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La direttiva europea EPBD potrebbe non riuscire a decarbonizzare veramente gli edifici entro il 2050

Edifici

Per il think tank EdEn “bisogna anteporre la protezione del clima al risparmio energetico, piuttosto che risparmiare solo sui combustibili fossili”

La nuova bozza di proposta della Commissione Europea della Direttiva europea sulle prestazioni degli edifici (European Performance of Buildings Directive – EPBD), sebbene lodevole per la sua ambizione, non dispone degli strumenti necessari per decarbonizzare veramente gli edifici entro il 2050. È l’opinione di Brice Lalonde. Lalonde, ex ministro dell’ambiente francese, attualmente è presidente di EdEn – Equilibre des Energies, un think tank composto principalmente da aziende i cui studi e proposte mirano ad accelerare la riduzione delle emissioni di gas serra nei settori dell’energia, dell’edilizia e dei trasporti.

COSA PREVEDE IL PACCHETTO FIT FOR 55

Il pacchetto Fit for 55 è presentato dalla Commissione Europea come un modo per concentrare le politiche degli Stati membri sulla priorità climatica e ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030. I testi chiave del pacchetto – la Direttiva Efficienza Energetica (EED) e la Direttiva Energie Rinnovabili (RED – non contengono, nella loro prima versione, disposizioni direttamente finalizzate alla decarbonizzazione. Anzi, rendono persino più difficile l’utilizzo di elettricità a basse emissioni di carbonio, nonostante sia un ovvio sostituto dei combustibili fossili.

Al contrario, la versione rivista dell’EPBD include la questione della decarbonizzazione, affermando che l’obiettivo dell’UE è raggiungere un parco edilizio a emissioni zero entro il 2050. Si tratta di un obiettivo molto ambizioso, che va accolto con favore.

Per trasformare le buone intenzioni in realtà, tuttavia, è necessario assicurarsi che gli strumenti siano all’altezza del compito. Sfortunatamente questo non è il caso, in un momento in cui l’emergenza geopolitica creata dall’invasione russa dell’Ucraina si unisce all’emergenza climatica, costringendo l’UE a ritirarsi dai combustibili fossili. Allora come può la direttiva, nuovamente modificata dal pacchetto REPowerEU, contribuire maggiormente alla decarbonizzazione degli edifici?

LA QUESTIONE DEGLI INDICATORI DEL CONSUMO DI ENERGIA

Ciò che conta è l’energia effettivamente consumata, una quantità fisica indiscutibile, e non una nozione astratta chiamata “energia primaria”, che penalizza pesantemente l’elettricità decarbonizzata. Nel testo proposto, tuttavia, la prestazione energetica degli edifici si basa sulla metrica del consumo di energia primaria, non sull’energia finale. Di conseguenza, il gas è considerato più efficiente dell’elettricità decarbonizzata, nonostante le sue emissioni di CO2.

Finché i consumi non saranno misurati in unità fisiche, gli sforzi compiuti contribuiranno solo in parte all’obiettivo finale della decarbonizzazione e dell’indipendenza.

L’ATTESTATO DI PRESTAZIONE ENERGETICA E LE EMISSIONI DI CO2

Per sensibilizzare sulle prestazioni ambientali delle proprie abitazioni, lo strumento principale proposto dall’EPBD è l’attestato di prestazione energetica, che menzionerà le emissioni di gas serra. Tuttavia, se queste saranno utilizzate per determinare le prestazioni degli edifici sarà lasciato alla discrezione degli Stati membri. Invece, dovrebbe essere obbligatorio utilizzare il livello delle emissioni per identificare la classe di prestazione degli alloggi e per incoraggiare le famiglie e i nuovi costruttori di case a ridurle.

Dovrebbe essere incoraggiata anche l’introduzione di sistemi di misurazione intelligenti e di gestione dell’energia nelle abitazioni: è più facile cambiare le proprie abitudini di consumo quando si dispone degli strumenti adeguati e si possono osservare i risultati dei propri sforzi in tempo reale.

A tal proposito, a partire dal 2028 alle abitazioni residenziali di una certa dimensione dovrebbe essere applicato lo Smart Readiness Indicator (SRI) – o almeno la sua componente di flessibilità – per favorire i comportamenti cosiddetti “prosumer”, consentendo di adattare i consumi alle fluttuazioni del rete e l’equilibrio tra domanda e offerta.

RISORSE RINNOVABILI E RETI ENERGETICHE TRADIZIONALI

Il testo proposto dalla Commissione immagina che gli alloggi a emissioni zero o quasi – che entro il 2050 puntano a coprire tutti gli alloggi – possano essere alimentati esclusivamente con energia proveniente da risorse rinnovabili locali, comunità energetiche o reti di teleriscaldamento pulite.

Che senso ha, allora, sviluppare centrali solari, parchi eolici e biometano per immettere nelle reti l’energia prodotta? La stragrande maggioranza degli edifici rimarrà collegata alle reti, anche solo per garantire la sicurezza energetica e la continuità dell’approvvigionamento. È necessario quindi accettare il fatto che le reti contribuiranno alla decarbonizzazione degli alloggi.

RISTRUTTURAZIONI ED EMISSIONI DI GAS SERRA

Nella ristrutturazione edilizia, il meglio può diventare nemico del bene. La ristrutturazione profonda è un ideale costoso e difficile da realizzare per la maggior parte delle persone. Per intraprendere l’azione più efficace sul clima con un budget limitato è necessario ridurre le quantità cumulate di CO2 che saranno emesse entro il 2050, e dare quindi priorità alle ristrutturazioni che offriranno il miglior rapporto tra ogni euro investito e il volume di emissioni di gas serra evitate.

Questo è il motivo per cui non dovremmo escludere la ristrutturazione in più fasi, che è più conveniente e più facile da implementare su vasta scala, perché consente di migliorare più rapidamente il potere d’acquisto del maggior numero di persone.

In breve, dobbiamo essere pragmatici, anteporre la protezione del clima al risparmio energetico e sostituire l’energia decarbonizzata con i combustibili fossili, piuttosto che risparmiare solo sui combustibili fossili.
Il nostro motto dovrebbe essere “Meno energia, più clima; Meno risparmio, più switch”.

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