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L’auto elettrica rivoluzionerà il mondo. Come?

Tesla

L’auto elettrica cambierà radicalmente il mondo. Come? Lo spiega l’ultimo report di Morgan Stanley

La transizione elettrica cambierà radicalmente mondo, ridisegnando la catena globale di approvvigionamento dell’automotive. Una rivoluzione basata sui minerali che, secondo l’ultimo rapporto di Morgan Stanley, potrebbe mettere a rischio la sicurezza nazionale e la transizione sostenibile dei Paesi “perdenti”. Come le Ev cambieranno il mondo?

LA TRANSIZIONE ELETTRICA RIVOLUZIONA L’AUTOMOTIVE

La progressiva riduzione del petrolio avrà gli effetti più devastanti, ma l’età avanzata del parco circolante suggerisce che le conseguenze si vedranno solo tra diversi anni, scrivono gli analisti di Morgan Stanley. Basti pensare che la vita media delle automobili che viaggiano sulle strade è 10 anni. A breve, invece, il mondo dovrà affrontare una rivoluzione delle catene di produzione e approvvigionamento dei minerali strategici. Un fenomeno che avrà importanti effetti globali, se consideriamo l’impatto del settore dell’automotive, un mercato che muove 70 milioni di vetture.

“Avvicinare la catena di approvvigionamento delle batterie di Ev richiederà cambiamenti radicali nella politica e nella tecnologia, oltre 7 trilioni di dollari di capex, il riassetto dell’equilibrio globale del potere all’interno dell’automotive, equilibrio che ha resistito per oltre un secolo”, si legge nel rapporto.

CHI VINCERÀ LA CORSA ALLE EV?

Morgan Stanley sottolinea che i Paesi che non si faranno trovare pronti di fronte alla transizione elettrica rischiano di perdere competitività ed essere tagliati fuori dalla corsa alle Ev. Attualmente, la Cina detiene ancora il predominio nella supply-chain globale di batterie per auto elettriche. La società d’investimento sottolinea che la politica rivestirà un ruolo centrale nel determinare il futuro economico degli Stati Uniti e dell’Europa.

La ricetta di Morgan Stanley prevede l’incentivazione di produzione e approvvigionamento locale dei minerali, oltre a un cambiamento radicale delle politiche. La società d’investimento sottolinea però che è importante distinguere tra sovvenzionare l’innovazione e rafforzare la tecnologia inefficiente. Partendo da queste premesse, l’ultimo report della società d’investimento delinea tre differenti scenari di decarbonizzazione, con tempi e risultati molto differenti tra loro.

AUTO ELETTRICA, IL CASO CINA

Il primo caso prevede una progressiva adozione delle Ev, ma senza mettere in atto politiche per incentivare l’approvvigionamento e la produzione nazionale di minerali critici. La strada che stiamo percorrendo, secondo Morgan Stanley, porterà a un aumento della dipendenza dalla Cina, che già controlla il 75% della produzione delle celle per batterie, il 70% della produzione di materiali energetici e il 60% della catena di raffinamento e purificazione. Il Paese si è aggiudicato il 94% del litio australiano, uno dei tre Stati che produce più minerali strategici per la transizione elettrica dell’automotive.

“Fino al 90% della catena di fornitura di batterie EV si basa sulla Cina. Una continuazione dell’attuale percorso di adozione delle Ev aumenterebbe la dipendenza dai rivali economici. Se l’Occidente vuole guidare l’adozione delle Ev per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, mitigando al contempo i problemi di sicurezza nazionale, sarà necessario creare una catena di fornitura di batterie radicalmente nuova”, si legge nel rapporto.

DE RISKING E SLOW EV

Il secondo quadro proposto da Morgan Stanley, detto “de-risking”. Questo scenario prevede una veloce penetrazione delle auto elettriche, a fronte di una altrettanto rapida uscita di scena dei motori a combustione interna. Un quadro che potrebbe realizzarsi, secondo la società d’investimento, grazie a politiche incisive, investimenti significativi e attenzione all’innovazione.

C’è infine il quadro che prevede un più graduale abbandono delle automobili a benzina e diesel, che si accompagna a un accentramento di produzione e approvvigionamento dei minerali strategici per la transizione elettrica.

“Abbandonare rapidamente le auto a combustione interna e creare Il disaccoppiamento della produzione di batterie dalla Cina avrebbe un effetto estremamente dirompente e sarebbe probabilmente frammentario nei Paesi sviluppati. Il rafforzamento e la diversificazione geografica delle catene di approvvigionamento di batterie richiederà tempo”, si legge nel rapporto.

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