La manovra prolunga l’aumento dell’imposta regionale sulle attività produttive per le imprese energetiche fino al 2029. Il maggior prelievo fiscale riaccende il confronto tra gli operatori e la rappresentanza industriale. Elettricità Futura valuta l’uscita da Confindustria Energia, mentre il settore contesta i nuovi oneri
La proroga dell’aumento dell’Irap per le imprese energetiche fino al 2029 apre un nuovo fronte di tensione tra Elettricità Futura e Confindustria Energia, con l’ipotesi di un’uscita dell’associazione dalla federazione, secondo quanto riferisce La Stampa. La misura è contenuta nel disegno di legge di Bilancio approvato dal Consiglio dei ministri mercoledì 28 ottobre 2026.
Il provvedimento estende al biennio 2028-2029 l’aliquota Irap maggiorata già prevista per il 2026 e il 2027 dal decreto Bollette. L’incremento, rispetto all’aliquota ordinaria del 3,9%, porta il prelievo al 5,9% per effetto dei due punti percentuali aggiuntivi. La nuova disposizione prevederebbe inoltre un aggravio del 5% per il 2027 e del 3% dal 2028. Per le società regolate resta il divieto di trasferire il maggior costo fiscale sulle tariffe, evitando che l’onere venga scaricato direttamente sui consumatori.
IL PERIMETRO DELLE IMPRESE E IL GETTITO PREVISTO
La maggiorazione interessa diverse attività della filiera energetica: estrazione di petrolio e gas, servizi di supporto, produzione, trasmissione e distribuzione dell’elettricità, produzione e trasmissione del gas, intermediazione energetica e trasporto del gas attraverso condotte. Per le multiutility, il criterio di riferimento è l’attività prevalente della singola società. Acqua e rifiuti non figurano invece autonomamente nell’elenco.
Secondo la relazione tecnica citata sempre da La Stampa, il gettito aggiuntivo atteso per lo Stato ammonta a 734,2 milioni di euro nel 2027, 873,8 milioni nel 2028 e 895,5 milioni nel 2029. Complessivamente, il valore della stretta fiscale viene stimato in circa 2,5 miliardi di euro. Eni, Enel, Snam e PostePay, interpellate sulla questione, hanno mantenuto una posizione di no comment, in attesa del testo definitivo della manovra.
IL NODO DEI COSTI ENERGETICI E DEL TETTO AL GAS
La nuova imposizione si inserisce in una fase già complessa per gli operatori, che devono fare i conti con il decreto Bollette e con il meccanismo concordato con la Commissione europea per contenere il costo del gas nella generazione termoelettrica. L’intesa, raggiunta il 17 ottobre 2026, prevede un tetto di 59 euro per megawattora e una durata di 18 mesi.
Il confronto riguarda anche la posizione di Confindustria sui costi dell’energia e sulla competitività delle imprese italiane. Gli operatori del comparto elettrico rivendicano gli strumenti già introdotti, tra cui il price cap e i contratti di fornitura di lungo periodo. Tuttavia, secondo le fonti finanziarie citate da La Stampa, tra i grandi associati a Elettricità Futura sarebbe cresciuta l’insoddisfazione per le posizioni del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. In particolare, avrebbe suscitato contrarietà la dichiarazione secondo cui, nel confronto tra produttori e consumatori, il presidente si sarebbe schierato con questi ultimi.
L’IPOTESI DI USCITA E LE POSIZIONI DI ELETTRICITÀ FUTURA
Il possibile strappo potrebbe concretizzarsi nei prossimi giorni. Al centro della contestazione c’è il tema della rappresentatività e della tutela degli interessi delle imprese elettriche all’interno di Confindustria Energia.
Il 22 ottobre scorso il presidente Salvatore Pinto aveva già manifestato pubblicamente la propria preoccupazione per l’eventualità di nuove imposte sul comparto. In una nota pubblicata sul sito ufficiale di Elettricità Futura, Pinto aveva dichiarato che il settore «rappresenta il 4,4% del Pil e, incluso l’indotto, occupa circa 600 mila persone» e che «ha già pagato oltre 2 miliardi per effetto del decreto Bollette». La stessa comunicazione indicava la disponibilità della filiera elettrica a sostenere nuovi investimenti per 200 miliardi di euro nei dieci anni successivi, subordinandoli alla presenza di condizioni favorevoli.
In caso di uscita di Elettricità Futura, nella federazione Confindustria Energia rimarrebbero Assorisorse, Federchimica Assogasliquidi, Anfida, Proxigas, Assocarboni e Unem.

