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Iraq e Cina vicine ad un accordo sul petrolio

Iraq Petrolio

Al di là delle cifre, l’accordo tra Iraq e Cina è importante per le sue implicazioni. Baghdad dipende dal petrolio e fatica a sostenere la spesa pubblica

L’Iraq sarebbe sul punto di firmare un accordo da svariati miliardi di dollari con la compagnia petrolifera statale cinese ZhenHua Oil: in cambio di soldi, di cui il governo ha bisogno, Baghdad invierà a Pechino barili di greggio.

LE DIFFICOLTÀ DELL’IRAQ

Non è il primo accordo cash-for-barrels che la Cina stringe con altri produttori petroliferi in difficoltà, come il Venezuela, l’Ecuador o l’Angola, scrive Bloomberg. La diminuzione della domanda globale di petrolio e il crollo dei prezzi – soprattutto nella prima metà dell’anno – a causa del coronavirus hanno avuto un impatto disastroso sul bilancio iracheno, che per il 90 per cento circa è costituito proprio dalle entrate petrolifere. Per sostenere la spesa pubblica e pagare pensioni e stipendi dei tanti dipendenti statali, l’Iraq ha bisogno che il petrolio si venda ad almeno 60 dollari al barile: adesso ne vale meno di 50.

Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, quest’anno il PIL dell’Iraq subirà una contrazione del 12 per cento.

COSA PREVEDE L’ACCORDO

Il mese scorso la compagnia irachena che si occupa delle esportazioni di petrolio, la State Organization for Marketing of Oil (SOMO), ha aperto una gara, rivolta ai trader petroliferi, per un accordo quinquennale per l’acquisto di 4 milioni di barili di greggio ogni mese, dietro pagamento anticipato di un anno di forniture: secondo i calcoli di Bloomberg, la cifra supererebbe i 2 miliardi di dollari.

Il vincitore selezionato da SOMO, stando alle fonti sentite dall’agenzia, è appunto ZhenHua. L’accordo deve ancora essere approvato dal governo iracheno.

LE IMPLICAZIONI

L’Iraq – esclusa la regione semi-autonoma del Kurdistan – non aveva mai fatto ricorso prima d’ora ad un accordo che prevedesse un pagamento anticipato. Bloomberg spiega che, in un accordo di questo tipo, “l’acquirente di petrolio diventa di fatto un creditore nei confronti del paese. I barili sono una garanzia per il prestito”.

Il pagamento anticipato previsto dal contratto tra l’Iraq e ZhenHua è uno dei più grandi degli ultimi anni, benché lontano da quello record – da 10 miliardi di dollari – stipulato nel 2013 dalla compagnia energetica russa Rosneft con gli operatori di trading Vitol e Glencore.

Al di là delle cifre, però, quello iracheno è un accordo particolare perché permetterà a ZhenHua di spedire il greggio iracheno ovunque vorrà, per un anno. Normalmente, scrive Bloomberg, il petrolio prodotto in Medio Oriente viene venduto con delle clausole piuttosto rigide che vietano ai trader e agli altri operatori di rivenderlo in altre regioni.

L’Iraq potrebbe aver rimosso questa limitazione visto che non pagherà interessi per il denaro ricevuto in anticipo, come di solito accade.

COSA FA ZHENHUA

ZhenHua – che significa “Rivitalizzare la Cina”, in mandarino – non è particolarmente nota al di fuori dalla Cina, pur ricoprendo un ruolo importante nella strategia energetica globale di Pechino. La compagnia è stata fondata nel 2003 come sussidiaria di Norinco, il più grande appaltatore cinese della difesa e tra i maggiori al mondo.

ZhenHua possiede concessioni petrolifere in Myanmar, Kazakistan e negli Emirati Arabi Uniti, oltre a commerciare barili provenienti dal Kuwait, dal Brasile e dal Congo: in totale, scambia 1,3 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti raffinati.

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Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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