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Investimenti verdi Ue: i 28 alle prese con un rebus

Clima

Il nucleare tra i nodi di maggior contrasto da risolvere per gli investimenti verdi Ue. Ma anche i paesi dell’Est non sono d’accordo nel disinvestire nel carbone

A parole sono tutti d’accordo nell’assicurare maggiori investimenti verdi nell’Ue. La Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen ha già annunciato un programma di spesa pubblica e priva da 1000 miliardi di euro in 10 anni. Quello che manca è una definizione univoca su cosa si intende per economia sostenibile e pertanto, cosa finanziare e cosa no.

PROBLEMI PER LE INDUSTRIE

“A livello diplomatico i Ventotto si sono messi d’accordo su una posizione negoziale con cui affrontare le prossime trattative con il Parlamento europeo su una proposta legislativa che la Commissione europea presentò l’anno scorso – si legge sul Sole 24 Ore -. L’accordo non è stato semplice, secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles. ‘L’argomento è delicato. Classificare ciò che è verde e ciò che non è verde è potenzialmente fonte di problemi per le industrie nazionali’, osserva un diplomatico”.

GLI OBIETTIVI DA PERSEGUIRE

“Il regolamento prevede che gli investimenti ambientali debbano perseguire almeno uno di questi obiettivi: permettere di mitigare gli effetti del cambiamento climatico, di adattarsi al cambiamento climatico, di proteggere le risorse idriche, di facilitare la transizione verso una economia circolare, di prevenire l’inquinamento, o di proteggere e restaurare la biodiversità. Gli strumenti finanziari devono rispettare minime salvaguardie sociali”.

TUTTI CONTRO TUTTI, SI VA VERSO IL RINVIO AL 2022

È in questo contesto che, prosegue il quotidiano di Confindustria, “il Lussemburgo, l’Austria e la Germania hanno rumoreggiato durante le discussioni. Così ha fatto anche la Grecia. Vorrebbero tra le altre cose, che il nucleare fosse catalogato d’emblee tra gli investimenti non sostenibili”. Naturalmente questo ha creato un punto di attrito con la Francia che detiene 52 centrali e non ha intenzione di cedere lo scettro ma anche con i paesi dell’Est quando si è parlato di carbone. Tanto da aver portato a “una proposta del Consiglio di rinviare dal 2020 al 2022 la piena applicazione delle nuove regole”, come ha riferito Reuters.

UN COLPO ALLA CRESCITA DEL SETTORE VERDE

“Il ritardo, se confermato dai legislatori Ue, potrebbe rallentare la crescita del mercato da 200 miliardi di dollari di obbligazioni verdi, respingendo gli standard più chiari che molti investitori desideravano. I sostenitori degli investimenti verdi hanno condannato il rinvio. ‘Non abbiamo bisogno di perdere altri due anni’, ha detto Luca Bonaccorsi, un attivista del gruppo della campagna Transport and Environment -. Sono necessari urgentemente standard più chiari per finanziare un’economia sostenibile”, ha riferito a Reuters.

COSA TEMONO I PAESI UE

“Temiamo fortemente che il quadro proposto possa lasciare la porta aperta alla deviazione delle risorse finanziarie dalle attività ambientalmente sostenibili e verso tecnologie che non possono essere considerate sicure o sostenibili”, hanno affermato i paesi europei in una dichiarazione congiunta.

IL NUCLEARE UNO DEI NODI MAGGIORI

“L’energia nucleare non è né sicura, sostenibile né economica”, ha dichiarato il Segretario di Stato tedesco per l’Energia, Andreas Feicht. “Quindi respingiamo l’idea di utilizzare denaro Ue per prolungare la vita delle centrali nucleari”, ha aggiunto. Il Parlamento europeo, che co-legifera con il Consiglio su questo tema, ha escluso anche l’applicazione del “marchio verde” all’industria nucleare nella sua posizione adottata lo scorso marzo.

UN DISASTRO

L’eurodeputata verde Sven Giegold ha dichiarato a Euractiv che la posizione del Consiglio è un “disastro”. “Creerà un disastro e cattiva stampa in Germania. Nessuno vorrà investire nella finanza verde “, ha detto, riferendosi all’inclusione dell’energia nucleare. A suo avviso, la posizione del Consiglio ha mostrato il cattivo stato delle relazioni franco-tedesche, poiché entrambi i paesi avrebbero concordato una posizione comune in passato.

PIÙ ANALISI

Un portavoce della Commissione ha comunque riferito a Euractiv che l’energia nucleare “dovrebbe essere valutata su base scientifica” e sono necessarie ulteriori analisi per valutare il potenziale danno delle scorie nucleari. A questo proposito, il gruppo di esperti tecnici sulla finanza sostenibile ha riconosciuto lo scorso giugno che l’energia nucleare “contribuisce in modo sostanziale agli obiettivi di mitigazione ma che sono necessarie ulteriori prove e analisi”, ha aggiunto la portavoce.

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