulla siderurgia è un’occasione mancata”.
La Commissione Europea ha adottato oggi una proposta legislativa destinata a riscrivere le regole della sovranità industriale del continente: l’Industrial Accelerator Act (IAA). Il provvedimento, che attua le raccomandazioni del rapporto Draghi sulla competitività, introduce per la prima volta requisiti di “Made in EU” e criteri di bassa emissione di carbonio negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno statale. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo UE è portare il peso del settore manifatturiero dal 14,3% attuale al 20% del Pil europeo entro il 2035, blindando le filiere strategiche dalla concorrenza sleale globale. Tuttavia, la pubblicazione del testo ha immediatamente innescato la dura reazione di Federacciai, che per voce del suo presidente Antonio Gozzi ha denunciato l’esclusione del settore siderurgico da alcune tutele chiave, definendo la proposta una “ennesima occasione mancata”.
IL CAMBIO DI DOTTRINA E IL PESO DEL MADE IN EUROPE
L’Industrial Accelerator Act segna, nelle parole del Vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné, un fondamentale cambio di dottrina: il denaro dei contribuenti europei deve servire a sostenere l’occupazione e la produzione interna. La legge introduce una “preferenza europea” mirata per settori definiti vitali, come il cemento, l’alluminio, l’automotive e le tecnologie net-zero (batterie, solare, eolico, pompe di calore e nucleare).
Per questi comparti, le procedure di appalto e le aste pubbliche premieranno i prodotti realizzati nel territorio dell’Unione o in paesi partner che garantiscano una reale reciprocità di accesso ai mercati. Bruxelles intende così creare “mercati guida” per le tecnologie pulite, offrendo agli investitori la prevedibilità necessaria per finanziare la transizione energetica senza dipendere da fornitori extra-UE dominanti.
LA REAZIONE DI FEDERACCIAI E IL NODO DELL’ACCIAIO
Nonostante l’ambizione del piano, la siderurgia italiana ed europea esprime un forte malcontento. Antonio Gozzi, Presidente di Federacciai, ha evidenziato come l’IAA manchi di coraggio proprio sul fronte dell’acciaio: “Si evidenzia l’assenza di criteri Made in Europe per l’acciaio, previsti invece per materiali come alluminio e cemento. La Commissione ritiene che il settore benefici già delle nuove misure di difesa commerciale, ma tali strumenti contrastano l’eccesso di capacità globale e non possono sostituire il sostegno alle produzioni strategiche europee avanzate nella decarbonizzazione”.
Gozzi ha inoltre criticato l’indebolimento delle norme sul rottame ferroso, rimosse rispetto alle bozze iniziali, e l’assenza di una metodologia chiara per classificare il “green steel”, ribadendo che la valutazione dovrebbe basarsi sulla reale impronta di carbonio per non penalizzare le produzioni a forno elettrico, cuore della circolarità italiana.
NUOVE REGOLE PER GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI
L’Europa resta un mercato aperto, ma con condizioni precise per garantire che i capitali stranieri portino valore aggiunto reale. L’IAA stabilisce che per investimenti superiori a 100 milioni di euro provenienti da paesi che controllano oltre il 40% di un settore strategico (come accade oggi con la Cina per il fotovoltaico o le batterie), le aziende debbano soddisfare criteri rigorosi.
Questi includono l’obbligo di mantenere almeno il 50% dell’occupazione in Europa, limiti alla partecipazione straniera sotto il 49% del capitale, trasferimenti tecnologici e l’investimento dell’1% del fatturato globale in ricerca e sviluppo all’interno dell’Unione. “L’Europa deve essere una base industriale completa, non solo una piattaforma di assemblaggio”, ha sottolineato Séjourné.
SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA E AREE DI ACCELERAZIONE
Per contrastare la fuga dei capitali verso contesti meno burocratici, la legge impone agli Stati membri l’adozione di una procedura di autorizzazione unica e interamente digitale. Il principio dell’approvazione tacita verrà applicato alle fasi intermedie dei progetti di decarbonizzazione, con tempi massimi fissati a 18 mesi.
Nascono inoltre le “Aree di Accelerazione Industriale”, distretti pensati per favorire la simbiosi industriale dove le imprese potranno beneficiare di iter semplificati per i permessi, accesso facilitato alle infrastrutture energetiche e supporto per lo sviluppo delle competenze professionali.
IL FUTURO DEL MERCATO UNICO E LA SFIDA DIGITALE
Entro la fine del 2026, la Commissione si impegna a proporre il cosiddetto “28esimo regime”, un quadro societario unico e digitale per le imprese che intendono operare in tutto il mercato unico senza doversi scontrare con 27 diverse legislazioni nazionali. Questo strumento punta a favorire la crescita delle startup e delle scale-up innovative, permettendo loro di raggiungere la massa critica necessaria per competere a livello globale.
Il regolamento passerà ora al vaglio del Parlamento Europeo e del Consiglio, dove l’industria siderurgica spera di veder accolti gli emendamenti necessari per colmare le lacune denunciate dai produttori. Qualsiasi ritardo, avverte la Commissione, rischia di compromettere gli obiettivi climatici e la resilienza economica di un settore che rappresenta ancora il 22,5% delle emissioni totali dell’Unione.


