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Interconnessioni elettriche: la grande scommessa europea

L’Unione Europea punta a raggiungere una capacità di interconnessione elettrica di almeno il 15% entro il 2030, in un contesto in cui la massiccia integrazione delle energie rinnovabili richiede che il sistema diventi più flessibile

La transizione energetica sta plasmando un nuovo panorama elettrico in Europa. Con la crescita della produzione di energia eolica e solare, aumenta anche la necessità di trasportare l’elettricità dove è richiesta. In questo contesto, gli interconnettori elettrici – infrastrutture in grado di collegare reti tra regioni diverse – sono destinati a diventare una componente strategica per garantire l’approvvigionamento, rafforzare la resilienza della rete e sfruttare al meglio la produzione di energia rinnovabile, sempre più variabile.

TRA IL 2025 E IL 2035 IN FUNZIONE CIRCA 40.000 KM DI CAVI DI INTERCONNESSIONE

Le cifre – scrive El Periodico de la Energia – illustrano la portata dell’opportunità. Secondo un’analisi di Westwood, sono circa 40.000 chilometri i cavi di interconnessione associati ai progetti che dovrebbero entrare in funzione tra il 2025 e il 2035, escludendo la Cina continentale.

Per contestualizzare questa cifra, i progetti eolici offshore previsti per lo stesso periodo richiedono circa 54.800 chilometri di cavi. La potenziale domanda di cavi di interconnessione è quindi equivalente a quasi due terzi di quella legata all’eolico offshore. Dietro queste cifre, però, si cela un paradosso: il portafoglio progetti cresce molto più rapidamente della sua capacità di raggiungere la fase di costruzione.

L’UE VUOLE UNA CAPACITÀ DI INTERCONNESSIONE ELETTRICA DI ALMENO IL 15% ENTRO IL 2030

L’Europa è il principale motore di questo cambiamento. L’Unione Europea punta a raggiungere una capacità di interconnessione elettrica di almeno il 15% entro il 2030, in un contesto in cui la massiccia integrazione delle energie rinnovabili richiede che il sistema diventi più flessibile.

I nuovi progetti rispecchiano questa strategia. Secondo Westwood, il 69% degli sviluppi che non hanno ancora ottenuto contratti per i cavi sono transfrontalieri. La tendenza indica un sistema elettrico europeo sempre più integrato, in cui l’elettricità può fluire più facilmente tra paesi e mercati.

Tuttavia, se si guarda a quali progetti hanno effettivamente fatto progressi, il quadro cambia radicalmente. Westwood considera un progetto “approvato” quando ha assegnato il contratto per la rete via cavo. In questo gruppo, il 78% dei progetti è di tipo nazionale. La conclusione è significativa: l’Europa sta proiettando una rete sempre più internazionale, ma i progetti che sono riusciti a superare i principali ostacoli allo sviluppo rimangono perlopiù nazionali.

LA GRECIA DIMOSTRA CHE PUÒ FUNZIONARE

La Grecia offre uno degli esempi più lampanti di come una specifica esigenza di rete possa trasformarsi in investimento. Il Paese rappresenta quasi la metà dei progetti approvati in Europa occidentale, spinti in gran parte dalla necessità di collegare le sue isole alla rete elettrica continentale.

Dal 2017 l’operatore greco IPTO ha investito 3,1 miliardi di euro in infrastrutture elettriche, e alcuni progetti hanno beneficiato anche di finanziamenti europei. L’interconnessione delle Cicladi occidentali e meridionali, ad esempio, ha ricevuto 157 milioni di euro dalla Banca europea per gli investimenti e altri 108 milioni di euro dal Fondo europeo per la ripresa e la resilienza.

Il caso greco dimostra che la combinazione di una chiara esigenza infrastrutturale, la leadership del gestore della rete e i finanziamenti pubblici può accelerare il passaggio dalla pianificazione alla stipula dei contratti. Il problema sorge quando il progetto deve oltrepassare i confini nazionali.

PROBLEMI DI COORDINAMENTO

L’analisi di Westwood rivela un elevato livello di incertezza tra i progetti non ancora approvati. Solo il 14% è considerato “probabile “, mentre il 57% è classificato come “possibile” e il restante 29% è “a rischio”. La dimensione internazionale emerge ancora una volta come una delle principali fonti di incertezza. Il 94% dei progetti considerati rischiosi sono transfrontalieri.

Tuttavia, attraversare un confine non significa necessariamente condannare un progetto. Infatti, circa il 63% dei progetti considerati “probabili” sono anche internazionali. Il problema fondamentale sembra essere un altro: garantire che il sostegno politico e strategico si traduca in permessi, finanziamenti, accordi commerciali e progressi tecnici concreti.

Alcuni progetti stanno già dimostrando questa capacità. MaresConnect, l’interconnettore Malta-Sicilia 3 e il Sarawak-Singapore stanno registrando progressi relativamente solidi grazie a una combinazione di supporto istituzionale, sviluppo tecnico, autorizzazioni e progressi commerciali.

Tuttavia, altri esempi illustrano quanto possa diventare complicato il percorso: il progetto Aquind, tra Regno Unito e Francia, continua ad affrontare notevoli ostacoli legali e normativi. L’Australia-Asia PowerLink si trova ad affrontare rischi finanziari e operativi derivanti dalle sue enormi dimensioni. E il Great Sea Interconnector, tra Israele e Cipro, è limitato dall’incertezza geopolitica del Mediterraneo orientale.

I RISCHI DEI PROGETTI DI INTERCONNESSIONE

Anche la dimensione fisica dei progetti stessi può diventare un fattore di complessità. Westwood ha individuato una correlazione tra la lunghezza del cavo sottomarino necessario e il livello di rischio del progetto. La lunghezza media del cavo prefabbricato richiesto aumenta da 332 chilometri nei progetti “probabili” a 450 chilometri nei progetti “possibili” e a 620 chilometri in quelli classificati come “a rischio”.

La sola durata non determina il successo o il fallimento di un progetto, ma può riflettere una maggiore complessità tecnica, finanziaria e logistica. A ciò si aggiungono le difficoltà derivanti dal coordinamento di diversi sistemi normativi e mercati dell’energia elettrica.

LA RIPARTIZIONE DI COSTI E BENEFICI TRA I PAESI

Ma questi nuovi modelli sollevano anche una questione complessa: come dovrebbero essere ripartiti i costi e i benefici tra i Paesi, quando la stessa infrastruttura svolge contemporaneamente funzioni di generazione e di interconnessione?

La domanda di cavi aumenterà, ma le tempistiche sono incerte. Tutto lascia presagire un forte aumento della domanda di cavi di interconnessione nel corso degli anni 2030. Tuttavia, la composizione di tale domanda dipenderà sempre più da progetti transfrontalieri.

Ciò introduce un elemento di incertezza per i produttori di cavi, gli operatori di rete e gli investitori. Un ritardo nella realizzazione di un interconnettore non solo posticipa la messa in funzione dell’infrastruttura elettrica, ma può anche spostare di diversi anni la tempistica della relativa domanda di cavi.

Il progetto GRITA 2, che collega Grecia e Italia, ne è un esempio. La sua entrata in funzione, prevista inizialmente per il 2031, è stata posticipata al 2033 a causa della necessità per l’Italia di rivedere i propri calcoli di costo-beneficio. Le previsioni attuali relative alla messa in servizio degli impianti devono essere interpretate come una stima della domanda potenziale, e non come un programma fisso.

UN’OPPORTUNITÀ MULTIMILIONARIA

Lo sviluppo delle interconnessioni sarà fondamentale per consentire all’Europa di gestire un sistema elettrico con una maggiore quota di energie rinnovabili, una maggiore elettrificazione e mercati sempre più integrati. Le opportunità industriali sono considerevoli: decine di migliaia di chilometri di nuovi cavi comportano investimenti in produzione, installazione, ingegneria e reti.

Ma il messaggio di Westwood è anche un avvertimento. L’Europa ha i progetti e la necessità. Ciò che non è ancora garantito è la capacità di trasformare tale ambizione in infrastrutture realizzate. La prossima fase di espansione dipenderà dalla capacità dei paesi di coordinare le normative, condividere i costi, garantire i finanziamenti e ridurre i rischi politici e commerciali che gravano sui grandi progetti internazionali.

In altre parole, la sfida non è più solo decidere quali paesi debbano essere collegati, ma trasformare quei collegamenti da semplici progetti sulla carta a realtà concrete sul fondo dell’oceano. Le dimensioni attuali del portafoglio suggeriscono un mercato con un potenziale significativo per i prossimi anni. Tuttavia, colmare il divario tra ambizione, contrattualistica e costruzione determinerà quanto di questo potenziale si tradurrà effettivamente in chilometri di cavi posati.

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